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Scritto da Vinicia Tesconi
Cronaca
01 Giugno 2026

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È esasperato Emanuele Ricciardi, titolare della Marisco e proprietario della darsena del Cinquale, per l’ennesimo intervento del Consorzio di bonifica Toscana Nord che ha tagliato l’erba lungo gli argini dei fiumi , dal Versilia al Fescione, agli altri piccoli affluenti, e, ancora una volta, non ha provveduto alla raccolta degli sfalci. Una mancanza grave che inficia completamente il senso dell’intervento stesso: la pulizia degli argini da parte del Consorzio, che chiede, per questo, tasse ai cittadini, dovrebbe mirare a mettere in sicurezza i corsi d’acqua per evitare che l’accumulo di un eccesso di fioriture spontanee possa ostruire il corso delle acque, causando pericolose esondazioni. Invece, da anni, sistematicamente, erba e piante vengono tagliate e abbandonate in loco, finendo quasi totalmente nei corsi d’acqua con conseguenze pesantissime  sia per le attività di ormeggio e rimessaggio barche, sia per il turismo perché l’accumulo di erbacce nel fiume si trasforma nel famoso “lavarone” che si riversa in mare e  che dà quell’effetto di acque sporche e piene di residui scuri e marci. Ricciardi ha fatto un video, domenica 31 maggio, nel quale evidenzia come l’erba appena tagliata sugli argini del torrente Fescione sia già quasi completamente finita nel corso d’acqua: “Gli sfalci del Fescione, del Versilia, che è anche assai lungo e di tutti gli altri corsi d’acqua della zona vengono trasportati fino al mare. La mia darsena diventa una specie di vasca di decantazione in cui si deposita tutto il materiale. Da vent’anni sono costretto a fare uno o due grossi interventi di pulizia all’anno portando via dalle 600 alle 1200 tonnellate di materiale, che, in stragrande maggioranza è costituto dall’erba degli sfalci. All’ultima pulizia che abbiamo fatto ha assistito anche il comandante della Capitaneria di Porto Massimo Baj che ha confermato che il materiale è costituito in prevalenza da sfalci.   L’accumulo in darsena arriva anche a un’altezza di due metri. Questi interventi mi costano dai 70 ai centomila euro. Alcune attività sulla costa qua vicino contribuiscono ma in modo assai modesto: il grosso è a carico mio e ormai è diventato un grosso danno economico. E infatti sono in causa con il Consorzio proprio per questo problema. Ma anche al di là del danno economico alla mia struttura, questa mancanza determina anche una pessima figura nei confronti dei molti turisti che vengono qui o che hanno le barche qui da noi. Ci fa passare come incapaci di fare il nostro lavoro, mentre la causa è la cattiva gestione del Consorzio”. Ricciardi ci ha raccondato di aver sperato molto nel cambio di direzione del Consorzio con il passaggio da Ismaele Ridolfi a Dino Sodini: “Sodini è un imprenditore che conosco e stimo. Ero convinto che avrebbe avuto a cuore i problemi degli altri imprenditori e invece dopo un colloquio iniziale non ho avuto più alcun riscontro e questo mi ha molto amareggiato. Ho contattato più volte anche il comune e la Regione Toscana ma l’esito è stato sempre lo stesso e la sensazione che mi resta è quella di essere inascoltato e abbandonato a me stesso. E questo disinteresse mi stupisce perché il lavoro che sono costretto a fare è di fondamentale importanza. Se smetto di dragare il fiume si crea un enorme problema per tutti”. Ricciardi ha confessato di avere serie intenzioni di chiudere la sua darsena l’anno prossimo e di aver già fatto costruire un portellone apposta: “Se non creo i problema vero connesso con la mancata rimozione degli sfalci dagli argini die fiumi, nessuno si interesserà mai. Se io smetto di fare il dragaggio dovranno spendere centinaia di migliaia di euro. Perderemo le utenze e anche i turisti e dovrà chiudere anche il porticciolo di Montignoso, ma forse, solo così si renderanno conto della gravità del problema”.

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