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Scritto da Sonia Cimoli
Lunigiana
03 Giugno 2026

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Il Canto del Maggio è una tradizione popolare molto antica: un teatro cantato, spesso all’aperto, dove gli attori, chiamati “maggianti” mettono in scena, in rima, storie di cavalieri, santi o vicende popolari. Non è solo spettacolo, ma un rito collettivo che lega le comunità alla memoria e all’identità del territorio. Domenica 7 giugno la Compagnia del Guiterno a Regnano nel comune di Casola in Lunigiana organizza “il Maggio Antica tradizione di oggi…”. Barbara Bertolucci, presidente dell’associazione, ha risposto ad alcune domande sulla tradizione e sulla manifestazione

Per chi non lo conosce cosa ci può raccontare del Canto del Maggio? 

Non è facile da spiegare. Di certo il “Maggio epico garfagnino”, chiamiamolo così, si canta da anni e si è cantato in tutto il comune di Casola, soprattutto a Regnano e Codiponte, paesi “gemellati” con Pieve San Lorenzo. Le storie che si cantano sono ispirate a storie vere, come i paladini di Francia o le Crociate, oppure di fantasia. I cantori, detti “mangianti”, vestiti in abiti fantasiosi, sono accompagnati da una fisarmonica, in passato usavano anche violino e portano in scena, grazie all’aiuto del suggeritore, una storia con melodie che si ripetono. In origine lo spettacolo durava fino a quattro ore, attualmente i testi sono ridimensionati e non superano le due ore.

Che cosa rappresenta il Maggio per la comunità di questo paese? È ancora un momento di festa vissuto da tanti di voi?

 Regnano storicamente ha avuto una delle più grandi compagnie degli anni ‘60, ma qui il maggio si canta da sempre. È raro che in famiglia non ci fosse almeno un maggiante. La Compagnia del Maggio di Regnano è esistita ed è rimasta attiva fino a circa trent’anni fa, mettendo in scena almeno una volta l’anno una rappresentazione, per la quale si lavorava tutto l’inverno, ragione per cui la comunità lo sente ancora vivo. Sciolta l’ultima compagnia i mangianti si sono spostati e la tradizione è rimasta un ricordo.

Com’è stato riportato alla luce?

Nel 2013, per caso, con lo storico presidente dell’associazione Nello Salvatori uscì l’idea di rispolverare la tradizione e fu invitata una compagnia della montagna reggiana, la Compagnia Monte Cusna, conosciuta nelle rassegne degli anni passati. Per riaprire il cassetto dei ricordi abbiamo aperto i bauli che erano in soffitta ritrovando abiti da maggiante appartenuti alla mia famiglia e ad altri poiché, oltre ad essere maggiante io stessa, mio padre era un suggeritore. Da lì ne abbiamo creato una mostra che riporta in vita la nostra compagnia attraverso abiti, libretti, accessori e articoli di giornale. L’anno successivo l’opera si è ampliata grazie a tutti coloro che hanno messo mano e soprattutto messo a disposizione i ricordi di famiglia, creando un piccolo museo a cielo aperto. Mettendo insieme fotografie e memoria di Giuseppe Malaspina, il mio “maestro del maggio”, successivamente è nata anche una mostra fotografica.

 Il modo migliore per capire e respirare davvero la magia di questa tradizione è vederla dal vivo. Il prossimo appuntamento importante è vicinissimo. Ci può dare qualche anticipazione di cosa vedremo? 

Chi arriverà a Regnano troverà la mostra fotografica, quella di abiti e accessori, con elementi del tutto unici perché si tratta di un mondo artigianale, dalle spade, agli elmetti, ai vestiti. Sarà aperto un punto ristoro e alle 15 il vero e proprio canto del maggio dalle due compagnie ospiti: la compagnia Monte Cusna e la Compagnia degli Antichi cantori del Maggio Garfagnino,  con cui mi esibisco come poche settimane fa al Calendimaggio a Fivizzano.

 In ultimo: il maggio secondo voi rischia di scomparire o c'è un futuro? Come incuriosire i giovani e trascinarli in questa passione?

Sicuramente rischia di scomparire, non è facile avvicinare i giovani e quelli che arrivano sono perle rare, che magari hanno o hanno avuto dei cantori in casa. Ci sono poi molti progetti progetti portati avanti dal Museo dell’Immaginario Folkloristico di Piazza al Serchio in concomitanza scuole della Garfagnana. Spesso vengono organizzati seminari estivi, sempre legati al museo, cerchiamo di lavorare su più fronti interessando diverse realtà, per non perdere la tradizione. Quello che noi maggianti ci chiediamo è come adattare il maggio al pubblico di oggi, forse con rappresentazioni più brevi, meno cantate, per adeguarci ad uno stile comunicativo più diretto. Domenica 7 giugno, però, a Regnano il maggio verrà cantato come da tradizione e la manifestazione inizierà alle ore 11.

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