Politica
Telefoni Asl in tilt da giorni, Barabotti (Lega): «Inaccettabile. I cittadini di questo territorio non sono di serie B»
«Linee telefoniche dell'Asl Toscana Nord Ovest sono fuori uso: prelievi prenotati non disdetti, utenti arrivati agli sportelli senza alcun preavviso, assistenza domiciliare sospesa per due giorni.

Sos elettricità nelle frazioni montane di Massa: la denuncia del gruppo consiliare del Pd
MASSA – Una raccolta firme per chiedere maggiore sicurezza e continuità dei servizi essenziali a Forno e nelle frazioni montane. A promuovere l’iniziativa sono Daniele…

"Dopo anni di incertezze, finalmente una prospettiva concreta per Sanac Massa": l'annuncio dell'onorevole Barabotti della Lega
MASSA, 2 novembre 2026 – «Dopo anni di difficoltà, cassa integrazione e incertezze sul futuro, Sanac può finalmente guardare avanti con maggiore fiducia. L'aggiudicazione a Erre…

250 mila euro per la provincia di Massa-Carrara, Dika: “Aumentiamo la sicurezza dei territori con interventi mirati”
"Nuove risorse in arrivo per la provincia di Massa-Carrara: sono 250 mila euro destinati alla riduzione del rischio idrogeologico e alla messa in sicurezza del territorio"…

Per Carrara servono soluzioni prima dei nomi: "I grandi temi ancora tutti sul tavolo" - Confartigianato incontra la politica il 5 novembre
Prima dei candidati, e dei nomi, bisogna affrontare i problemi e trovare le soluzioni. E a Carrara i grandi temi che ne determineranno il futuro…

Dubbi sul rispetto delle procedure sulla gestione dell’aeroporto: il polo P&S chiede arimenti I
l Polo Progressista e di Sinistra (PPS) torna a sollevare con forza la questione della gestione dell’aeroporto comunale. Già diversi mesi fa avevamo denunciato pubblicamente la…

Trasporto blocchi di marmo: serve certezza per chi muove la filiera
Barabotti (Lega): «Costi del gasolio e incertezza contrattuale frenano il rinnovo dei mezzi. A rischio la sicurezza e l'intera filiera lapidea. L'allarme lanciato da CNA Fita…

Caos Rette Nidi a Carrara, Lapucci lancia l'offensiva: «Bandi illegittimi e uffici allo sbaraglio. Il Regolamento comunale demolisce il "muro" dell'Amministrazione su ISEE e rimborsi arretrati»
CARRARA – "Si aggrava la posizione del Comune di Carrara nella gestione delle tariffe dei nidi d’infanzia" Lo dice l'ex consigliere comunale del comune di Carrara…

Il verde pubblico è un bene comune. Avs chiede trasparenza e che si applichi il regolamento adottato
Nei giorni scorsi ci sono arrivate diverse segnalazioni per il taglio di altri otto pini sulla salita S. Ceccardo e di un albero maestoso nel parco…

Massimiliano Bernardi: "Campo scuola verso la chiusura, ma lo sport diventa "a numero chiuso": le contraddizioni della Giunta Arrighi"
"Una decisione annunciata in Commissione Presidente Silvia Barghini del PD che lascia sul campo più perplessità che certezze. Nel corso del recente dibattito, l'Assessore allo Sport…

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L'indice 113 misura soprattutto il rapporto tra reddito e costo della vita; non fotografa da solo la qualità, la stabilità e la diffusione del lavoro. I dati della tabella mostrano un dato apparentemente positivo: Massa-Carrara, con un reddito individuale di 20.920 euro, arriva a un indice di potere d'acquisto pari a 113, superiore a Lucca (101), La Spezia (95) e al benchmark Toscana (89). Il motivo è soprattutto il costo della vita più contenuto, indicato in 0,83 rispetto alla media italiana.
Ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo dato. Un conto è il potere d'acquisto teorico di chi ha un reddito, un altro è la capacità di una provincia di creare lavoro stabile, qualificato e distribuito su una platea ampia di cittadini.
Ed è proprio qui che emerge la fragilità strutturale di Massa-Carrara.
La provincia ha una base produttiva particolare: marmo, nautica, manifattura e relativo indotto, ma una parte significativa dell'occupazione è legata a filiere molto specifiche, cicliche e, soprattutto nell'indotto, caratterizzate da una maggiore precarietà. Secondo IRPET, nel terzo trimestre 2025 gli avviamenti al lavoro a Massa-Carrara erano diminuiti dell'8,4%, una delle contrazioni più marcate della Toscana.
Questo significa che il dato sul reddito medio va letto insieme alla quantità e alla qualità dell'occupazione. Se una provincia ha una quota di occupati inferiore e una maggiore incidenza di rapporti discontinui, il reddito di chi lavora può risultare relativamente buono senza tradursi automaticamente in maggiore benessere per l'intera comunità.
C'è poi un secondo elemento: il marmo è una grande ricchezza, ma non può essere considerato sinonimo di ricchezza diffusa. Genera valore, esportazioni e professionalità, ma la sua capacità di distribuire reddito sul territorio dipende dalla struttura delle imprese, dalla produttività, dall'indotto e dalla stabilità dei rapporti di lavoro. Anche la grande industria è ben presente ma negli ultimi anni ha sviluppato un suo indetto in parte stabile ed in parte formato da un certo numero di piccole aziende che vanno e vengono e faticano a mettere poi radici sul territorio.
La vera sfida
Per Massa-Carrara, quindi, il problema non è semplicemente aumentare il reddito medio. È aumentare il numero delle persone che hanno un lavoro stabile e qualificato e ridurre la dipendenza del territorio da poche grandi filiere. Occorre favorire il mismatch: ecco questo deve diventare il nostro mantra !
Il dato dell'indice 113 può essere quindi letto positivamente, ma con una precisazione: Massa-Carrara non sembra una provincia povera perché il costo della vita relativamente basso consente a chi lavora di conservare una maggiore capacità di spesa; tuttavia rimane una provincia economicamente fragile perché la ricchezza non è sufficientemente accompagnata da occupazione stabile, diversificata e diffusa.
Ed è questa la distinzione che dovrebbe entrare nel dibattito pubblico: non basta chiedersi quanto guadagna chi ha un lavoro; bisogna chiedersi quanti lavorano, con quale contratto, per quanto tempo e quanto è solida l'economia che produce quei redditi.
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Dopo le iniziative e i momenti di confronto promossi a Massa, Energie del Futuro sposta l’attenzione sulla Lunigiana e parte da Aulla, aprendo il dibattito su uno dei temi destinati a far discutere il territorio: la possibile realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR).“CPR ad Aulla: sì o no?” è la domanda che Energie del Futuro rivolge direttamente ai cittadini, con l’obiettivo di raccogliere opinioni, valutazioni e preoccupazioni di chi vive quotidianamente Aulla e la Lunigiana. «Da Massa ci spostiamo ad Aulla, nella nostra Lunigiana – spiegano da Energie del Futuro – perché crediamo che l’ascolto non debba avere confini. Vogliamo conoscere direttamente cosa pensano le persone di una scelta così importante per il territorio, senza partire da posizioni precostituite».L’iniziativa punta quindi ad aprire un confronto pubblico sulla possibile presenza di un CPR ad Aulla, invitando cittadini, associazioni e realtà locali a esprimersi non soltanto con un “sì” o con un “no”, ma anche spiegando le ragioni della propria posizione. «Quando si affrontano questioni che possono incidere sulla vita di una comunità è fondamentale coinvolgere chi quel territorio lo vive ogni giorno. Sicurezza, gestione del territorio e conseguenze per la comunità locale sono aspetti sui quali riteniamo necessario un confronto serio e trasparente».Per Energie del Futuro si tratta anche di un nuovo passo nel percorso di presenza sul territorio: dopo Massa, l’obiettivo è rafforzare l’ascolto anche in Lunigiana, raccogliendo segnalazioni, idee e proposte direttamente dai cittadini. «Vogliamo continuare a costruire una rete di persone che abbiano voglia di partecipare e dire la propria. Partiamo da Aulla con una domanda molto chiara: CPR sì o CPR no? La parola ai cittadini».
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C’è un rischio che, ogni volta che sul porto si apre una discussione, torna puntualmente a riaffacciarsi: quello di guardare a Marina di Carrara e La Spezia come a due territori in competizione, come se le risorse destinate a uno fossero necessariamente sottratte all’altro. È una lettura che CNA Massa Carrara considera sbagliata e che rischia di riportare il dibattito indietro di anni, proprio mentre l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale dovrebbe essere valutata per la capacità di far crescere insieme i due scali.
“Il punto di partenza deve essere uno solo – sottolinea Davide Aldo Brizzi, Presidente di CNA Massa Carrara – e cioè che Marina di Carrara e La Spezia fanno parte dello stesso sistema portuale. Non sono due realtà che devono contendersi una torta sempre uguale: sono due porti con caratteristiche, traffici e vocazioni differenti, chiamati a concorrere alla competitività dello stesso sistema. Se torniamo a ragionare in termini di quanto va a Carrara e quanto va alla Spezia, rischiamo di perdere di vista proprio la logica per cui sono state create le Autorità di Sistema”.
Non è una distinzione soltanto teorica. La stessa Regione Toscana colloca ufficialmente Marina di Carrara all’interno dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale insieme a La Spezia e, nella propria documentazione sulla portualità, richiama il superamento del vecchio “municipalismo portuale” come uno degli obiettivi della riforma. E i numeri più recenti sembrano raccontare un sistema che, nel suo complesso, sta producendo risultati: nei primi sei mesi del 2026 La Spezia e Marina di Carrara hanno movimentato complessivamente 8,76 milioni di tonnellate di merci e circa 691 mila TEU, con una crescita rispettivamente del 5,8% e del 4,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
“Questi numeri non significano che tutto vada bene o che non ci siano investimenti da programmare e priorità da discutere – prosegue Brizzi – ma dimostrano almeno una cosa: l’integrazione non è un esperimento fallito. È un sistema che sta funzionando e che deve essere messo nelle condizioni di crescere ancora. Per questo non condividiamo una rappresentazione nella quale gli investimenti su Marina di Carrara vengono automaticamente contrapposti a quelli sulla Spezia. Ogni opera va valutata per la sua funzione, per il suo iter, per le risorse che la finanziano e soprattutto per l’effetto che può produrre sull’intero sistema logistico e produttivo”.
È proprio qui che, secondo CNA, si annida il nodo della discussione aperta dalle recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria La Spezia Alessandro Laghezza sugli investimenti destinati a Marina di Carrara. Laghezza ha successivamente ribadito la necessità di indirizzare le risorse pubbliche verso gli interventi capaci di produrre il maggiore impatto strategico, affermando al tempo stesso che il sistema La Spezia-Marina di Carrara rappresenta uno dei poli strategici della portualità nazionale. Per CNA, però, proprio questa considerazione dovrebbe portare nella direzione opposta alla contrapposizione territoriale: se il sistema è uno, gli investimenti sui singoli scali devono essere letti in una strategia complessiva e non come un trasferimento di risorse da una città all’altra.
“Non contestiamo il diritto di discutere delle priorità – precisa Brizzi – anzi, crediamo che sia necessario farlo. Ma una cosa è chiedere che gli investimenti siano efficaci e coerenti con una strategia nazionale e industriale, altra cosa è rappresentare le opere di Marina di Carrara come se fossero risorse sottratte alla Spezia. Alcuni interventi hanno una programmazione e una copertura finanziaria proprie e rispondono a esigenze precise dello scalo. E, guardando al futuro, la stessa mole degli investimenti previsti sulla Spezia dimostra quanto sia riduttivo leggere la questione attraverso una semplice contabilità territoriale. La domanda da porsi non è quanto prende Carrara rispetto alla Spezia, ma quanto il sistema nel suo insieme riesce a generare in termini di traffici, infrastrutture, occupazione e competitività”.
È una distinzione che per CNA diventa ancora più importante perché il confronto di questi giorni ha già avuto l’effetto di riaprire una discussione che sembrava essersi progressivamente raffreddata: quella sulla collocazione di Marina di Carrara all’interno del sistema portuale. E infatti, nelle ultime ore, sono tornate a farsi sentire anche le richieste di riportare lo scalo apuano nell’ambito della portualità toscana. “È esattamente ciò che dobbiamo evitare – osserva Brizzi – perché ogni volta che ricominciamo a parlare di Carrara contro La Spezia, inevitabilmente riemerge anche il tema della separazione. E sarebbe un errore strategico. Gli operatori economici hanno bisogno di certezze, di programmazione e di infrastrutture, non di una continua discussione sulla collocazione istituzionale dello scalo”.
In questo quadro, secondo CNA, anche la Regione Toscana dovrebbe chiarire definitivamente quale sia la propria visione sul futuro di Marina di Carrara.
La Regione considera oggi lo scalo apuano parte dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Orientale e ne riconosce il ruolo all’interno della propria strategia portuale e logistica. “Se questa è la scelta strategica – afferma Brizzi – allora deve essere sostenuta con convinzione. Non possiamo avere un sistema integrato sulla carta e poi lasciare che ogni difficoltà riapra il dubbio sulla sua stessa esistenza. La Regione, se crede in questo modello, deve contribuire a rafforzarlo anche sul piano istituzionale, garantendo una rappresentanza qualificata degli interessi del territorio toscano all’interno del sistema”.
Ed è proprio sul terreno della governance che gli ultimi giorni hanno aggiunto ulteriore confusione. Il messaggio WhatsApp pubblicato per errore dal presidente dell’Autorità di Sistema Bruno Pisano, nel quale veniva fatto riferimento alla volontà di confermare l’attuale segretaria generale Federica Montaresi e alla richiesta di Forza Italia, ha aperto un confronto pubblico sui criteri e sulle modalità che accompagnano una scelta istituzionale di questo peso. CNA non entra nel merito delle responsabilità personali né delle valutazioni politiche che ne sono seguite, ma ritiene che proprio episodi di questo tipo rendano ancora più necessaria una discussione chiara e trasparente sul futuro della governance.
“Quando il territorio sta chiedendo chiarezza sull’equilibrio tra i due scali e sulla prospettiva dell’Autorità, un episodio come quello del messaggio di Pisano non aiuta – sottolinea Brizzi – perché rischia di alimentare ulteriormente letture politiche e territoriali. Su incarichi così importanti dobbiamo poter discutere di competenze, esperienza, risultati e capacità di guidare un sistema complesso. Il tema non è il nome di una persona, ma il metodo con cui si costruisce la governance di un’infrastruttura strategica per due territori e per una parte importante dell’economia italiana”.
Per CNA, insomma, la vera partita è evitare che Carrara e La Spezia finiscano per perdere forza dentro una contrapposizione che non serve né alle imprese apuane né a quelle spezzine. La stessa Autorità di Sistema, del resto, continua a operare sui due scali come un'unica realtà amministrativa e infrastrutturale. “In una competizione interna rischiano di indebolirsi tutti – conclude il Presidente Brizzi – mentre la concorrenza vera è fuori dai nostri confini. È con i grandi sistemi portuali del Nord Tirreno e del Nord Italia che dobbiamo confrontarci, non tra Carrara e La Spezia. Per questo servono meno campanili e più sistema, meno messaggi trasversali e più confronto nelle sedi istituzionali, meno ambiguità e più chiarezza sulla strategia. Marina di Carrara e La Spezia non devono contendersi il futuro: devono costruirlo insieme”.
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I circoli di Sinistra Italiana/AVS Carrara e del Partito Democratico paesi comunicano che i consiglieri provinciali Matteo Bartolini e Nicola Marchetti hanno presentato un'interrogazione al presidente della provincia per richiamare l'attenzione sullo stato critico della via provinciale di Gragnana. L'intervento è volto a segnalare i numerosi problemi che insistono su una strada importante per gli abitanti di Linara, Gragnana e Noceto e Castelpoggio. Si chiede alla provincia se, al di là degli interventi straordinari per le grosse frane avvenute negli ultimi due anni, esiste un piano di manutenzione ordinaria per i piccoli smottamenti, la pulizia delle canalette, la segnaletica stradale e lo sfalcio del verde."Dopo alcuni sopralluoghi lungo il percorso e diverse segnalazioni da parte degli abitanti ci siamo attivati per mappare i punti più critici della strada", dichiara Carlo Perazzo, segretario del circolo di Sinistra Italiana/AVS Carrara. "Alcuni cittadini hanno mandato mail e segnalato agli uffici provinciali le criticità, senza però aver mai ottenuto una risposta. Quello della sicurezza stradale è un problema di primaria importanza, soprattutto alla luce degli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Le canalette sono in molti punti completamente coperte di sassi, terra e piccoli arbusti. Alcuni smottamenti e muri crollati a bordo strada sono presenti da anni. Manca la segnaletica di rallentamento cosa che comporta, anche a causa delle elevate velocità delle automobili, incidenti e rischi per gli abitanti. Va inoltre segnalato che sono sempre più le persone che si spostano a piedi o in bicicletta, cosa che, senza lo sfalcio del verde a bordo strada, diventa sempre più pericolosa".
I circoli chiedono di non aspettare le prossime piogge e le prossime frane per intervenire. La manutenzione ordinaria è la migliore prevenzione contro gli interventi ben più grossi e costosi. L'appello, nel caso specifico, è diretto alla provincia, ma si richiama l'attenzione anche del Comune di Carrara. La manutenzione delle strade per i paesi a monte dev'essere più frequente e accurata, nella massima tutela del territorio e degli abitanti.
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Sull'erosione costiera l'analisi di Silvia Dell'Amico e Gianni Ilari dell'associazione "Città al centro dai monti al mare": "L'annoso dibattito sulla tutela del nostro litorale non può più essere affrontato con la logica dell'emergenza permanente. Per anni si è assistito al ripetersi di soluzioni temporanee e dispendiose, basate sul continuo trasporto su gomma di tonnellate di sabbia prelevate a centinaia di chilometri di distanza. Un modello che, oltre a gravare pesantemente sulle casse pubbliche e sul traffico viario, ha dimostrato tutta la sua fragilità di fronte alle prime mareggiate invernali, vanificando sforzi finanziari ed energetici nel giro di poche ore.La sfida contro il degrado della costa richiede invece un cambio di paradigma rigoroso, fondato sull'osservazione empirica dei risultati già ottenuti sul territorio. La risposta della natura alle corrette opere idrauliche è concreta e misurabile: laddove si è intervenuti con pianificazione strutturale — come dimostrano gli interventi presso la foce del fiume Frigido, con la pulizia dell'alveo e il posizionamento strategico di scogliere in diagonale , il posizionamento dei soffolti alla giusta distanza ed alla giusta profondità, da studi fatti, le dinamiche sedimentarie si sono riattivate, consentendo alla spiaggia di riorganizzarsi e trattenere la sabbia in modo naturale. Per garantire la stabilità dell'ecosistema costiero e la tutela delle attività economiche ad esso collegate, la programmazione futura deve necessariamente articolarsi su tre direttrici fondamentali:Opere rigide e orientamento idraulico: realizzazione e manutenzione di scogliere, barriere e pennelli disposti secondo angolazioni studiate per smorzare l'energia delle onde e favorire il deposito continuo dei sedimenti trasportati dalle correnti.Gestione e manutenzione dei bacini idrografici: pulizia costante e valorizzazione dei corsi d'acqua locali affinché tornino a svolgere la loro naturale funzione di apporto sedimentario verso il mare, prevenendo al contempo i rischi d dissesto idrogeologico.
Pianificazione finanziaria pluriennale: superamento definitivo della spesa "a perdere" per i ripascimenti stagionali e allocazione delle risorse pubbliche su infrastrutture definitive e durevoli nel tempo.
La difesa del litorale rappresenta una priorità strategica per la tenuta del territorio e per la sostenibilità economica delle comunità costiere. Sostituire la logica dell'urgenza con la certezza di interventi ingegneristici validati dai fatti non è più soltanto un'opzione tecnica, ma una responsabilità istituzionale non più rinviabile".
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“Abbiamo presentato un’interrogazione all’Amministrazione comunale per capire se ci sia stata adesione all’avviso pubblico della “Toscana Diffusa”. C’è la possibilità di prendere fino a mezzo milione di euro per sviluppare un progetto nei nostri paesi di montagna. Ci sono tantissimi luoghi, impianti, edifici pubblici in stato di abbandono che potrebbero trovare nuova vita con quelle risorse” dichiara la consigliera Bennati. “Mi vengono in mente la Filanda di Forno, i campi sportivi di Forno, Casette e Ca di Cecco ma anche le stesse scuole di Casette, Forno, Antona, Bergiola Maggiore se parliamo di edifici. Però c’è anche la possibilità di agire sulle reti ecologiche ovvero trovare fondi per tutti quei sentieri, per bici o trekking, che connettono i paesi di montagna fra di loro e alla città attraverso le nuove forme di mobilità sostenibile. L’avviso però è anche molto altro e permette di avere risorse per immaginare un futuro diverso per tutti questi luoghi. La situazione delle nostre aree interne è tale che ogni possibilità di trovare risorse per contrastare degrado e abbandono di luoghi e spazi pubblici va colta” sottolinea Bennati. Come Polo Progressista e di Sinistra da tre anni cerchiamo di convincere l’Amministrazione comunale ad associarsi a “Riabitare l’Italia” senza ovviamente riuscirci. Il Comune di Massa vive una situazione di sotto organico tecnico cristallizzata in cui le professionalità presenti non hanno gli spazi per garantire la dovuta attenzione alle necessità delle aree interne: non ha al suo interno competenze professionali che possono trasformare i bisogni della vita quotidiana delle aree interne in progetti mirati a disegnare un futuro diverso per i nostri paesi. Noi ci auguriamo che il Comune abbia partecipato all’avviso pubblico regionale della “Toscana Diffusa” e ascolteremo con interesse la risposta che verrà data in aula. C’è tempo fino al prossimo 30 Ottobre per presentare l’istanza di assegnazione dei contributi. Speriamo davvero in una risposta positiva dell’Amministrazione comunale perché c’è bisogno di iniziare ad affrontare la mancanza di visione di sviluppo del nostro territorio partendo da uno dei tanti problemi di degrado legati all’abbandono della nostra montagna. Occorre disegnare un futuro diverso per i paesi di montagna anche attraverso il loro protagonismo nella crisi climatica come dimostra l’accesso estivo al fiume Frigido di migliaia di persone.
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"Un paradosso inaccettabile che scarica le responsabilità della lotta all'erosione e riduce gli interventi costieri al solo dragaggio del porto". È questo il duro commento alla luce delle ultime decisioni della Regione Toscana che, di fatto, affida la gestione operativa ed economica della difesa della costa all'Autorità di Sistema Portuale. Dopo mesi di tavoli tecnici, promesse e proposte, l'unico intervento concreto all'orizzonte si limiterà al dragaggio dell'imboccatura del porto di Marina di Carrara. La progettazione, i costi e persino uno studio sul posizionamento delle sabbie saranno interamente a carico dell'ente portuale."Ci domandiamo cosa stia facendo la Regione in tutto questo" intervengono i balneari del Consorzio. "A parte recepire una norma nazionale del 2025 che consente questo passaggio, Firenze non sta stanziando alcuna risorsa propria nella lotta all'erosione che flagella il nostro litorale. A questo punto, provocatoriamente, ci chiediamo: perché non cedere direttamente l'intera delega della difesa della costa all'Autorità portuale? Se il porto fa bene a risolvere i propri problemi di insabbiamento, questa non può e non deve essere la risposta al dramma dell'erosione costiera. La Regione ha il dovere di investire risorse fresche sulla costa massese".
L'unica vera notizia positiva all'interno della delibera regionale riguarda l'apertura all'utilizzo delle sabbie del fiume Magra per i ripascimenti, una soluzione attesa da anni dal territorio. Tuttavia, l'appello è che gli uffici regionali inizino a lavorare in questa direzione fin da subito, senza ulteriori rinvii.Una necessità, quella di intervenire finanziariamente, confermata persino dai vertici regionali. Lo stesso assessore Barontini, in sede di presentazione del masterplan, ha ammesso che "le emergenze più significative si riscontrano nella parte nord della costa toscana, soprattutto nella provincia di Massa Carrara". "Se alle parole dell'assessore non seguiranno stanziamenti economici immediati da parte della Regione – concludono – queste emergenze sono destinate inevitabilmente ad aggravarsi, condannando il nostro litorale all'abbandono".
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Fare piena luce sul percorso tecnico-amministrativo delle indagini ambientali propedeutiche alla realizzazione di 28 alloggi di edilizia residenziale pubblica a Murlungo. È questo l'obiettivo dell'interrogazione a risposta scritta presentata in Consiglio Regionale dai consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra, Massimiliano Ghimenti, Lorenzo Falchi e Diletta Fallani, per garantire la massima tutela del territorio in ogni fase del progetto.L’area interessata dai lavori infatti ricade all'interno del Sito di Interesse Regionale (SIR) di Massa-Carrara , un contesto che richiede procedure di verifica ambientale rigorose e inequivocabili.L'iniziativa di Ghimenti, Falchi e Fallani nasce dalla volontà di chiedere alla Regione tutte le informazioni utili e gli approfondimenti necessari per fornire risposte alle preoccupazioni della comunità locale."Riteniamo utile uno sforzo ulteriore da parte della Regione al fine di ripercorrere gli elementi tecnici e giuridici dell'iter seguito," sottolineano i consiglieri AVS. "Lo sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica deve viaggiare di pari passo con la sicurezza ambientale, ovviamente in piena trasparenza".Con l'interrogazione, AVS chiede formalmente alla Giunta di chiarire i presupposti della conclusione del procedimento. Inoltre, per assicurare il massimo livello di garanzia, i consiglieri chiedono alla Regione quali specifiche forme di verifica e monitoraggio continuo con il coinvolgimento diretto di ARPAT prevede per le successive fasi di cantiere, in particolare durante gli scavi e le movimentazioni del suolo.
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“Ho conosciuto e conosco molto bene la situazione carceraria, in generale e in particolare quella della nostra città. Me ne sono occupato nel corso della mia attività professionale e, negli ultimi anni, anche come sindaco.Abbiamo sempre mantenuto rapporti stretti con la direzione della Casa di Reclusione, con il corpo di Polizia Penitenziaria e con la popolazione carceraria. Sono stati numerosi i momenti e i motivi di incontro: dalle celebrazioni ufficiali ai Consigli comunali, dalle festività ai numerosi progetti di lavoro all’esterno, fino al coinvolgimento in attività culturali e, non ultime, alle inaugurazioni di spazi dedicati all’incontro con i familiari e con i figli, come nel caso del progetto realizzato con Telefono Azzurro.Da sempre la Casa di Reclusione di Massa è stata considerata e rappresentata come un’eccellenza, e per molti aspetti anche come un’eccezione, nel panorama penitenziario nazionale.Qui i detenuti hanno avuto la possibilità di svolgere attività lavorative, di trascorrere il tempo della pena in modo attivo e utile, anziché passivo e improduttivo. In altre parole, un luogo di restrizione nel quale cercare di dare piena attuazione allo spirito della nostra Costituzione: la pena non come semplice privazione, ma come percorso di riabilitazione e, ove possibile, di restituzione della persona alla società.Per questo è ancora più triste constatare che le criticità che da anni affliggono altri istituti penitenziari regionali, in assenza di risposte che non sono mai arrivate, abbiano finito per riverberarsi anche là dove, per lungo tempo, le cose hanno funzionato meglio.Ho letto le recentissime riflessioni di Sua Eccellenza il Vescovo Fra’ Mario e non posso che concordare con chi il carcere lo frequenta e lo vive con carità cristiana e attenzione concreta alle persone.Quanto alla proposta di istituire la figura del Garante dei detenuti, non ho personalmente alcuna obiezione, né come avvocato né come sindaco né come cittadino. Al contrario, considero questa figura uno strumento potenzialmente utile per contribuire a migliorare la vita all’interno della Casa di Reclusione, intesa in tutte le sue componenti. Peraltro, una figura di garanzia è già prevista a livello regionale.So che su questo tema non tutte le sensibilità politiche sono concordi. Credo però sia importante distinguere i diversi piani. Il Garante può essere certamente utile per ascoltare, segnalare, favorire il dialogo e contribuire al rispetto dei diritti e della dignità delle persone detenute. Ma non sono convinto che possa rappresentare, da solo, la risposta a problemi di natura strutturale, come il sovraffollamento, la carenza di personale o le altre criticità che investono il sistema penitenziario.Sono questioni che vanno affrontate con strumenti e responsabilità adeguati e che non riguardano soltanto il rispetto di principi di civiltà e umanità, ma la capacità stessa del sistema penitenziario di svolgere quella funzione rieducativa che la Costituzione gli assegna. Il tema, dunque, non è scegliere tra garanzie e interventi strutturali. Servono entrambe le cose”.
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