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Domenica 14 Giugno 2026
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Scritto da Redazione
Cronaca
14 Giugno 2026

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato emesso dall'associazione "Città al Centro, dai monti al mare" fondata da Gianni Ilari e Silvia Dell'Amico in merito al tema del femminismo occidentale.
"Esiste un silenzio assordante che attraversa parte del progressismo e del femminismo occidentale: la straordinaria prontezza nel mobilitarsi per alcune cause geopolitiche si trasforma in una paralisi indignata di fronte alle atrocità dei regimi teocratici e del fanatismo islamico.
Il doppio standard sulla pelle delle donne
L'esempio più drammatico è la condizione femminile in Afghanistan e in Iran. Sotto i talebani, le donne sono state letteralmente cancellate dalla vita pubblica, private di istruzione, lavoro e dignità. Eppure, davanti a questa sistematica apartheid di genere, le piazze restano vuote. Il timore reverenziale di violare i dogmi del multiculturalismo o di essere etichettati come "islamofobi" ha generato un paradosso grottesco: la difesa dei diritti umani si ferma dove inizia il politicamente corretto.
Tolleranza verso l'intolleranza
Questa arrendevolezza culturale si riflette anche all'interno dei confini europei. In nome di una malintesa integrazione, si tollera la nascita di società parallele e la penetrazione strisciante di tribunali arbitrali basati sulla Sharia nelle periferie. Si ignora così la natura squisitamente politica e totalitaria del fanatismo religioso, che usa la pressione culturale e demografica come esplicito strumento di soft-power e di conquista sul lungo periodo. Di fronte a questo, la risposta progressista è spesso l'autocensura.
Il bivio della coerenza
Un progressismo che non difende i valori illuministi della laicità, dell'uguaglianza di genere e della libertà individuale ovunque siano minacciati, smette di essere una forza di emancipazione e diventa complice morale dell'oppressione.
Non si possono difendere i diritti civili a corrente alternata. Se la condanna dell'oscurantismo dipende dalla convenienza elettorale o narrativa, non è più politica, è pura propaganda. È tempo che l'Occidente si risvegli dal suo torpore ideologico e affronti la realtà del fanatismo con la stessa fermezza che riserva a qualsiasi altra battaglia".
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