Politica
Il Polo P&S: il danneggiamento del trionfo di Afrodite è un fatto culturale
“Il danneggiamento del Trionfo di Afrodite è l’ultimo di una lunga serie di episodi che stanno accadendo da mesi nel quartiere della Martana e che ho più volte…

Spazio Verde Magico: 200mila euro l'anno di costi per un'utenza di cinque o sei bambini. Il sindaco Arrighi assicura che il progetto sarà sviluppato con un nuovo bando pubblico
Nella mattinata di martedì 10 marzo il sindaco di Carrara Serena Arrighi ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori del centro 'Verde Magico' del parco della Padula. «Verde Magico…

Incontro sul referendum dei Giovani Democratici a Massa
Mercoledì 11 marzo i Giovani Democratici organizzano un incontro in vista del referendum del 22 e 23 marzo, alle ore 18 presso il Bar Hermès, Piazza…

Difesa del litorale apuano: la lezione dell’ingegner Arrighi al Rotary. Un incontro dedicato alla tutela della costa e alla lotta contro l’erosione, tema sempre più urgente per il territorio apuano
Il Rotary Club Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario ha recentemente ospitato l’ingegner Giuliano Arrighi per una relazione dedicata a un tema di grande rilevanza…

Protesta delle famiglie sotto al comune di Carrara per la chiusura dello spazio Verde Magico
Si sono riuniti, con striscioni di protesta, sotto al comune di Carrara, le mamme, i papà e le nonne dei bambini che frequentano lo spazio Verde Magico della…

Dal Pd solo prevaricazione e insulti contro il consigliere Martinelli: la critica dell'ex sindaco 5 stelle De Pasquale
"L'attuale maggioranza farebbe bene a preoccuparsi di tutti i grossolani errori della giunta e del palese dissenso dei cittadini verso questa amministrazione" a intervenire nel dibattito…

Parcheggi estivi a Marina di Carrara. I diritti dei cittadini non vanno in vacanza: la lettera aperta di Florida Nicolai
Non si tratta dello scontato e per certi versi anche banale problema di “dove mettere le auto”: perché qui non sollevo un problema tecnico, ma un…

"Organico del Genio Civile Toscana Nord non adeguato al suo compito, Giani provveda": l'appello del consigliere Guidi di FdI
"Le carenze sottolineate dai dipendenti del Genio Civile Toscana Nord pregiudicano il normale ed efficiente funzionamento di un ufficio che ha competenze nel delicato settore dell'assetto…

Più sicurezza per il territorio di Marina: la richiesta del comitato Amare Marina
Amare Marina chiede sicurezza per il territorio: "Chi è cagione del suo mal, pianga se stesso. Una saggezza popolare che a Carrara non trova soddisfazione. È…

Il comune replica al Polo progressista e di sinistra piccioni in città sotto controllo, interventi già attivi e monitoraggio nelle piazze in centro
In replica all’articolo del Polo Progressista di Sinistra e della consigliera Bennati, uscito sulla stampa in merito alla situazione dei piccioni in città, preme precisare quanto…

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Il dibattito che si sta aprendo intorno alla proroga di due anni per l’applicazione delle norme sull’obbligo di filiera corta per le aziende estrattive, ruota, al momento, intorno a enunciazioni di principio senza entrare nella concretezza dei dati.Sui principi ci siamo già espressi nell’ultimo nostro comunicato in cui chiedevamo all’Amministrazione di non concedere proroghe, spiegandone anche i motivi. Sempre relativamente ai principi e in particolare sull’obbligo della lavorazione nella filiera locale, vogliamo ribadire ancora una volta il nostro NO, fermo e deciso, a ogni modifica peggiorativa della legge regionale 35/2015 e anche della legge 52/2025, per quel che concerne l’introduzione dell’obbligo di filiera nei bandi di gara per l’attribuzione delle future concessioni. Vorremmo però affrontare ora la questione da un’angolazione diversa, sulla quale chiediamo all’Amministrazione di riflettere attentamente.
Innanzitutto la decisione di prolungare in maniera generalizzata il periodo “transitorio”, basata oltretutto esclusivamente sui dati aggregati relativi al mancato raggiungimento della quota del 50 per cento, appare come l’ennesima scorciatoia per rinviare – ancora una volta – l’applicazione seria e rigorosa di norme che sono state pensate per garantire alla collettività una gestione sostenibile sul piano ambientale e sociale di un patrimonio pubblico quali sono gli agri marmiferi. Sarebbe invece opportuno (o meglio necessario) che, prima di ogni altra cosa, i dati sul raggiungimento o meno della percentuale di filiera corta fossero resi pubblici, in maniera trasparente. Ad esempio quali sono le aziende e le relative cave che sono al di sotto del 50 per cento? E di quanto, ciascuna cava, è distante dall’obiettivo? Ancora: qual è il rapporto fra la percentuale di filiera corta e la quantità di materiali estratti? E quali sono i valori economici in gioco e quali sono i fatturati e gli utili che ciascuna di queste aziende realizza? A nostro avviso infatti, è differente la situazione di una azienda che arriva al 45 per cento di filiera da un’altra che sta al 30, al 25 o addirittura al 10 per cento. È diverso se una cava sta al 40 per cento estraendo 100 tonnellate da un’altra che ha la stessa percentuale estraendone 500 (stiamo ragionando ovviamente su quantitativi astratti e parametrali). E ancora, è ovvio che, se una cava sta al 40 per cento e ha utili del 30 per cento sul fatturato e un’altra, con la stessa percentuale di filiera corta, ha utili del 10 per cento, non possono avere uguale accesso a una eventuale “proroga”.
Non da ultimo: le eventuali proroghe del termine, differenziate caso per caso, dovrebbero essere concesse in base alla presentazione di un programma attendibile (e verificabile) di incremento delle lavorazioni in loco, di crescita occupazionale, di riequilibrio fra estrazione e trasformazione. Viceversa, la proroga sic et simpliciter – come sembra proporre l’Amministrazione comunale – si trasformerebbe in una sorta di pur temporaneo “tana liberi tutti”, dimostrando che il rispetto delle regole non paga (l’abuso “italico” dei condoni docet) e finirebbe magari per frenare anche le aziende più virtuose che già hanno dimostrato impegno nella realizzazione della filiera.Insomma, ancora una volta riteniamo che sui dati relativi all’estrazione debba esserci piena e totale trasparenza e che il Comune, che rappresenta la collettività, debba tutelare prima di tutto l’interesse pubblico, senza cedere alle ben note pressioni delle aziende lapidee ma, al contrario, stimolarle (se non costringerle) a investire in progetti, in ricerca e sviluppo e alla oramai non più rinviabile responsabilità sociale e ambientale di impresa.
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Rifondazione Comunista Massa Carrara organizza per giovedì 5 marzo, ore 17:30, in Sala della Resistenza, Palazzo Ducale, a Massa un incontro pubblico per sostenere le ragioni del no alla riforma della giustizia. "Rifondazione Comunista considera questa riforma una deriva pericolosa, capace di ledere la nostra democrazia e l'indipendenza del potere giudiziario, portando a compimento, se approvata, la guerra alla magistratura che va avanti da decenni. Ricordiamo che nel piano di rinascita democratica della P2 la separazione delle carriere era uno dei punti cardine. Per tutti questi motivi, il nostro partito sostiene convintamente il no" spiegano da Rifondazione Comunista. All'incontro a Palazzo Ducale i
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"Se qualcuno pensava che spendere quasi 50mila euro di soldi pubblici per commissionare a Danae Project un servizio di marketing territoriale sul PNRR potesse salvare la disastrata immagine turistica di Carrara, si sbagliava di grosso" è la constatazione fatta dal consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella che aggiunge: "Ma evidentemente a Palazzo ci sono ancora persone convinte che una clip ben montata possa sostituire, a giudizio di molti, anni di vuoto politico.Peraltro la delibera iniziale proposta dalla Arrighi parlava di incentivare il turismo tramite l’individuazione di un giornalista/video comunicatore, ma nella determina finale la Dirigente del Settore giustifica tutto come “obbligo PNRR”: un cambio di motivazione e di interpretazione della Legge che sorprende e che stride con i principi di trasparenza e chiarezza che ci si aspetta da una PA.Carrara è famosa nel mondo per il suo marmo, ma non certo per le scelte e i risultati dell’Amministrazione Arrighi e della sua maggioranza nella gestione del patrimonio culturale. Gli esempi abbondano.
Da anni Carrara tentenna sulle promesse di una gipsoteca permanente che valorizzi la grande collezione di calchi dell’Accademia di Belle Arti – una delle più importanti d’Italia – eppure quei preziosi calchi restano invisibili, perché inabili ad individuare una sede adeguata e mai realmente fruibile per il pubblico.Il progetto di mettere in mostra le opere a Palazzo Rosso è stato rivisto radicalmente dall’Amministrazione Arrighi, lasciando l’intera collezione nell’oblio.Nel frattempo il MudaC e il CARMI esistono formalmente ma faticano a definire il loro ruolo turistico attrattivo stabile, tanto che spesso restano poco più che contenitori occasionali per mostre con scarsa affluenza.E non parliamo del Museo Civico del Marmo: nato negli anni ’80 con grandi ambizioni di raccontare la storia millenaria della cultura del marmo, è diventato un simbolo di disattenzione, con collezioni spostate in magazzino e una totale interruzione dell’attività museale significativa da oltre 3 anni. Da luglio 2022, quando questa amministrazione – guidata dal sindaco Arrighi – si è insediata, non ha prodotto alcuna iniziativa concreta per attrarre visitatori, valorizzare il territorio o proporre offerte turistiche credibili.Ora, a pochi mesi dalla fine dei tempi di rendicontazione dei fondi, si scopre che il turismo si promuove filmando immagini di opere che esistono solo sulla carta o nei rendering, perché allo stato attuale dei lavori appare improbabile che i cantieri da 70 milioni di euro che avrebbero dovuto essere completati entro il 31 marzo 2026 vengano restituiti alla comunità. Questo significa che il tanto sbandierato materiale da pubblicizzare sarà – nella migliore delle ipotesi – polvere, sagome di ponteggi e retini rossi. La scuola Buonarroti è un esempio lampante: il cantiere è chiuso da mesi e non c’è nulla da mostrare se non tubi e cemento. E allora di che promozione stiamo parlando? Quali responsabilità politiche hanno portato a questa situazione? E che Agenzia decide di impiegare ulteriori risorse senza garanzie di ritorno concreto, in un’operazione che appare funzionale a rafforzare l’immagine pubblica dell’attuale sindaco in vista delle prossime elezioni amministrative? Come se non bastasse, contemporaneamente l’assessore al bilancio Lattanzi ha destinato solo 400mila euro a iniziative turistiche frammentate e prive di una visione organica, mentre manca del tutto una strategia di lungo periodo per rilanciare davvero il turismo cittadino.Il risultato? È sotto gli occhi di tutti: soldi pubblici utilizzati inadeguatamente, senza alcuna probabilità concreta di ritorno reale. Persino a livello nazionale, iniziative di marketing turistico – come costose campagne video ufficiali – sono finite derise perché realizzate fuori contesto o con contenuti che non riflettono la realtà dei luoghi. Ed è qui che emerge il nodo centrale dell’assurdità: non è un errore di forma, è un errore di fondo. Non si aumenta l’attrattività di un territorio arrangiandosi con un video, se poi non si è nemmeno in grado di mostrare qualcosa di finito o di realmente attrattivo. A Carrara, dove alcune zone soffrono ancora di servizi turistici minimi e la percezione pubblica è quella di un cantiere eterno, spendere soldi pubblici in “promozione” significa gettare benzina su un fuoco che non brucia. Chi conosce davvero il territorio sa che servirebbe una strategia reale, investimenti per servizi turistici, connessioni e offerte vere. Quello che è stato fatto, invece, è l’ennesimo gesto estemporaneo che è propaganda elettorale; in una città con cantieri aperti ovunque e zero attrazioni concluse, questa operazione è semplicemente un’operazione politicamente discutibile e amministrativamente inopportuna, pagata a spese dei cittadini".
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Il 20 maggio 2025 avevamo lanciato un appello sulla stampa per denunciare una situazione di estrema carenza e obsolescenza dei mezzi operativi destinati alla raccolta dei rifiuti. Una condizione ereditata dalla precedente gestione di Nausicaa, che negli ultimi anni – consapevole dello scorporo del settore Igiene Ambiente – non aveva più investito né nella manutenzione né nel necessario turnover del parco mezzi.
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È stato indetto uno sciopero per lunedì 9 marzo 2026 proclamato dai sindacati Slai Cobas e Usi, indirizzato ai dipendenti pubblici e privati, di comparto e dirigenza.L’Azienda si scusa anticipatamente con i propri utenti per eventuali disagi nell’erogazione dei servizi sanitari (esami, ambulatori ecc) e amministrativi (prenotazione esami, accettazione ecc) anche affidati a ditte esterne che si dovessero manifestare a livello sia territoriale che ospedaliero.Come previsto dalla normativa vigente, saranno comunque garantiti tutti i servizi minimi essenziali previsti per il settore della Sanità e, per quanto riguarda le attività connesse all’assistenza diretta ai degenti, sarà data priorità alle emergenze e alla cura dei malati più gravi e non dimissibili. A tal proposito ricordiamo che i “servizi minimi essenziali” comprendono:
- il Pronto Soccorso e servizi afferenti legati a problematiche non-differibili della salute dei cittadini ricoverati (turni dei reparti) e non. Di conseguenza anche il personale tecnico per la preparazione dei pasti e degli altri servizi di base;
- servizi di assistenza domiciliare;
- attività di prevenzione urgente (alimenti, bevande, etc..);
- vigilanza veterinaria;
- attività di protezione civile;
- attività connesse funzionalità centrali termoidrauliche e impianti tecnologici;
- vari.
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L’Autorità Portuale ha in programma di “trapiantare” 27 pini storici su viale Cristoforo Colombo per rifare il marciapiede. L’operazione viene presentata come rispettosa del verde, con toni rassicuranti che abbiamo già sentito altre volte, e sappiamo com’è andata a finire. Ma solleva gravissime perplessità tecniche, economiche e giuridiche.
Un metodo collaudato (e un’escalation)
Non è la prima volta che i cittadini vengono rassicurati sul destino dei pini di viale Colombo. Nel 2019, alcuni esemplari furono abbattuti e sostituiti con palme Washingtonia robusta, senza alcuna perizia a giustificarli. Nel maggio 2025, l’assessora ai Lavori Pubblici Elena Guadagni dichiarava su Il Tirreno che si valutava l’eliminazione di ulteriori pini “su richiesta di una categoria”, senza specificare quale, senza partecipazione, senza che nessuno avesse chiesto parere ai cittadini. Arca denunciò allora l’inaccessibilità delle tavole progettuali: i cittadini non potevano vedere i documenti su cui si fondavano decisioni che li riguardavano. I dubbi di allora su chi fosse la “categoria” interessata, sono ora dissipati. Qualche mese prima, sei pini erano stati abbattuti in circostanze che meritano di essere ricordate. La perizia agronomica commissionata dalla società Water Front – redatta dalla dottoressa Marina Gandolfo – li indicava come sani, stabili, non pericolosi (classe C). Oggi il copione si ripete, ma con un’escalation: si ha una perizia che attesta la salute degli alberi, e allora non si parla più di abbattere, ma di “trapiantare”. Sembra un passo avanti; in realtà è solo una messa in scena più raffinata.
“Sradicati e ripiantati”: una storia per bambini
Chiediamo a qualunque professionista indipendente in arboricoltura di confermare ciò che la scienza dice chiaramente: il trapianto di pini adulti ha tassi di mortalità che superano largamente quelli di sopravvivenza. Un Pinus pinea maturo sviluppa in decenni un apparato radicale esteso e profondo, in simbiosi con il suolo attraverso reti micorriziche che nessun trapianto può preservare. Lo sradicamento traumatizza irreversibilmente questa struttura. Operazioni del genere sono riservate a esemplari di valore monumentale eccezionale – e anche in quei casi sono scommesse costosissime, non garanzie. I cittadini, sui social, hanno capito subito: il “trapianto” è una strategia comunicativa. Serve a far credere che l’Autorità Portuale stia facendo di tutto per salvare i pini, quando l’esito più probabile – scientificamente atteso – è la loro morte differita. Formalmente nessuno li abbatte; sostanzialmente non ci saranno più.
La frase che rivela tutto
Nell’articolo compare, quasi di sfuggita, un’affermazione rivelatrice: «È ormai conoscenza acquisita che i pini non siano l’essenza ideale per il tessuto urbano». Acquisita da chi? Su quale base scientifica? Il Pinus pinea è presente nei centri urbani italiani da almeno tremila anni. Ha strutturato il paesaggio costiero mediterraneo ben prima che esistessero le Autorità Portuali e gli Water Front. Definirlo “non ideale” non è una verità scientifica: è una narrazione costruita per rendere accettabile ciò che altrimenti non lo sarebbe. Spacciata per scienza consolidata, senza fonte né studio, diventa disinformazione. E il giornalista che la riporta senza una domanda critica non informa: amplifica.
Chi paga il prezzo, chi incassa
L’agronomo incaricato dalla Porto Authority ha valutato tutti i 27 pini: il responso è «ottimo». Sono tutti sani. Lo dice chi doveva trovare una ragione tecnica per giustificare l’intervento. Eppure, vengono sradicati lo stesso. Perché? Non per necessità biologica, non per rischio di caduta, l’unica condizione che la giurisprudenza riconosce legittima per intervenire su alberi maturi. Li sradicano perché le radici sollevano il marciapiede. E il marciapiede va rifatto perché il Water Front deve avere il suo “salotto green”, rispondendo a logiche portuali e interessi privati che non vengono mai nominati nei documenti pubblici. Questo si chiama esternalizzazione: i costi ambientali, paesaggistici, collettivi li pagano tutti i cittadini; i benefici li incassa chi ha interesse economico nel progetto. Di solito si cerca di mascherarlo con una giustificazione tecnica credibile. Qui non serve: bastano un agronomo, una formula rassicurante e un articolo che non fa domande. Esistono soluzioni collaudate per rifare marciapiedi in presenza di alberature mature: pavimentazioni modulari rimovibili, guaine di protezione radicale, sottofondi drenanti. Sono tecnologie applicate in decine di città italiane ed europee. Sradicare 27 pini storici sani per un marciapiede, nel 2026, non è una necessità tecnica: è una scelta politica a favore di pochi. Chi la compie dovrebbe avere il coraggio di dirlo, invece di nascondersi dietro la retorica dell’“attenzione estrema”.
Il Regolamento del Verde: abiurato prima di nascere?
Il Comune di Carrara sta per approvare il nuovo Regolamento del Verde urbano. Un documento che, pur con limiti seri – non introduce quella inversione di paradigma che l’art. 9 della Costituzione imporrebbe, e lascia gli alberi esposti a formule vaghe come “rigenerazione urbanistica” – contiene principi che, se applicati, renderebbero quest’operazione quanto meno difficile da autorizzare. Il Regolamento prevede un Piano di Salvaguardia obbligatorio per qualsiasi intervento in presenza di alberature: protezioni fisiche, divieto di scavi entro l’area di pertinenza radicale, supervisione tecnica. Il progetto presentato fa l’esatto opposto: rimuove le piante dal loro luogo di crescita, le strappa e le reimpianta, mettendole in condizioni di sopravvivenza precaria, statisticamente improbabile. Prevede inoltre “particolare attenzione agli alberi di pregio storico, monumentale o ecologico”. Questi 27 pini fanno parte di un sistema alberato con doppio vincolo paesaggistico (DD.MM. 1953 e 1969, DLgs 42/2004). Sono la memoria vegetale di Marina di Carrara. E allora: il Comune, che siede al tavolo con l’Autorità Portuale, ha verificato la conformità del progetto al proprio Regolamento? Ha preteso soluzioni alternative – un marciapiede costruito attorno agli alberi – prima di autorizzare un intervento così invasivo? A giudicare dal silenzio, sembra di no. Il Regolamento, per l’amministrazione, vale solo per i privati. Per i grandi enti, per le opere pubbliche, per i “salotti buoni” del porto, le regole si possono aggirare. O peggio: ignorare.
E la Soprintendenza?
L’area è soggetta a vincolo paesaggistico. Nel 2019, cittadini e comitati scrissero all’allora Soprintendente Angela Acordon denunciando l’assenza di intervento di fronte all’abbattimento di pini. Oggi la domanda è identica: è stato richiesto e ottenuto il nulla osta paesaggistico? La Soprintendenza è stata informata di questo “trapianto” che modifica irreversibilmente un paesaggio tutelato? E se sì, quali valutazioni ha espresso?
Il precedente che inquieta
Quando si denunciò l’abbattimento dei sei pini sani e vincolati, ci si chiese: “Perché proprio quelli e in quel momento?”. Oggi la domanda si ripete, con numeri più alti. Sembra che, nonostante proclami e nuovi regolamenti, la prassi resti la stessa: gli alberi si tolgono, i cittadini si informano dopo, le istituzioni tacciono.
Il quadro giuridico: alberi maturi come beni comuni
La giurisprudenza consolidata stabilisce che un albero maturo in contesto urbano non può essere manomesso se non per comprovati e seri rischi di caduta. Non è questo il caso. L’art. 9 della Costituzione tutela il paesaggio e l’ambiente come patrimonio nazionale. I pini non sono oggetti di arredo, ma beni comuni la cui difesa è dovere istituzionale prima che civile. Un intervento che ne comprometta l’integrità senza necessità di sicurezza pubblica configura un potenziale attentato a questo principio.
Conclusione
Non si può raccontare come “salvataggio” ciò che molto probabilmente segnerà la condanna di questi alberi. I pini di viale Colombo, purtroppo solo quelli sopravvissuti, sono parte della storia e del paesaggio di Marina di Carrara. Meritano rispetto, non operazioni di facciata – costosissime, molto più costose delle alternative ingegneristiche collaudate che il progresso offre. Se il “salotto nuovo” del porto non può convivere con loro, sarà il salotto a dover cambiare progetto. Non gli alberi. Ricordo inoltre (e non è davvero secondario) che un'azione non deliberata (quale può essere un abbattimento o una potatura) condotta nella consapevolezza di poter produrre un danno all'avifauna è equiparata a dolo, secondo la Corte europea. E da marzo ad agosto c’è la tutela assoluta. Ci auguriamo che associazioni e gruppi di cittadini procedano con richieste di interruzione amministrativa (moratoria e diffida) e con azioni penali (denuncia alla Procura). Il tempo per fermare questa mattanza è ora.
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Si è conclusa la stagione dei congressi della Lega in provincia di Massa-Carrara, che ha rinnovato le segreterie e i direttivi delle sezioni comunali, aprendo una fase nuova di rafforzamento politico e organizzativo in vista delle prossime sfide amministrative.
A Massa è stato eletto segretario Eleonora Cantoni. Nel direttivo entrano Michela Bigi, Annalisa Toschi, Barbara Iadicicco, Chiara Radicchi, Marco Lunardini ed Enrica Battaglia.
A Carrara è stato eletto segretario Cristina Rocchi. Fanno parte del nuovo direttivo Lucian Martisca, Davide Zangolli, Tiziano Salzillo, Gina Marinescu, Katia Menconi e Antonio Morelli.
Ad Aulla si è svolto il congresso della sezione Lunigiana, che ha confermato segretario Gianfranco Colombani. Nel direttivo sono stati eletti Stefano Signani, Marco Luisi, Marco Calevro ed Elisa Terenzoni.
A Montignoso è stato eletto segretario Michela Bertelloni. Nel direttivo Massimiliano Marchi e Andrea Cella.
Ai congressi hanno partecipato il segretario provinciale Andrea Tosi, il vice segretario regionale Andrea Cella e l’onorevole Andrea Barabotti, a testimonianza dell’attenzione e dell’unità del partito a tutti i livelli. Al congresso della sezione di Massa ha portato i suoi saluti anche il sindaco Francesco Persiani.
"La conclusione della fase congressuale non rappresenta un semplice passaggio formale, ma un momento politico rilevante", spiegano dal Carroccio. "La Lega rafforza la propria struttura sul territorio provinciale, con sezioni rinnovate e pronte a intensificare l’attività politica, la presenza costante tra i cittadini e il lavoro sui temi concreti. In una fase in cui i territori chiedono risposte chiare su sicurezza, sviluppo, servizi e qualità della vita, la Lega si conferma forza radicata nelle comunità locali, determinata a crescere ulteriormente e a farsi trovare pronta in vista delle prossime scadenze elettorali".
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Si costituisce ufficialmente nella provincia di Massa Carrara il Coordinamento Provinciale di Avanti per gli Stati Uniti d'Europa, progetto politico che unisce Più Europa e Partito Socialista Italiano, aperto al contributo delle migliori energie civiche del territorio. Alla guida del nuovo organismo è stato nominato Janos Stagi, chiamato a consolidare e radicare in provincia un'area riformista ampia, plurale e determinata.
L'iniziativa nasce con l'obiettivo di rafforzare il riformismo nel centrosinistra apuano, mettendo insieme cultura socialista, cattolicesimo democratico e associazionismo civico in una piattaforma comune. Una scelta strategica per costruire un'alternativa credibile alla destra e rappresentare un argine alle derive populiste e sovraniste.
In vista delle prossime amministrative a Massa, Carrara e Montignoso, il Coordinamento sottolinea la necessità di una proposta competitiva e inclusiva: senza una solida componente riformista il centrosinistra non può essere all'altezza delle sfide locali. In questo percorso sarà determinante il contributo di Angelo Zubbani, la cui esperienza amministrativa, il rapporto diretto con i cittadini e la competenza maturata negli anni rappresentano un valore aggiunto per un progetto che punta a vincere.
Giuseppe Manfredi, consigliere comunale di Montignoso, spiega così la sua adesione: «Ho scelto di far parte di questo progetto perché solo un'autentica iniezione di libertà, responsabilità e innovazione può far crescere la nostra comunità. A Montignoso corriamo per vincere, mettendo al centro lavoro, solidarietà e tutela dei più fragili».
Federico Eligi, segretario regionale di Più Europa, evidenzia: «La Toscana affronta sfide decisive. Il radicamento territoriale di Avanti per gli Stati Uniti d'Europa e di Più Europa, che oggi compie un passo importante a Massa Carrara, è la condizione per dare voce a un'area riformista protagonista del futuro regionale».
Gerardo Labellarte, commissario regionale toscano del Partito Socialista Italiano, sottolinea: «Questa sinergia tra le nostre forze è essenziale per sostenere i valori del socialismo democratico e dare un contributo concreto a una moderna società della conoscenza. Insieme vogliamo dare voce a chi oggi vede negati i propri diritti fondamentali».
Per Marco Remaschi, del coordinamento regionale di Avanti per gli Stati Uniti d'Europa, «serve un centrosinistra con un'anima riformista forte e plurale, capace di parlare al mondo del lavoro, alle imprese e alle nuove generazioni, fondando la propria proposta su merito, responsabilità e giustizia sociale».
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