Politica
Dopo la bocciatura nazionale, nasce il titolo regionale Carrara “capitale toscana” dell’arte contemporanea: una mossa che sembra più propaganda politica in vista delle amministrative del 2027 secondo il consigliere Mirabella
A Carrara lo chiamano il 'contentino' e, in effetti, proprio questo suggerisce la roboante assegnazione del titolo di "Carrara, Capitale toscana dell'arte contemporanea 2026" da parte…

Il Polo P&S: il danneggiamento del trionfo di Afrodite è un fatto culturale
“Il danneggiamento del Trionfo di Afrodite è l’ultimo di una lunga serie di episodi che stanno accadendo da mesi nel quartiere della Martana e che ho più volte…

Spazio Verde Magico: 200mila euro l'anno di costi per un'utenza di cinque o sei bambini. Il sindaco Arrighi assicura che il progetto sarà sviluppato con un nuovo bando pubblico
Nella mattinata di martedì 10 marzo il sindaco di Carrara Serena Arrighi ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori del centro 'Verde Magico' del parco della Padula. «Verde Magico…

Incontro sul referendum dei Giovani Democratici a Massa
Mercoledì 11 marzo i Giovani Democratici organizzano un incontro in vista del referendum del 22 e 23 marzo, alle ore 18 presso il Bar Hermès, Piazza…

Difesa del litorale apuano: la lezione dell’ingegner Arrighi al Rotary. Un incontro dedicato alla tutela della costa e alla lotta contro l’erosione, tema sempre più urgente per il territorio apuano
Il Rotary Club Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario ha recentemente ospitato l’ingegner Giuliano Arrighi per una relazione dedicata a un tema di grande rilevanza…

Protesta delle famiglie sotto al comune di Carrara per la chiusura dello spazio Verde Magico
Si sono riuniti, con striscioni di protesta, sotto al comune di Carrara, le mamme, i papà e le nonne dei bambini che frequentano lo spazio Verde Magico della…

Dal Pd solo prevaricazione e insulti contro il consigliere Martinelli: la critica dell'ex sindaco 5 stelle De Pasquale
"L'attuale maggioranza farebbe bene a preoccuparsi di tutti i grossolani errori della giunta e del palese dissenso dei cittadini verso questa amministrazione" a intervenire nel dibattito…

Parcheggi estivi a Marina di Carrara. I diritti dei cittadini non vanno in vacanza: la lettera aperta di Florida Nicolai
Non si tratta dello scontato e per certi versi anche banale problema di “dove mettere le auto”: perché qui non sollevo un problema tecnico, ma un…

"Organico del Genio Civile Toscana Nord non adeguato al suo compito, Giani provveda": l'appello del consigliere Guidi di FdI
"Le carenze sottolineate dai dipendenti del Genio Civile Toscana Nord pregiudicano il normale ed efficiente funzionamento di un ufficio che ha competenze nel delicato settore dell'assetto…

Più sicurezza per il territorio di Marina: la richiesta del comitato Amare Marina
Amare Marina chiede sicurezza per il territorio: "Chi è cagione del suo mal, pianga se stesso. Una saggezza popolare che a Carrara non trova soddisfazione. È…

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"In data 22 ottobre 2025, con determina n. 2391, il comune di Massa ha deliberato di rimuovere e mettere in sicurezza, entro 30 giorni, il movimento franoso che interessa Ilci, frazione di Forno posta sotto Vergheto, e la pulizia delle reti paramassi poste sul sentiero 169 che collega il paese di Forno al Vergheto". A segnalare la situazione è il Circolo della Montagna Rifondazione Comunista Massa Carrara che prosegue: " La scadenza è terminata, ma i lavori non sono stati completati, anzi, tutt'altro, stanno procedendo a rilento, nonostante l'urgenza e l'impellenza data dalla situazione. Ad Ilci i lavori sono iniziati soltanto lunedì scorso, 24 novembre, già oltre la scadenza indicata nella delibera. Vero che le condizioni atmosferiche non hanno aiutato nelle ultime settimane, ma dal 22 ottobre al 2 novembre non è stato fatto nulla e proprio quell'area è stata interessata dalle recenti frane. Le reti paramassi presenti sul sentiero 169, indicate nel provvedimento, invece, non sono state toccate da nessun provvedimento. Risultano ricoperte da rovi e terriccio e, addirittura, una di esse presenta una squarcio non indifferente. Non solo, numerosi tronchi già caduti, e lasciati sul terreno, minacciano le stesse reti. Nella determina di pulizia si scriveva, testualmente: “La rimozione del masso in questione nonché la pulizia delle reti è fondamentale per garantire la continuità dei collegamenti e prevenire eventuali situazioni di isolamento che potrebbero compromettere la sicurezza di un’intera area. Si rendono pertanto necessari, in tempi celeri, interventi di consolidamento dei versanti finalizzati al ripristino delle normali condizioni di sicurezza”. È successo esattamente questo: l'area di Ilci è rimasta isolata a seguito delle frane del 2 novembre, cosa che si sarebbe potuta evitare se l'azione deliberata si fosse svolta in tempi celeri, come scritto nello stesso documento. Dobbiamo uscire dalla logica di un intervento a posteriori, c'è bisogna di un'azione di prevenzione e di messa in sicurezza che sia lungimirante e che non rincorra, ogni volta, gli eventi. Solo così si restituirà agli abitanti della montagna la sicurezza che meritano. Chiediamo che i lavori siano portati a termine nel più breve tempo possibile, visti i tempi già violati, e che siano accompagnati da un'azione vera e completa di messa in sicurezza del territorio".
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- pattuglie serali della Polizia Municipale
- più telecamere
- più illuminazione
- controlli veri su attività e case che creano problemi
Non possiamo aspettare che sia "troppo tardi" ogni volta. Sul tema della sicurezza idrogeologica c'è l'altra grande paura: l'acqua.Quell'acqua che torna sempre dove era mille anni fa, e contro cui non bastano i discorsi: servono opere vere.I canali tombati di Fossone, Marasio, Avenza, Bonascola devono essere riaperti e messi in sicurezza.
Le fogne completate, le pompe installate, gli investimenti programmati devono diventare cantieri reali, non solo titoli nei piani triennali. Perché l'acqua non aspetta. E non perdona chi rimanda. Il nostro impegno come Forza Italia – insieme ai partiti della coalizione di centrodestra – è quello di chiedere alle nostre forze di Governo nazionale di mettere sicurezza urbana e idrogeologica al centro dell'agenda. Ai nostri consiglieri regionali appena eletti l'indirizzo politico di portare la battaglia della messa in sicurezza idreologica in Regione Toscana, che può e deve fare molto di più anche per il nostro territorio. Sicurezza significa vivere senza paura. E nessuno, in questa città, merita di averne così tanta."
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Si è svolta oggi pomeriggio a palazzo Civico la prima riunione del tavolo tecnico sul Politeama. Presenti, oltre al sindaco di Carrara Serena Arrighi e agli assessori Elena Guadagni e Carlo Orlandi, rappresentanti della società Caprice, proprietaria tra l'altro del teatro 'Verdi', gli amministratori dei diversi condomini in cui è diviso l'edificio e alcuni cittadini in rappresentanza di comitati e associazioni che si battono da anni per la difesa del Politeama."Questa riunione – spiega il sindaco Serena Arrighi – è stata solo la prima. La nostra intenzione è quella di convocare questo genere di incontri a cadenza regolare in modo da tenere sempre sotto controllo l'evolversi della situazione, torneremo quindi a vederci il prossimo febbraio per condividere gli aggiornamenti. Il Comune possiede solo una piccola parte del Politeama, tuttavia come amministrazione siamo decisi a farci carico di questa situazione e di svolgere il ruolo di coordinamento tra i vari proprietari. Gli obiettivi che ci siamo posti, e che abbiamo condiviso anche al tavolo odierno, sono due: prima il consolidamento e poi il recupero del Politeama. Nelle ultime settimane abbiamo già avuto diverse interlocuzioni e a breve faremo una nuova riunione con solo i proprietari della parte centrale del Politeama, quella dove sorge il teatro Verdi. Sarà in quella sede che ribadiremo ai vari interlocutori la nostra strategia chiedendo ad ognuno di farsi carico degli interventi di consolidamento. Tutti saranno liberi di scegliere e se decideranno di non intervenire il Comune lo farà al posto loro agendo però in danno".Il palazzo del Politeama sorge nella centralissima piazza Matteotti e ospita, oltre a uffici e appartamenti, nella propria parte centrale il teatro 'Verdi', uno dei più grandi della Toscana. La proprietà è interamente privata a eccezione di un appartamento, storica sede del 'Germinal' e della Federazione Anarchica italiana, di proprietà del Comune. A causa di crolli e cedimenti, tuttavia, il teatro e tutta la parte sovrastante sono chiusi da oltre 10 anni mentre una parte della piazza è transennata. Lo scorso 14 novembre, infine, un problema a un pilastro all'interno del teatro ha costretto all'evacuazione di undici famiglie residenti nei condomini che affacciano su via Cavour, nella parte posteriore del Politeama. In queste settimane la proprietà del teatro è intervenuta per la messa in sicurezza del pilastro e a breve le famiglie potranno rientrare nelle proprie case.
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Arriva da Michele Folloni Segretario Generale CISL Toscana Nord e da Luca Mannini Segretario FIT-CISL Massa Carrara Toscana Nord l'analisi dei risultati dell'incontor tra sindacati, associazioni, amministrazioni locali e Cermec: "Ieri si è svolto l’incontro richiesto da CGIL, CISL e UIL Provinciali, tenutosi presso il CERMEC alla presenza delle Segreterie delle OO.SS di categoria con Reti Ambiente, la Proprietà e le Amministrazioni Comunali di Massa e Carrara. L’incontro aveva l’obiettivo di ottenere chiarezza sul futuro del Biodigestore, che non rappresenta un mero intervento infrastrutturale, ma un tassello essenziale per chiudere in modo moderno, efficace e sostenibile il ciclo dei rifiuti nella nostra provincia, con ricadute economiche e sociali significative. Tale impianto sarebbe stato in grado di generare occupazione diretta e indiretta, rafforzare la filiera dell’economia circolare e garantire maggiore autonomia al territorio nella gestione dei propri rifiuti.La, ormai molto probabile, mancata realizzazione del Biodigestore era sostanzialmente già stata annunciata lo scorso anno, a metà marzo, dall’allora assessore regionale all’Ambiente, Monia Monni, in occasione di un incontro sul nostro territorio dichiarò che il fabbisogno di biodigestori in Toscana era da ritenersi saturo. La FIT-CISL allora esternò le proprie considerazioni nei giorni successivi.Proprio ieri, il presidente di Reti Ambiente, Fortini, ha confermato ufficialmente che il Biodigestore non è più ritenuta una opera strategica e funzionale in quanto gli altri impianti presenti in regione risultano sufficienti al fabbisogno. In alternativa sembra si vada verso la realizzazione di un impianto dedicato alla selezione e al riciclo di matrici secche provenienti dalla raccolta differenziata di carta, cartone, multimateriale, sfalci, potature, imballaggi, vetro, ecc., nonché un hub di trasferenza, escludendo completamente i rifiuti organici. Nei fatti, ieri abbiamo assistito all’epilogo del “funerale” organizzato negli ultimi anni dalla Regione Toscana, da ATO Toscana Costa e da Reti Ambiente nei confronti del biodigestore. Una scelta che, come CISL e FIT-CISL, non possiamo accettare, considerando che il Biodigestore è stato oggetto di approfondimenti tecnici, valutazioni ambientali, lunghe procedure autorizzative e molteplici confronti istituzionali. Inoltre, ha già comportato per le casse pubbliche un investimento di tempo, impegno progettuale e risorse oltre un milione di euro a carico dello stesso CERMEC e dunque dei cittadini di Massa e Carrara.Ancora meno comprensibile è la necessità di “ripartire da zero” con un progetto completamente nuovo, come se tutto il lavoro svolto finora potesse essere archiviato con leggerezza. Si tratta di una scelta grave, ingiustificata, inefficiente e dannosa per la nostra provincia, che lascia spazio ad un impianto privato – quello di ALBE – una società partecipata al 50% da Alia Multiutility e al 50% da Belvedere, nata con lo scopo di trattare i rifiuti fiorentini. Infatti, il Biodigestore di Montespertoli, prima di aumentarne le capacità di trattamento, non riusciva a soddisfarne il fabbisogno. Ora che l’impianto di Montespertoli ha aumentato la capacità di trattamento, si sacrifica il futuro impianto di Massa per consentire al rifiuto destinato a quest’ultimo di migrare sul nuovo impianto di ALBE. Ancora una volta la Regione, che sostanzialmente rappresenta la cabina di regia, sta considerando il nostro territorio periferico, debole e sacrificabile rispetto ad altre aree ritenute più centrali, per quale motivo? Lo abbiamo ribadito con chiarezza: gli enti locali di Massa e Carrara sono stati poco incisivi nel difendere il progetto, ma il cuore del problema risiede a Firenze, dove una pianificazione regionale ha scelto di dare maggiori opportunità ad altri territori – come Montespertoli, Pontedera e Peccioli – destinando lì risorse e impianti strategici.Importante è anche il capitolo bonifiche: sembra che il valore di conferimento di CERMEC sia già stato decurtato delle spese di bonifica, spese che Reti Ambiente non intende sostenere, ritenendo che debbano rimanere a carico dei Comuni e, quindi, ancora una volta, dei cittadini dei Comuni di Massa e Carrara. Oltre al danno, anche la beffa.L’amarezza è grande anche perché è evidente che alcune forze politiche riconducibili alla Regione, nonostante le apparenze, stanno cercando di distogliere l’attenzione dalla mancata realizzazione del Biodigestore e dalle responsabilità connesse, attaccando l’attuale amministratore di CERMEC, attribuendogli responsabilità che nel caso specifico non ha, come confermato dallo stesso Fortini nella riunione di ieri, approfittando di un episodio avvenuto in azienda e ancora non del tutto chiaro. Come CISL e FIT-CISL chiediamo a tutte le forze politiche del territorio di prendere posizione a difesa del Biodigestore, in quanto riteniamo che questo non stia accadendo, ad esempio la priorità del comune di Carrara, ad un mese dalla cessione delle quote a Reti Ambiente, infatti sembra essere quella di cambiare governance, piuttosto che impegnarsi nel creare un fronte comune per la realizzazione del Biodigestore.Abbiamo tre consiglieri neo-eletti, e, nonostante il Presidente della Regione Giani abbia nuovamente scelto di non nominare un assessore del nostro territorio in grado di rappresentarlo adeguatamente, chiediamo che intervengano a difesa di CERMEC e del nostro territorio.Nel contempo, ci auguriamo che la Regione Toscana inizi a considerare la Provincia di Massa-Carrara per quello che merita, non come una provincia “minore”, ma come parte integrante e rilevante della Regione Toscana".
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Il Polo Progressista e di Sinistra, composto da M5S RC e Mcc, non ha certo bisogno delle ultime vicende CERMEC per maturare un giudizio su chi oggi sta governando la partecipata, considerati anche i risultati ottenuti in altre esperienze di amministrazione di società pubbliche. Abbiamo più volte provato a segnalare le criticità riscontrate, attraverso atti trasparenti e pubblici, con richieste di chiarimento sull'operato del Sig. Porzano in commissione Affari Istituzionali. Quello che sta accadendo oggi in CERMEC non ci meraviglia, la cosa che ci preoccupa, e non poco, è che le scelte gestionali della partecipata vengono poi pagate dai cittadini di Massa e di Carrara.Una società immobiliare di Carrara a fine 2022 acquisì, all’asta fallimentare Erre Erre, un capannone dentro l'area CERMEC con un' offerta di 1.510.000 euro. Le cronache giornalistiche riportavano come ASMIU, amministrata a quel tempo dal Sig. Fornari, avesse avanzato un’offerta di solo 1,5 milioni di euro. Pur perdendo l’asta si sarebbe però potuto ricomprare il capannone entro 90 giorni offrendo solo il 10% in più ovvero 1.661.000 mila euro, cosa che né ASMIU né Nausicaa hanno mai fatto. Lo scorso 30 Luglio l’amministratore unico di CERMEC Porzano ha stipulato con quella stessa società immobiliare, riconducibile a due noti imprenditori del lapideo di Carrara, un contratto di affitto di 12 anni per quello stesso capannone, al canone annuo di 288.000 euro più IVA.Da dicembre prossimo quindi CERMEC inizierà a pagare un affitto mensile e nonostante il capannone, al momento, non sia utilizzabile perché manca l'impianto antincendio. I lavori per realizzarlo, tra l'altro, saranno tutti a carico di CERMEC che garantirà alla società immobiliare un incasso in 12 anni di oltre 4,2 milioni di euro. Tutto questo si sarebbe potuto evitare se fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 il Sindaco Persiani e la Sindaca di Carrara Arrighi avessero operato per l’acquisizione del capannone offrendo solo 161.000 euro in più , così da aumentare il valore di conferimento in Retiambiente delle aziende comunali. Le ragioni politiche e gestionali per cui, oggi, CERMEC e le amministrazioni pubbliche sue azioniste debbano spendere 288.000 euro annui quando solo tre anni fa potevano evitarlo, andranno indagate a fondo. Quello che appare certo è il guadagno per la società immobiliare degli imprenditori del marmo carrarini da un lato e dall’altro la gigantesca perdita per CERMEC, per le collettività di Massa e Carrara anche alla luce delle tensioni sul valore di conferimento in Retiambiente. Quei 288.000 euro annui saranno coperti con la TARI che ognuno di noi dovrà pagare per un servizio che non è ancora neppure usufruibile. Ci meraviglia come, alla luce delle ripetute criticità gestionali, la sindaca di Carrara socia di maggioranza, non abbia provveduto a revocare l’incarico al Sig. Porzano già dallo scorso Luglio affidando l’azienda a un vero manager di settore.
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Bruno Giampaoli, presidente di Italia Nostra Massa Montignoso ha contestato pubblicamente l’affermazione del presidente del Consorzio di Bonifica, Dino Sodini, relativa all’impossibilità di intervento sulle bombe d’acqua meteo. La frase messa sotto accusa da Giampoli è: “Poco possiamo fare per le bombe d'acqua, perché se in una bottiglia da un litro proviamo a versarne due, è chiaro che il liquido fuoriesca” e secondo il presidente di Italia Nostra conterrebbe un concetto completamente sbagliato: “Se la bottiglia da un litro è piena di sassi e parzialmente tappata, non solo non vi entrerà un litro ma neppure mezzo. – ha detto Giampaoli - Lo sanno perfettamente i merli che hanno imparato a riempire di sassolini le bottiglie di latte in modo che il liquido si rialzi fino alla portata di becco. È esattamente quello che succede nei fossi pieni di occlusioni e di tombature abusive o inadeguate e nel Frigido e nel Carrione pericolosamente strapieni di detriti.Non si possono dimenticare tutte le responsabilità dei comuni e soprattutto della Regione che ha tollerato con il suo organo tecnico, il Genio Civile, innumerevoli abusi sui corsi d'acqua e continua a mettere a rischio il territorio rifiutandosi di operare sul Frigido e sul Carrione mediante un dragaggio controllato e programmato ai sensi dell'art.48 della legge regionale Toscana che recita: “ l' estrazione di materiale litoide dai corsi d'acqua e dai laghi è autorizzata dalla competente autorità idraulica al solo fine di ridurre il rischio idraulico ”.”. Giampaoli ha anche chiesto al Consorzio informazioni sui cinque milioni di euro stanziati a suo tempo per il recupero del reticolo idraulico minore di Ronchi Poveromo e che cosa intende fare per il riordino delle idrovore del nostro litorale ed ha suggerito una programmazione condivisa da Regione, comuni di Massa, Carrara e Montignoso per un piano credibile di riassetto idraulico.
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Il parco che non c’è questo lo slogan che campeggiava insieme all’immagine del Presidente del Parco delle Apuane Andrea Tagliasacchi, sui cartelli esposti dalle varie organizzazioni ambientaliste in occasione del flash mob tenutosi martedì 25 pomeriggio a Massa davanti alla sede del parco delle Apuane. Mentre gli attivisti delle associazioni Apuane Libere, Italia Nostra, Amici della Terra, e dei comitati Le Voci Degli Alberi, Ugo Pisa, Custodi della Ceragiola, no alla Cava Fornace distribuivano ai passanti bottigliette riempite di “Acqua Purissima della Valle di Arnetola – Batteriologicamente immonda” le dichiarazioni nei confronti del parco ed in particolare del Presidente Tagliasacchi sono state estremamente critiche.“Giovedì scorso a Castelnuovo in Garfagnana abbiano consegnato a nome di decine di organizzazioni ambientaliste al presidente del parco una lettera aperta in cui contestiamo il suo operato che riteniamo assolutamente accondiscendente nei confronti dell’estrattivismo, totalmente inadempiente all’impegno che invece il parco dovrebbe assolvere nella tutela del territorio – afferma Marco Mangeruca del Coordinamento Ambientalista Apuoversiliese - questo sistema non è più tollerabile: le nostre montagne e la nostra salute hanno bisogno di un modello diverso di rappresentanza all'interno di questi organismi per questo contestiamo totalmente l'operato del presidente Tagliasacchi. Noi gli abbiamo offerto rispetto e collaborazione, ma non ha mai risposto alle nostre istanze: è giunto il momento che sia lui stesso a dimostrare rispetto per il compito istituzionale al quale è stato chiamato.”
“Il parco, in occasione del Pabe delle Gobbie a Seravezza ha deciso di rinunciare al proprio ruolo non esprimendo la valutazione d’incidenza ma limitandosi ad una call della quale non si sa chi abbia partecipato né un verbale - tuona Rosario Brillante del CIPIT – e per il Pabe di Massa ha approvato praticamente tutto. Questa è un’ulteriore dimostrazione della posizione di assoluta sudditanza nei confronti di chi il parco lo vuole distruggere. Un Presidente del Parco che non si batte per l’approvazione del fondamentale strumento di previsione urbanistica rappresentato dal Piano Integrato è destinato a diventare il becchino del Parco. Chiediamo ufficialmente che venga istituita la Consulta delle associazioni e dei movimenti ecologisti, civici e ambientalisti che intendono salvare le Apuane dalla distruzione totale avviata con questa Presidenza, votata a privilegiare interessi privati.”
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Stefano Benedetti, presidente di Massa Città Nuova e membro del direttivo di Forza Italia Massa ha presentato al prefetto e alla Corte dei Conti un esposto in cui chiede le dimissioni del presidente della casa di riposo Ascoli di Massa, Giancarlo Casotti. “È notizia ormai pubblica che il consiglio comunale ha deliberato un atto di indirizzo con il quale si impegna ad acquistare il giardino della Casa di Riposo G. Ascoli per la realizzazione di alloggi per emergenza abitativa – spiega Benedetti nel suo esposto - Detto ciò, è necessario fare un po’ di chiarezza in merito alla struttura pubblica che in questi anni è riuscita ad accumulare milioni di euro di debiti. Al di là di un ragionamento politico che dovrebbe, a mio avviso, respingere assolutamente una scelta del genere e cioè quella di privare gli anziani ospiti della casa di riposo di una importante area esterna, indispensabile a loro, per poter arrivare al termine della propria vita in modo dignitoso, sorge anche una questione legata alla legalità della deliberazione in oggetto. Per comprenderlo meglio è necessario citare la parte finale della relazione del Presidente dottor Giancarlo Casotti sulla Gestione di Casa Ascoli, allegata al bilancio chiuso il 31 dicembre 2024. La conclusione della relazione è abbastanza drastica e preoccupante, perché anticipa palesemente una situazione fallimentare, difficilmente recuperabile: “l’azienda si trova ad un bivio: da un lato la possibilità, se accompagnata dal supporto delle istituzioni territoriali e degli attori finanziari, di completare con successo il risanamento ; dall’ altro in assenza di sviluppi positivi, l’ obbligo di attivare le procedure previste dalla vigente normativa per le asp che non sono in grado di assicurare la propria continuità “…“il consiglio di amministrazione rinnova pertanto l’ invito alle istituzioni ,agli enti coinvolti e al sistema bancario affinchè si addivenga nel 2025 alla definizione di un assetto stabile che consenta a Casa Ascoli di proseguire la propria attività nell’ interesse esclusivo della collettivitá “. All’epoca eravamo al 31 dicembre 2024 e dopo un anno la situazione non è assolutamente cambiata, anzi, i debiti sono lievitati ulteriormente e le banche non sono mai intervenute per avviare un percorso di risanamento aziendale. Oggi, a fronte di una grave situazione debitoria, si tratta di più di 6 milioni di euro e a seguito dell’ allarme lanciato dal presidente Casotti, il comune decide di acquistare il terreno esterno alla proprietá con il rischio che le istituzioni che controllano l’andamento amministrativo, contestino il reato di “Distrazione di Beni” di azienda in palese dissesto finanziario, il che significa semplicemente, “distrarre” i beni dell’azienda a scopi diversi di quelli aziendali, danneggiando di conseguenza i creditori. Riconoscendo al Presidente Giancarlo Casotti una legittima onestà intellettuale e sicuramente un grande impegno profuso verso il risanamento dell’azienda dissestata completamente dalle dirigenze passate, credo che a questo punto siano indispensabili le sue dimissioni, perché potrebbe essere travolto da uno scandalo e con lui il Partito di Forza Italia di cui ad oggi fa parte”.
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"Negli ultimi mesi RetiAmbiente Carrara è al centro di un crescente malcontento, che arriva da residenti, commercianti, esercenti e interi condomìni" è l'attacco dell'anili del servizio raccolta rifiuti a Carrara fatto dal consigliere della Lista Ferri, Filippo Mirabella che prosegue: "Episodi puntuali e ripetuti mostrano un sistema di controlli che più che migliorare la gestione dei rifiuti sembra colpire indiscriminatamente chi si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una situazione che non può essere ignorata, soprattutto alla luce del ruolo rivestito dall’amministratore unico, Fabrizio Volpi, nominato dal Partito Democratico, che continua a difendere protocolli di controllo che nella realtà producono risultati discutibili e, spesso, palesemente ingiusti. Il nodo dei controlli si basa sulla figura dell’ispettore Matteo Lombardi, già noto ai cittadini per un concorso interno molto contestato, perché già prima dei risultati si conosceva il nome del vincitore. Lombardi svolge sopralluoghi, apre cassonetti, controlla i sacchetti e – quando ritiene di aver individuato un’irregolarità – emette verbali e multe. Se un ispettore può fare le multe, e se queste vengono elevate sulla base di ciò che trova nei cassonetti pubblici o condominiali, è inevitabile chiedersi: a chi stanno davvero dando la colpa? E su quali basi e su quali verifiche ? La protesta che si alza in tutta la città ha come fulcro la zona Stadio con il paradosso delle multe agli innocenti. Le segnalazioni provenienti da alcuni commercianti ed esercenti della zona Stadio sono particolarmente gravi. Quando la Carrarese gioca in casa, infatti decine di tifosi ospiti arrivano senza un servizio adeguato di bagni, cestini o contenitori dedicati. E cosi i rifiuti vengono abbandonati dove capita: nelle aiuole, oppure dentro i primi cassonetti disponibili. Per non parlare dei bisogni corporei. A questo punto i controlli di RetiAmbiente – invece di tener conto del contesto – puntano il dito contro i commercianti e gli esercenti della zona, come se quei rifiuti fossero stati prodotti da loro stessi. Verbali, multe, richiami formali. Tutto contro persone che non hanno alcuna responsabilità: i rifiuti sono dei tifosi ospiti, non dei negozianti. Questo non è controllo:è accanimento. Se esiste un protocollo di Reteambiente Carrara su questo sarebbe sicuramente da rivedere immediatamente e se non esistesse sarebbe da fare. Non si può accettare che un sistema pubblico colpisca chi non è responsabile.Non si può accettare che un ispettore – per quanto zelante – possa trasformare una situazione di disservizio in un pretesto per identificare “colpevoli facili”. La realtà è semplice: il protocollo di controllo di RetiAmbiente se c è è inadeguato, iniquo e controproducente. Soprattutto perché non considera ciò che accade attorno allo Stadio, né altre situazioni in cui i cassonetti vengono usati da chiunque, di passaggio. Prima di multare i cittadini onesti, si devono garantire:servizi igienici funzionanti durante le partite, contenitori aggiuntivi, controlli preventivi, telecamere nei punti critici e verifiche che identifichino i veri responsabili. Nonostante accada tutto questo c’è un silenzio assordante del comune. Sorprende infatti ed indigna, l’assenza totale di intervento da parte del comune.Il sindaco Serena Arrighi e l’assessore all’Ambiente Carlo Orlandi che avrebbero il dovere istituzionale di difendere i cittadini, verificare i fatti e pretendere trasparenza da RetiAmbiente –scelgono invece il silenzio. Un silenzio che pesa come un macigno, perché mentre commercianti e famiglie vengono colpiti da verbali ingiusti, il comune non solo non interviene, ma non chiede spiegazioni, non apre verifiche, non tutela chi subisce un danno evidente. Arrighi e Orlandi tacciono. E in questa scelta, voluta o per inerzia, assumono una responsabilità politica precisa: abbandonare i cittadini proprio quando si aspettano protezione e chiarezza. È inaccettabile che un sindaco e un assessore delle Partecipate si voltino dall’altra parte mentre un sistema di controlli così discutibile continua a funzionare senza correttivi. E una responsabilità politica forte ed è legittimo chiedersi perché l’amministratore unico Volpi, nominato dal PD, difenda un sistema così poco efficace? Forse RetiAmbiente preferisce colpire chi è facilmente raggiungibile, invece di affrontare i problemi veri.Questa non è una politica dei rifiuti:è una politica della rassegnazione. La città chiede trasparenza, equità, buon senso. E chiede che chi fa controlli e sanzioni lo faccia con metodo, con responsabilità e con logica.Non è accettabile un sistema che multa i cittadini onesti e lascia irrisolti i problemi veri. È ora che RetiAmbiente, il comune e chi li dirige rispondano alle domande – tutte – dei cittadini di Carrara".
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