«La lotta all'erosione costiera non è un favore ai balneari, ma la difesa doverosa di un territorio che sta scomparendo e di un'intera economia locale». Lo dichiara Itala Tenerani, presidente del Consorzio Balneari Massa, intervenendo con fermezza sulla gestione della costa apuana e sui ritardi infrastrutturali della Regione, in occasione del consiglio comunale di venerdì pomeriggio. «L'erosione – spiega Tenerani – colpisce tutti: residenti, alberghi, ristoranti, commercio e mercato immobiliare. È un indotto vitale per Massa. Eppure, siamo stanchi di assistere ai soliti proclami, mozioni e atti d'indirizzo a cui non seguono mai i fatti, esattamente come già accaduto per la bonifica SIN e per Cava Fornace. Oggi la costa massese non ha nulla in mano, se non un Masterplan teorico, la sola promessa della sabbia dal porto per il Romcav e il progetto Ronchi ancora non pronto né finanziato. Manca totalmente una visione d'insieme».
La presidente del Consorzio incalza le istituzioni con domande precise: «Con il decreto dragaggi, si è valutato l'uso della sabbia alla foce del Magra? Chi sta seguendo l'opportunità di attingere alla sabbia in eccesso dal futuro sabbiodotto di Viareggio? È possibile modificare il protocollo delle riprofilature per consentire barriere permeabili?».
«La Regione Toscana – conclude Tenerani – dichiara di aver speso 77 milioni di euro dal 2021 a oggi per la difesa costiera, stanziandone di recente altri 7,5 per Pisa. Guardando la costa di Massa, ferma a interventi minimi e alle ormai inutili riprofilature stagionali, è evidente che siamo stati dimenticati. Anche Massa fa parte della Toscana ed è in piena emergenza: se i soldi ci sono, è il momento di destinarli anche a questo territorio, che ne ha pieno diritto. Servono subito progettazione seria, finanziamenti e cantieri aperti».
MARINA DI MASSA
«Il Masterplan per la costa massese è un disastro documentale, basato su dati vecchi di sette anni e interventi inesistenti, sbandierato dalla Regione come una svolta storica ma privo di investimenti e studi reali». Lo afferma duramente Matteo Campatelli, balneare del Consorzio Balneari Massa, analizzando nel dettaglio il documento regionale. «Nel 2026 – spiega Campatelli – ci troviamo davanti a un piano identico alle versioni del 2021, 2022 e 2023: cambiano solo le stime dei costi, ma i contenuti e le misurazioni satellitari dell'arenile risalgono a una foto Lamma del 2020. A fronte di una situazione complessa tra erosione e presenza del porto, alla costa di Massa sono dedicate appena 6 pagine, di cui tre basate su rilievi vecchi e falsati. Ad esempio, a Poveromo vengono calcolate spiagge profonde oltre 170 metri solo perché la misurazione è stata presa erroneamente dalla strada in punti privi di strutture». Il balneare attacca poi l'efficacia e la veridicità delle azioni previste dal Masterplan per la zona Ronchi-Poveromo nei prossimi 15-20 anni: «Il piano dà al 100% come già eseguito il ripristino e la manutenzione dei pennelli esistenti, ma a noi risulta rifatto solo il pennello 8 nel 2024; gli altri sette sono al palo. Viene data al 100% anche l'ottimizzazione della foce del Poveromo, un progetto del Genio Civile fermo dal 2022 in attesa di autorizzazioni e fondi. Infine, sul ripascimento da Viareggio si indica un'esecuzione al 36%: se si riferisce a vecchi interventi mai aggiornati nel testo, sarebbe imbarazzante». «Non è più possibile nascondersi dietro il nome intrigante di "Masterplan" sperando che nessuno vada a leggerlo nel dettaglio – conclude Campatelli –. In queste pagine mancano studi sui fondali, analisi delle correnti, barriere artificiali o nuove tecnologie. La Regione non mette risorse reali, non monitora e non progetta. Se questo è ciò che ci aspetta per il futuro, per le nostre spiagge è l'inizio della fine. Dall'assessore pretendiamo risposte chiare e immediate».
PARTACCIA
«In Partaccia siamo stati i primi a subire gli effetti devastanti del porto di Carrara, eppure assistiamo ancora a un dibattito surreale sulle sue responsabilità nell'erosione, una dinamica palese a chiunque osservi una mappa satellitare». Lo dichiara Giojs Marchini del bagno Marchini, esponente dei balneari del territorio, denunciando la gestione del protocollo ROMCAV e i rischi legati ai prossimi dragaggi. «Il ROMCAV (Tavolo di coordinamento per il riequilibrio della costa apuo-versiliese) nasceva nel 2023 con un obiettivo preciso e sbandierato sui giornali: trasferire la sabbia in eccesso da Marina di Pietrasanta alle spiagge in erosione di Massa. Oggi quella missione originaria sembra sparita dall'agenda delle istituzioni. A marzo 2026 abbiamo letto di un ROMCAV entusiasta solo per la possibilità di usare i sedimenti all'imboccatura del porto di Carrara grazie al "decreto dragaggi". Il forte sospetto è che questo strumento sia stato snaturato e venga usato per fare un favore all'Autorità Portuale, aiutandola a liberare i propri fondali dopo i fallimenti operativi del 2023 e 2024». Marchini pone quindi quesiti urgenti alle istituzioni, considerando che il protocollo ROMCAV è scaduto: «Il nuovo accordo è già stato firmato? Lo spostamento della sabbia da Marina di Pietrasanta e dalla foce del Magra fa ancora parte degli obiettivi? Chiediamo che i verbali delle riunioni vengano resi pubblici per massima trasparenza». «Anche sul programmato dragaggio del porto i dubbi sono enormi – conclude la Marchini –. Ci viene detto che la sabbia non sarà posata sulla battigia ma solo liberata in mare perché la draga non può avvicinarsi a riva: una scusa improvvisata, basterebbe cambiare imbarcazione. Ma la preoccupazione principale è la sicurezza ambientale: diversi geologi avvertono che servono analisi approfondite su nichel e cromo per distinguere la presenza naturale dall'inquinamento. Con un'Arpat decimata da carenze di personale e risorse, e con il nefasto precedente del porto di Genova impresso nella mente, vogliamo sapere come verranno garantiti i controlli. Parliamo di salute pubblica e della sicurezza delle nostre spiagge, non si scherza con gli interessi economici».
POVEROMO
«La situazione sulla nostra costa è disastrosa ed è peggiorata notevolmente negli ultimi due anni: il Masterplan regionale si basa su misurazioni dell'arenile completamente errate e continuiamo a sprecare risorse in interventi alla cieca». Lo dichiara Roberto della Tommasina, titolare del Bagno Nedy, invocando una svolta tecnologica e scientifica nella difesa del litorale massese. «L'esempio lampante di questa gestione fallimentare – spiega l'imprenditrice – è il ripascimento che ci ha riguardato direttamente nel 2022. È stato effettuato senza uno studio preventivo sulle correnti e sulle batimetrie, e senza rilievi prima e dopo i lavori. Il risultato? Non abbiamo la minima idea di dove sia finita tutta la sabbia portata. Non si possono spendere soldi pubblici senza monitorare l'efficacia degli interventi».
Sara sposta poi l'attenzione sulle soluzioni alternative: «Oggi servono tecnologie meno costose e flessibili, come le barriere permeabili. Parliamo di strutture economiche, rapide da progettare, capaci di attenuare l'erosione deviando in superficie la forza di trascinamento dei sedimenti, e soprattutto rimovibili e integrabili con le scogliere esistenti. Inoltre, favoriscono il ripopolamento della fauna ittica, diventando persino attrazione per lo snorkeling. Nel 2025, dopo le nostre pressioni, la Regione Toscana ha emesso un bando per finanziare una sperimentazione in tal senso, ma i criteri temporali e operativi erano talmente restrittivi che il Comune di Massa non ha potuto attuarlo. È assurdo che mentre un luminare come il Professor Miccoli applica queste difese con successo in tutto il mondo, da noi si debba ancora parlare di una "sperimentazione" burocraticamente impossibile». «Alla luce di tutto questo – conclude la titolare del Bagno Tropicana – rivolgiamo domande precise alle istituzioni: si vuole finalmente prendere in seria considerazione questa tecnologia? Siamo disposti a modificare il protocollo delle riprofilature stagionali per consentire ai Comuni di percorrere questa strada? E soprattutto, non ritenete indispensabile avviare studi seri sui fondali e sulle correnti prima di effettuare qualsiasi nuovo, inutile ripascimento?».
RONCHI
«Il progetto per la nostra zona è pronto e pubblicato sul sito della Regione dal 2022, ma dopo quattro anni siamo ancora in attesa che diventi cantierabile e finanziabile. Parlare di un "normale iter autorizzativo" di fronte a un simile immobilismo è inaccettabile: questo non è un percorso burocratico, sembra piuttosto un invecchiamento programmato». Lo dichiara con fermezza Luca Vece il titolare del Bagno Ida, denunciando i ritardi e i paradossi tecnici del piano di difesa della costa tra Ronchi e Poveromo. «Le ultime notizie – spiega il balneare – dicono che il progetto sarà pronto tra un paio di mesi. Prevede l'innalzamento delle opere alla foce del Magliano contro l'accumulo di lavarone, lo spostamento e l'allungamento del pennello a Poveromo e un ripascimento di 100 mila metri cubi di sabbia da Viareggio più altri 30 mila da cava. Ma il paradosso è geografico: la zona interessata al ripascimento è solo quella tra il Bagno Bemi e il Bagno Oliviero. Resta completamente esclusa l'area tra il Magliano e il Bagno Roma, ovvero il punto esatto in cui il mare è arrivato in strada per due volte negli ultimi tre anni. Per il Masterplan, in questa zona critica non è previsto alcun intervento. È assurdo, e alle nostre richieste di chiarimento nessuno ha mai risposto».Il titolare del Bagno Ida incalza quindi le istituzioni con domande precise: «Esigiamo di sapere a che punto sia davvero questo progetto. Non ci risulta affatto, contrariamente a quanto affermato dal consigliere regionale Gianni Lorenzetti, che il blocco dipenda dall'opposizione di altri Comuni; la verità è che si è lasciato il piano al suo "normale" e lento decorso burocratico. C'è una persona incaricata di seguire questo iter quotidianamente o dobbiamo pensare che nessuno solleciti gli uffici del Genio Civile? Quando è previsto il finanziamento effettivo?». «Infine – conclude il titolare – chiediamo garanzie scientifiche: sono previsti rilievi prima e dopo il ripascimento per monitorare dove finirà la sabbia portata? Se non verifichiamo la tenuta dei fondali rischiamo di sprecare denaro pubblico; qualora la sabbia non rimanesse in loco, bisognerebbe intervenire prima con opere di trattenimento, come le barriere artificiali. Chiediamo infine se la Regione e il Comune si siano chiesti perché il ripascimento escluda le tre vasche a sud del Magliano e se siamo ancora in tempo per modificare il progetto inserendo la zona più colpita dalle mareggiate».
Erosione: gli interventi in consiglio comunale di Massa dei membri del Consorzio Balneari
Scritto da Redazione
Politica
06 Novembre 2026
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