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Scritto da Redazione
Politica
26 Gennaio 2026

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«Il 10% dei contratti stipulati nel 2025 nella nostra provincia sono contratti in somministrazione, contratti di brevissimo periodo, di grande precarietà, che le aziende utilizzano per evitare di avere carichi nella propria organizzazione», scrive in un comunicato il Partito della Rifondazione Comunista di Massa Carrara che punta il dito contro NAUSICAA la municipalizzata del Comune di Carrara.
«Si tratta, di fatto, di un affitto di lavoratori e lavoratrici», continua Rifondazione. «Sono uno di quei contratti che la deriva neoliberista ha introdotto nel nostro paese rendendo sempre più precario il lavoro, indebolendo il potere contrattuale dal lato di lavoratori e lavoratrici, alla base delle disuguaglianze nel nostro paese.
Dobbiamo tristemente registrare che una delle aziende che maggiormente fa ricorso a questa tipologia precaria di lavoro è NAUSICAA, la società municipalizzata del Comune di Carrara. E' cioè il pubblico che crea lavoro precario, instabile, senza futuro. In particolare evidenza il fatto che a essere colpite da questo sono soprattutto le lavoratrici, donne che svolgono mansioni spesso da bassa paga, ma fondamentali nell'erogazione dei servizi dell'azienda. Eppure da anni persiste questo sistema all'interno dell'azienda e non si arriva a una soluzione che, oltre a riconsegnare una dignità di lavoro, porterebbe le lavoratrici ad una maggiore indipendenza e libertà. Il Partito della Rifondazione Comunista di Massa Carrara ritiene che sia arrivato il momento da parte dell'amministrazione comunale di Carrara di interrompere questo schema all'interno di Nausicaa e porsi un obiettivo di breve periodo che finalmente porti stabilità di lavoro nell'azienda. Oltre ad esprimere a parole la propria attenzione al lavoro e al mondo delle donne occorre che l'amministrazione faccia seguire dei fatti concreti che incidano effettivamente nelle vite delle persone creando le condizioni per una effettiva emancipazione, altrimenti ci troveremo di fronte a un comportamento poco chiaro che le lavoratrici e i lavoratori non capirebbero, che la città non capirebbe», conclude Rifondazione Comunista.
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