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Domenica 17 Maggio 2026
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Scritto da Redazione
Cronaca
16 Maggio 2026

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Una sala attenta, partecipe, coinvolta fino all’ultimo intervento. La conviviale organizzata il 14 maggio all’Hotel Excelsior dal Rotary Club Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario si è trasformata in una delle serate culturali più intense e discusse degli ultimi mesi, affrontando un tema tanto complesso quanto attuale: la violenza nelle dinamiche sociali contemporanee e il peso che l’ambiente esercita sul comportamento umano. Al centro dell’incontro la relazione della Dott.ssa Laura Iardella, psicologa clinica e psicoterapeuta, da anni impegnata nell’attività clinica ed ospedaliera, dedicata all’esperimento carcerario di Stanford e al celebre “Effetto Lucifero” dello psicologo sociale statunitense Philip Zimbardo. Sin dall’inizio della conferenza è apparso chiaro come il tema affrontato non appartenesse soltanto alla psicologia, ma toccasse direttamente la cronaca quotidiana, il disagio giovanile, il ruolo delle famiglie, della scuola e dei social network. “Ogni volta che assistiamo a episodi di violenza giovanile – ha spiegato la relatrice – la domanda che ci facciamo è sempre la stessa: che tipo di ragazzi sono? Zimbardo invece ci inviterebbe a porci una domanda diversa: che tipo di ambiente li ha trasformati?”. Una riflessione che ha immediatamente spostato l’attenzione dalla sola responsabilità individuale al contesto sociale, culturale e relazionale nel quale determinati comportamenti si sviluppano.

Attraverso una presentazione estremamente efficace, arricchita da fotografie storiche, immagini e diapositive molto curate, la Dott.ssa Iardella ha ricostruito il celebre esperimento condotto nell’agosto del 1971 nei sotterranei dell’Università di Stanford. Un gruppo di studenti universitari, tutti psicologicamente sani, venne suddiviso casualmente in due categorie: guardie e prigionieri. L’obiettivo iniziale era osservare il comportamento umano all’interno di un carcere simulato fedelmente. Nel giro di pochissimi giorni però la situazione degenerò. I ragazzi che interpretavano le guardie iniziarono a sviluppare atteggiamenti aggressivi, umiliazioni, abusi di potere e violenze psicologiche nei confronti dei prigionieri, mentre questi ultimi mostrarono sintomi di forte stress emotivo, perdita dell’identità personale e sottomissione. L’esperimento, previsto per circa due settimane, venne interrotto dopo appena sei giorni. Le immagini proiettate durante la serata hanno avuto un forte impatto emotivo sul pubblico. Fotografie in bianco e nero dei giovani partecipanti, studenti universitari apparentemente comuni, mostravano come il ruolo assegnato fosse stato rapidamente interiorizzato fino a modificare atteggiamenti, posture, espressioni e comportamento. “La forza dei ruoli sociali supera la persona” ha spiegato la relatrice, soffermandosi su uno dei concetti chiave del pensiero di Zimbardo: il comportamento umano non dipende esclusivamente dalla personalità individuale, ma è profondamente influenzato dal contesto e dalle dinamiche collettive.

Tra i passaggi più seguiti della conferenza vi è stato quello dedicato alla “deindividuazione”, cioè alla perdita della percezione di sé come individuo responsabile quando si entra a far parte di un gruppo. Una delle diapositive mostrava chiaramente come anonimato, ricerca di accettazione sociale e approvazione collettiva possano progressivamente ridurre empatia e senso di colpa, favorendo comportamenti aggressivi. “Quando si agisce all’interno di un gruppo – ha spiegato la Dott.ssa Iardella – la mente collettiva può prendere il sopravvento sulla coscienza individuale”. Un concetto che ha trovato immediato collegamento con i fenomeni contemporanei delle baby gang e delle violenze di gruppo.Proprio il tema delle baby gang è stato uno dei momenti centrali della serata. Attraverso un’altra diapositiva, la relatrice ha descritto questi gruppi come veri e propri “sistemi identitari”, capaci di offrire ai ragazzi appartenenza, protezione, riconoscimento sociale e identità. Leader, rituali, codici interni, sfida all’autorità e violenza come linguaggio diventano elementi attraverso cui il gruppo ridefinisce progressivamente ciò che viene percepito come normale. “Molti adolescenti cercano nel gruppo ciò che non riescono più a trovare altrove” ha spiegato la psicoterapeuta, sottolineando come dietro comportamenti estremi si nascondano spesso fragilità profonde, isolamento emotivo e bisogno di riconoscimento.

Grande attenzione è stata dedicata anche al ruolo dei social network e alla trasformazione della violenza nell’era digitale. Secondo quanto emerso durante la relazione, i social media hanno amplificato dinamiche già presenti nella psicologia di gruppo: anonimato, bisogno di approvazione, ricerca di notorietà, emulazione e spettacolarizzazione del conflitto. “Oggi la violenza non viene soltanto compiuta – ha osservato la relatrice – ma viene filmata, condivisa, esibita e premiata con attenzione e visibilità”. Una frase che ha colpito profondamente il pubblico presente e che ha aperto una lunga riflessione sul cambiamento delle relazioni sociali nelle nuove generazioni.Nel corso della serata Paolo Arrighi ha più volte stimolato il dibattito con domande e riflessioni, evidenziando come l’aumento degli episodi di violenza tra giovanissimi rappresenti oggi una delle grandi emergenze educative e sociali. Particolarmente interessante il confronto sul rapporto tra nuove tecnologie, comunicazione digitale e fragilità relazionali. La Dott.ssa Iardella ha parlato apertamente di adolescenti “emotivamente incompetenti”, sempre più abituati a relazioni filtrate dagli schermi e sempre meno capaci di riconoscere ed esprimere emozioni attraverso il linguaggio corporeo e la relazione diretta.Uno degli aspetti che ha reso la conviviale particolarmente significativa è stato il dibattito finale, molto partecipato e caratterizzato da interventi di alto livello. Medici, professionisti, educatori e operatori del settore minorile hanno portato testimonianze personali ed esperienze professionali che hanno arricchito ulteriormente il confronto. Tra gli interventi più forti vi è stato quello di una direttrice di istituto penale minorile femminile, che ha raccontato il lavoro quotidiano con ragazze coinvolte in reati anche molto gravi. “Arrivano prive di riferimenti, immerse in contesti violenti e degradati – ha spiegato – ma basta ricostruire una routine, offrire ascolto, presenza, scuola e regole sane per vedere cambiamenti straordinari”. Una testimonianza che ha dato concretezza al concetto più volte ribadito durante la serata: se il contesto può favorire il degrado e la violenza, allora può anche favorire la rinascita e il recupero.Non sono mancati momenti di confronto critico sullo stesso esperimento di Stanford, negli anni spesso contestato dal punto di vista etico e metodologico. La relatrice ha riconosciuto tali limiti, ricordando però come quello studio abbia avuto il merito storico di rendere evidenti dinamiche psicologiche e sociali che fino a quel momento erano state analizzate solo teoricamente. “L’esperimento non giustifica il male – ha precisato – ma prova a comprenderne i meccanismi”. Un passaggio importante, soprattutto quando il dibattito si è spostato sulle grandi tragedie storiche del Novecento e sui meccanismi di obbedienza all’autorità osservati durante guerre e regimi totalitari.

La parte conclusiva della conferenza ha assunto quasi il tono di un appello collettivo. “Non bastano punizioni e regole” ha spiegato la Dott.ssa Iardella. “Servono educazione emotiva, autorevolezza, relazioni autentiche e comunità sane”. Secondo la psicoterapeuta, il primo strumento di prevenzione resta ancora oggi la relazione umana. “La relazione cura” ha affermato nel finale, sottolineando come famiglia, scuola, istituzioni e società debbano tornare a costruire spazi reali di ascolto, presenza e dialogo.

L’impressione condivisa dai presenti, al termine della serata, è stata quella di aver partecipato a qualcosa che andava ben oltre una semplice conferenza culturale. La conviviale del Rotary Club Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario ha saputo affrontare temi estremamente delicati con profondità, equilibrio e grande capacità divulgativa, trasformando un esperimento di psicologia sociale degli anni Settanta in una chiave di lettura del presente.

In un’epoca segnata da fragilità educative, trasformazioni digitali e crescente aggressività sociale, la domanda lasciata aperta dalla relazione della Dott.ssa Laura Iardella continua a risuonare con forza: quanto del comportamento umano dipende davvero dall’individuo e quanto invece dai contesti che costruiamo ogni giorno? Una domanda scomoda ma inevitabile, che la serata dell’Hotel Excelsior ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito pubblico.

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