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Scritto da Redazione
Politica
14 Maggio 2026

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Due giornate di consiglio comunale straordinario dedicate al tema della sicurezza urbana avrebbero dovuto rappresentare un momento alto di confronto istituzionale, ascolto e responsabilità collettiva. Un’occasione per interrogarsi seriamente sulle fragilità che attraversano la città, dopo una tragedia che ha colpito profondamente l’intera comunità.Il consiglio, richiesto dalle forze del centrosinistra, ha avuto almeno il merito di portare all’attenzione pubblica autorevoli contributi, dati oggettivi e analisi approfondite sui fenomeni che incidono sulla sicurezza urbana. Un quadro complesso, che restituisce molte ombre e poche luci.Ed è proprio per questo che lascia sconcertati l’atteggiamento assunto dal sindaco e dalla maggioranza. Anziché cogliere l’occasione per avviare una riflessione condivisa e una discussione seria sulle politiche giovanili, sociali e di prevenzione — apparse in questi anni insufficienti, quando non del tutto assenti — si è preferito ripiegarsi in una difesa autoreferenziale dell’operato amministrativo, senza interrogarsi davvero su quanto il fenomeno sia stato sottovalutato negli anni precedenti.Ancora più grave è apparso il tentativo di accusare il centrosinistra di aver strumentalizzato una tragedia che ha ferito tutta la città. Un’accusa ingiusta e fuori luogo, soprattutto alla luce del tono mantenuto dalle opposizioni: fermo, ma responsabile; critico, ma rispettoso della gravità delle questioni affrontate.Chi ha seguito il dibattito non può nascondere una sensazione di amarezza. Lo scarto tra la drammaticità dei temi sul tavolo e il livello di molte risposte offerte dalla maggioranza è apparso evidente. Da una parte la richiesta di affrontare il disagio giovanile, la marginalità, il tema della prevenzione e della presenza educativa sul territorio; dall’altra, una sequenza di interventi spesso ripiegati sulla rivendicazione di capitoli di spesa, sull’autodifesa politica o su esercizi retorici incapaci di entrare davvero nel merito dei problemi.È mancata, soprattutto, l’empatia istituzionale. È mancata la consapevolezza che una tragedia di questa portata avrebbe richiesto sobrietà, capacità di ascolto e persino autocritica. Invece, si è assistito a una chiusura totale, quasi infastidita dalla richiesta stessa di discutere apertamente dello stato della città.Alcuni interventi hanno persino dato l’impressione di smarrire il senso stesso della rappresentanza democratica, quasi trasferendo sui cittadini responsabilità che invece spettano innanzitutto alla politica e alle istituzioni. Altri hanno provato a rifugiarsi nei richiami generici ai “buoni sentimenti”, evitando accuratamente di affrontare il nodo centrale: cosa intende fare questa amministrazione per impedire che il disagio sociale continui a crescere?Anche il clima complessivo della seduta ha mostrato momenti di evidente inadeguatezza rispetto alla solennità del tema trattato. Segno di una distanza sempre più evidente tra il vissuto della città reale e chi oggi la governa.Da questo consiglio emerge una conclusione chiara: non basta rivendicare ciò che è stato fatto, occorre aprire finalmente una fase nuova di confronto permanente e di assunzione condivisa delle responsabilità.Per questo crediamo che il Consiglio comunale debba dotarsi di uno strumento stabile di confronto e monitoraggio sui temi della sicurezza urbana, della movida, della prevenzione e delle politiche giovanili. Un luogo permanente di lavoro che coinvolga istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, scuole, categorie economiche e realtà del territorio.La sicurezza non può essere affrontata soltanto attraverso la logica emergenziale o repressiva. È una questione sociale, educativa e culturale che richiede un approccio integrato, capace di tenere insieme cultura, psicologia, socialità, educazione emotiva e rigenerazione urbana.Solo così sarà possibile trasformare una tragedia che ha ferito tutta la comunità in un’occasione di responsabilità collettiva e di cambiamento reale per la città.La sicurezza urbana non può essere ridotta a slogan o propaganda. È una sfida che riguarda il futuro della comunità, il rapporto tra istituzioni e cittadini, la capacità di ascoltare i giovani e di prevenire il disagio prima che esploda. Ed è un tema troppo serio per essere affrontato con autosufficienza o chiusure politiche.Non hanno aiutato nemmeno alcune dichiarazioni pubbliche di ex assessori della maggioranza, che hanno preferito alimentare la polemica anziché contribuire a un confronto responsabile.

 

Su questo sarà necessario continuare a discutere. Con serietà, con rispetto e con il coraggio di guardare fino in fondo la realtà che la città oggi consegna alla politica.

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