Politica
Il verde pubblico è un bene comune. Avs chiede trasparenza e che si applichi il regolamento adottato
Nei giorni scorsi ci sono arrivate diverse segnalazioni per il taglio di altri otto pini sulla salita S. Ceccardo e di un albero maestoso nel parco…

Massimiliano Bernardi: "Campo scuola verso la chiusura, ma lo sport diventa "a numero chiuso": le contraddizioni della Giunta Arrighi"
"Una decisione annunciata in Commissione Presidente Silvia Barghini del PD che lascia sul campo più perplessità che certezze. Nel corso del recente dibattito, l'Assessore allo Sport…

Carrara, sicurezza, Barabotti (Lega): "Arrighi chiede più Stato, poi la sua maggioranza boccia "Strade Sicure". Ai cittadini gli appelli non bastano"
"La sindaca Arrighi chiede più presenza dello Stato, ma quando in Consiglio comunale arriva una proposta concreta per richiedere i militari di "Strade Sicure",…

Futuro Nazionale Massa-Carrara: “Immigrazione, il centrodestra predica serietà ed efficienza, ma i fatti raccontano un’altra realtà”
Futuro Nazionale Massa-Carrara esce col seguente comunicato nel quale il movimento presenta la sua posizione sulla gestione dell’immigrazione, sugli sbarchi nel porto di Marina di Carrara e sul…

Carrara, il Centrodestra fa squadra e guarda al futuro: “Pronti a scrivere una nuova pagina per la città”
"Grande partecipazione al gazebo unitario del Centrodestra in Piazza 2 Giugno a Carrara, un’importante occasione di incontro e confronto con i cittadini, che hanno voluto fermarsi…

Oscuramento dei profili social e responsabilità dei genitori: le proposte di Cantalamessa
Quando la criminalità conquista i social, anche la risposta legislativa deve guardare lì. Nell'intervista a Format Lab Academy, il senatore leghista Gianluca Cantalamessa, componente della Commissione…

Fratelli d’Italia Massa-Carrara: proposta per l’istituzione del garante provinciale dei diritti delle persone con disabilità
Fratelli d’Italia scende in campo a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie, presentando…

Comunicato stampa. Trasporto dei blocchi di marmo, CNA Massa Carrara: «Un'eccellenza del territorio a rischio. Serve una prospettiva per il futuro»
Il trasporto di marmo in blocchi è un settore di nicchia, altamente specializzato, che rappresenta un'eccellenza del territorio apuano e un servizio essenziale per il funzionamento…

Cava Fornace, Barabotti e Montemagni (Lega): «La costa apuo-versiliese non è la pattumiera della Toscana»
«Su Cava Fornace siamo davanti a un paradosso democratico che non può essere ignorato. Il Consiglio regionale della Toscana ha impegnato la Giunta a perseguire la…

Con la variante ex Olivetti la città di Massa è all'asta: lo dice l'associazione Polis Lab
"Si completa con la variante ex Olivetti, il trittico delle beffe per la città di Massa". Lo dice Michele Porcu, coordinatore dell'associazione Polis Lab che spiega:…

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"Un anno di annunci spento dalla realtà dei fatti. Ecco perché parlare di esproprio senza chiarirne preventivamente la concreta fattibilità sarebbe stato del tutto fuori dal contesto e perché la successiva evoluzione della vicenda solleva seri interrogativi sulla strategia della Giunta di Serena Arrighi": a parlare in merito all'annosa vicenda del Marble Hotel è il consigliere della Lista Ferri, Filippo Mirabella che spiega. "Il 13 ottobre 2025 il sindaco Serena Arrighi e l'assessore Lorenzini tuonavano sulle pagine dei giornali locali con un ultimatum perentorio: "Entro il 31 dicembre la proprietà del Marble Hotel presenti un progetto credibile, o il Comune imboccherà la strada dell'esproprio". Dal luglio 2022, quando si sono insediati, altri discorsi a vuoto ma, dopo aver annunciato l'esproprio, oggi assistiamo alla solita, imbarazzante marcia indietro. Oggi ci vengono a dire che si cercano "strumenti urbanistici più consoni". Ci domandiamo quali siano. Se fossero stati identificati perché non renderli pubblici? Perché la strada dell'esproprio "è in salita"? La verità è un'altra ed è sotto gli occhi di tutti: la giunta Arrighi avrebbe sventolato ai cittadini un proclama irrealizzabile, collezionando l'ennesima sconfitta politica e amministrativa. Perché l'esproprio sarebbe stato del tutto fuori contesto. Agitare lo spauracchio dell'esproprio per l'area del Marble Hotel sarebbe stata, a nostro parere, una scelta quantomeno azzardata sul piano tecnico e giuridico. Il Comune non è un'immobiliare (né può permettersi di sprecare i soldi dei cittadini per un'operazione di questa portata senza averne prima chiarito costi, finalità e sostenibilità). L'espropriare un'area privata d'ingresso alla città, finita all'asta e con un'ossatura incompiuta, non è un'operazione a costo zero. L'esproprio per "pubblica utilità" impone comunque all'Ente pubblico di farsi carico dell'indennizzo della proprietà e, soprattutto, di coprire per intero gli imprevedibili costi di bonifica, demolizione o messa in sicurezza dell'area. Con quali risorse a bilancio il Comune di Carrara avrebbe sostenuto un simile esborso economico prima ancora di avere un progetto definitivo?
Questi sono i vincoli della Pubblica Amministrazione:
Se un Comune espropria un bene per pubblica utilità, deve rispettare la finalità pubblica e i vincoli previsti dalla legge e non può trattare l'area come una semplice operazione immobiliare. Un ente pubblico non specula sul mercato. Se espropria, deve garantire che venga realizzata l'opera pubblica prevista. Ipotizzare la strada dell'esproprio senza aver prima blindato la destinazione d'uso pubblica dell'area, e senza aver definito le corrette procedure applicabili, dimostra una grave carenza di pianificazione e di chiarezza amministrativa.
Mancanza dei presupposti d'urgenza e di pubblica utilità: infatti l'esproprio è un atto d'imperio eccezionale che richiede motivazioni stringenti e piani urbanistici approvati con vincoli preordinati all'esproprio stesso. Usare il monito dell'esproprio come una clava negoziale o una "scadenza d'ultimatum" a mezzo stampa sembrerebbe un comportamento improvvisato che rischierebbe solo di esporre il Comune a contenziosi milionari e ricorsi al TAR persi in partenza.
Piú di tre decenni di paralisi e zero idee:
Il Marble Hotel — il famoso ecomostro all'uscita del casello nato decenni fa tra promesse e megaprogetti mai realizzati — meritava e merita risposte serie, pianificazione urbanistica vera, capacità di attrazione degli investimenti privati e coordinamento sugli strumenti d'ambito. Invece, per un anno intero, l'amministrazione comunale avrebbe riempito le pagine dei giornali locali annunciando misure "muscolari" ed espropri fantasma, salvo poi ammettere oggi che "bisogna capire come muoversi" e che servono "approfondimenti legislativi e tecnici". Ma come? Gli approfondimenti li fate dopo aver lanciato gli espropri sui quotidiani?
La realtà è che la distanza tra gli annunci e una soluzione concreta resta il dato politico più evidente. Un balletto di annunci, scadenze e dichiarazioni d'impatto che non ha ancora restituito dignità all'ingresso della nostra città, lasciandolo nel solito, deprimente pantano.
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Sabato 17 ottobre il Movimento 5 Stelle, che ha governato Carrara dal 2017 al 2022, ci invita a riflettere su «il verde pubblico che vogliamo». L’incontro si terrà in viale Colombo, per uno scherzo della toponomastica che nessuno sceneggiatore avrebbe osato: proprio il viale dove, sette anni fa, la loro idea di verde pubblico aveva la forma di una motosega.Quei giorni li ricordiamo bene. L’8 giugno 2019 Andrea Raggi, assessore ai Lavori pubblici della giunta a Cinque Stelle guidata da Francesco De Pasquale, annunciò l’abbattimento dei diciassette pini tra via Modena e via Rinchiosa, da sostituire con palme messicane: un tocco di California in riva al Tirreno. Era solo il primo lotto di un progetto approvato dalla giunta, che prevedeva di proseguire fino a viale Galilei ed eliminare l’intera alberatura del lato monti. Erano alberi maturi, sani ed equilibrati, presenti nelle cartoline della nostra infanzia, e nessuna perizia ne giustificava l’abbattimento. Più precisamente: non esisteva alcuna perizia, neppure “pilotata” (come successivamente diventerà prassi abbastanza frequente e trasversale). Le motoseghe partirono il 10 giugno, in piena stagione di nidificazione, tanto che, trovati i nidi, il taglio di alcuni alberi dovette essere sospeso grazie all’intervento ostinato e fortemente ostacolato, di alcuni cittadini (anche se, su facebook, l’assessore, anche lui ostinatamente, sentenziava che sui pini ci sono solo “tarponi”) e della LIPU nazionale che presentò anche un esposto per violazione di una legge dello Stato e della Regione. Tutto questo in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1953. A commento, in un video diffuso ancora via facebook, lo stesso Raggi sentenziò: «I pini devono stare in pineta». E i cittadini, si capì presto, dovevano stare a casa. Anzi, furono invitati esplicitamente.
Le spiegazioni dell’assessore Raggi meritano di essere rilette, una per una. Ai cittadini che protestavano davanti al cantiere, disse che si era partiti tardi perché acquisire tutti i pareri aveva richiesto tempo: mesi dopo, la Soprintendenza scrisse di non aver mai ricevuto alcuna richiesta. Disse che quelle palme erano la specie più resistente al punteruolo rosso: gli ambientalisti gli ricordarono che i primi attacchi alle Washingtonia erano stati segnalati già due anni prima. Disse infine che le radici dei pini erano un pericolo: ma le radici sollevavano il marciapiede perché sopra ci parcheggiavano le auto, e lo scopo dell’operazione, taciuto ma scritto esplicitamente sul progetto, denunciarono le associazioni, era proprio ricavare un parcheggio su quel marciapiede. Un residente del viale, ingegnere in pensione recentemente scomparso, lo disse senza giri di parole: la scelta vera non era tra i pini e i disabili, ma tra i pini e le auto in sosta. Le alternative c’erano, e furono offerte: vietare la sosta, allargare l’aiuola, lasciare respirare le radici e tenersi i pini. Gli ambientalisti invitarono la giunta a smettere di improvvisarsi paesaggista e ad ascoltare chi ne sapeva di più. Non furono ascoltati.
Il riferimento ai disabili non fu casuale. Per difendere i tagli, Raggi diffuse un video accanto a un uomo in carrozzina che mostrava quanto fosse impraticabile il marciapiede, come se chi difendeva i pini volesse sbarrare la strada a chi non cammina. Un’associazione ambientalista, che la giunta aveva consultato, dovette precisare pubblicamente che la sua disponibilità a collaborare era stata fatta passare per un avallo, ma che in realtà, pur non opponendosi all’abbattimento dei pini, aveva detto no alle palme, chiesto una consultazione preventiva e previsto la sostituzione con nuovi pini. Questo fu il clima. Chi si oppose, e io c’ero, non fu ascoltato: fu liquidato con sufficienza e, quando non bastava, insultato da milizie social. Un ambientalista storico della città scrisse al sindaco De Pasquale per manifestare il suo stupore: un progetto simile non aveva avuto alcuna partecipazione popolare, e proprio da parte del Movimento che aveva fatto della democrazia dal basso una bandiera. Era il movimento dell’uno vale uno. In viale Colombo i cittadini valsero zero. Un’altra associazione concluse che quell’amministrazione aveva trasformato la «prepotenza verso l’ambiente e i cittadini» in un motivo di vanto. Né allora né dopo è arrivata una parola di scuse. Il tono, anzi, non cambiò mai. Nell’agosto 2021, quando un esponente dell’opposizione contestò il taglio di una ventina di pini nella pineta Paradiso, Raggi rispose che erano alberi secchi e liquidò la critica come «un po’ di polverone per andare sul giornale». Chi critica, nella logica di partito (non solo penta-stellata, va detto), cerca sempre visibilità e mai sarebbe mosso da sincero civismo
E chi nel 2019 si espose per difendere i pini è guardato ancora oggi con fastidio, come un conto rimasto aperto.
Eppure, della gestione del verde, a parole, parevano essere campioni. Durante le presentazioni pubbliche del nuovo piano operativo comunale, la giunta aveva dedicato un intero incontro ai corridoi verdi e alla lotta alle isole di calore. Parlavano bene!
Il 15 luglio 2019, un mese dopo i primi tagli, il Movimento 5 Stelle portava in Consiglio comunale la dichiarazione di emergenza climatica e l’impegno a piantare due alberi per ogni albero abbattuto. Nove giorni dopo, in viale Colombo, si mettevano a dimora palme in numero doppio rispetto ai pini abbattuti (doppio anche rispetto al numero previsto da progetto!). La matematica era salva; l’ecosistema un po’ meno. Il caso era arrivato fino in Parlamento, ma i lavori andarono avanti spediti. In ottobre Raggi annunciò il taglio di altri dieci pini, e a novembre le motoseghe ripartirono, nonostante le lettere aperte, gli esposti e la richiesta di un confronto pubblico. Le palme sono ancora lì, unico monumento di quella stagione: fanno poca ombra, ma molta memoria. Il comitato dei cittadini aveva perso, ma era riuscito per lo meno a salvare i due terzi dei pini condannati.
Il punto, però, non è la cattiveria personale o la sciatteria amministrativa. È qualcosa di più grave. Quella giunta non sapeva e, nella sua arroganza, non sapeva di non sapere. Scambiava l’impreparazione per decisionismo e il dissenso per ignoranza altrui. Nel dicembre 2020 la stessa giunta decise di sostituire altri cinquanta pini in città: questa volta dopo il parere di un’agronoma. Persino il giornale che diede la notizia notò la differenza nel modo di agire. Peccato che quel parere l’abbiano letto a metà. La relazione, pur fondata su una sola valutazione visiva, indicava come prima scelta l’impianto di pini, per conservare l’aspetto del paesaggio, e chiariva che il problema «non è legato alla specie», ma al sito: servivano aiuole di almeno 10 metri quadri. Il leccio compariva solo tra le alternative per i siti inadatti al pino. La giunta prese l’abbattimento e lasciò il resto: scelse i lecci, e in via Genova, dove allargare le aiuole avrebbe voluto dire togliere qualche posto auto, non è stato ripiantato nulla. Anche stavolta, tra i pini e le auto, vinsero le auto. In compenso, nell’aprile 2021, il Comune pensò all’elaborazione del lutto. Un bando da 10.500 euro per ricavare dai monconi sette sculture di legno, animali del cielo, della terra e del mare «in chiave ludico didattica, pensate per i bambini e destinate poi alla pineta accanto, su un basamento di calcestruzzo». Del resto, Raggi l’aveva detto: i pini devono stare in pineta. Bastava ridurli a monconi e scolpirli a forma di animaletto. Avevano dunque imparato il metodo (procurarsi almeno una perizia, non necessariamente seguirla), se non l’umiltà. Ma non lo dissero mai: nessuna ammissione, nessuna parola per chi glielo aveva spiegato un anno e mezzo prima. Correggersi (in parte) in silenzio fu il modo più comodo per non dover chiedere scusa. E chi governa una città senza sapere di non sapere, e poi tace quando lo scopre, non è innocente: è responsabile due volte.
Sia chiaro: chi governa oggi non ha restituito a Carrara ciò che ha perso. Anzi, anche con la giunta Arrighi i pini hanno continuato a cadere. Più di quarantacinque sono stati abbattuti sulla Salita di San Ceccardo, con un percorso problematico e lacunoso (oggetto di diversi esposti da parte del GrIG) e con un ripristino che gli ambientalisti attendono ancora. Sono in attesa di essere abbattuti i 10 pini sopravvissuti. Nel settembre 2024 sono stati abbattuti in viale Colombo sei pini che la perizia commissionata dall’Autorità Portuale non indicava tra quelli da eliminare. Nel 2025 l’assessora ai Lavori pubblici dichiarava di valutare altri tagli su richiesta di una categoria che non fu mai precisata. Meritano la stessa severità.
Ed è qui che il quadro si fa politicamente interessante. Sabato, accanto al Movimento 5 Stelle, siederanno Rigoletta Vincenti, la candidata sindaca che nel 2022 il Movimento presentò in continuità con la giunta De Pasquale; Daniela Marchini, che quella candidatura la sostenne a nome di Rifondazione Comunista e Alleanza Verdi e Sinistra, la cui componente ecologista sostenne invece la candidatura dell’attuale sindaca. Nel 2022 Vincenti metteva al centro del programma il rispetto dell’ambiente e rivendicava il lavoro della giunta uscente: «non partiamo da zero», disse. Era vero: si partiva dalle palmette di viale Colombo. Poco più di un anno fa il Movimento di Carrara diceva no all’alleanza regionale con PD e AVS; oggi porta AVS sul proprio palco, a pochi mesi dalle amministrative. Manca solo il Partito democratico, ma c’è tempo fino al 2027. Chi i pini li ha tagliati ieri e chi li taglia oggi potrebbero presto ritrovarsi dalla stessa parte, e a tenere insieme una coalizione più di convenienza che di progetto per la città, rischia di essere la motosega.
Nel campo largo, a quanto pare, c’è posto per tutti. Tranne che per i pini.
Intanto i protagonisti del 2019 hanno scoperto il valore del verde pubblico. Tra i relatori di sabato c’è Maurizio Bruschi, che di quella giunta era l’assessore all’Urbanistica; le conclusioni le trarrà Francesco De Pasquale, che ne era il sindaco. Lo hanno scoperto come Colombo scoprì l’America: arrivando per ultimi in un luogo abitato da tempo, convinti di esserci arrivati per primi. Quel continente lo abitavano i cittadini, le associazioni e i comitati che allora venivano trattati come un intralcio. Il viale, del resto, porta il nome giusto.
Benvenuti, verrebbe da dire. Cambiare idea è lecito, perfino lodevole. Ma una conversione senza confessione non è una conversione: è un riposizionamento. Paolo di Tarso, dopo Damasco, non smise mai di ricordare di essere stato un persecutore, ed era proprio quella memoria a rendere credibile la sua nuova fede. Qui invece nessuno è caduto da cavallo. Si è semplicemente cambiato cavallo e ci si riscopre green con le urne all’orizzonte.
Se invece la conversione è sincera, la prova sarà semplice. Sabato dicano pubblicamente che quei tagli furono un errore, nel merito e nei modi. Chiedano scusa ai cittadini che trattarono come intralci. E si impegnino nero su bianco a sostituire le palme di viale Colombo con pini, come gli ambientalisti chiedono dal 2019. A chi siederà al loro fianco in nome dell’ambiente chiediamo di pretenderlo, prima di stringere qualunque alleanza. Altrimenti sabato di ecologia si parlerà poco, e si darà inizio a una pessima campagna elettorale all’ombra delle meste palmuzze.
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MASSA – Una nota dai toni durissimi scuote la vigilia dell'iniziativa del sindaco Francesco Persiani. A firmarla è Stefano Benedetti, presidente dell'Associazione Massa Città Nuova, che solleva un caso politico e istituzionale destinato a far discutere."Cosa sta succedendo a Massa? La Diocesi ha deciso di assumere un ruolo attivo nella vita politica cittadina?", si chiede Benedetti, ripercorrendo le tappe che a suo giudizio alimentano il sospetto: "Prima l'annuncio del vescovo Mario Vaccari di voler scendere sul territorio per affrontare le problematiche della popolazione. Poi l'esecuzione, all'interno della chiesa di San Sebastiano, di Bella Ciao e di canti legati alla tradizione comunista. Adesso arriva l'iniziativa del sindaco Francesco Persiani, denominata 'Incontriamoci, parliamo di Massa', che prenderà il via proprio dalla sala parrocchiale della chiesa di San Giuseppe ai Ronchi."
"𝗧𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗲? 𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲"
Il presidente di Massa Città Nuova non si sbilancia sulla regia, ma lascia pesare i dubbi: "Tutte coincidenze? Forse. Ma qualche interrogativo è più che legittimo."
𝗟'𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗼 𝗮𝗹 𝘀𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗼: "𝗗𝗼𝘃𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶?"
Il cuore dell'affondo riguarda i tempi della "campagna di ascolto". "Dopo quasi nove anni di amministrazione, Persiani scopre improvvisamente la necessità di ascoltare i cittadini. Dove è stato fino a oggi? Perché non ha ascoltato prima le proteste, le manifestazioni, gli appelli delle associazioni, dei sindacati e delle forze sociali?", incalza Benedetti.
Secondo il presidente, "a circa un anno e mezzo dalla conclusione del mandato, questa improvvisa campagna di ascolto appare più come un'operazione di recupero del consenso elettorale che come una concreta volontà di risolvere i problemi della città."
Nel mirino anche la composizione della maggioranza: "È la dimostrazione del fallimento politico di un'amministrazione che si presenta come centrodestra, ma che al proprio interno ospita anche esponenti provenienti dalla sinistra e dal centrosinistra. Un'amministrazione che ha deluso persino una parte importante del proprio elettorato."
"𝗟𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗿𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗮𝗴𝗮𝗻𝗱𝗮"
Ma il passaggio che Benedetti definisce più grave riguarda la scelta del luogo. "Ciò che considero ancora più grave è la scelta di utilizzare una sala parrocchiale per un'iniziativa promossa dal sindaco. Le parrocchie appartengono alla comunità dei fedeli, indipendentemente dalle loro convinzioni politiche. Sono luoghi di fede, solidarietà e aggregazione, non strumenti di propaganda elettorale."
E aggiunge, parlando in prima persona: "Da cristiano cattolico considero questa scelta profondamente inopportuna, soprattutto alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali nazionali e amministrativi."
𝗜𝗹 𝗱𝗼𝗽𝗽𝗶𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼: 𝗮𝗹 𝘀𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗼 𝗲 𝗮𝗹 𝘃𝗲𝘀𝗰𝗼𝘃𝗼
Due le richieste esplicite. Al primo cittadino: "Chiedo pertanto al sindaco Persiani di annullare l'appuntamento nella sala parrocchiale di San Giuseppe e trasferirlo in una sede laica, pubblica e istituzionale."
Al vescovo Vaccari, invece, Benedetti rivolge "un appello altrettanto chiaro": "la Chiesa continui a occuparsi dei bisogni spirituali e sociali della comunità, ma mantenga una rigorosa autonomia dalla politica e dalle competizioni elettorali, evitando qualsiasi iniziativa che possa essere interpretata come sostegno a una parte politica."
La chiusura è un monito a entrambi: "La Chiesa deve essere la casa di tutti i fedeli, non il palcoscenico della politica. E il sindaco, dopo nove anni, non può pensare di recuperare con qualche incontro ciò che non è riuscito a realizzare durante il proprio mandato."
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«La presenza del sindaco di Carrara Serena Arrighi, insieme al vicesindaco Roberta Crudeli, alla manifestazione della Cgil in solidarietà con gli attivisti pro-pal coinvolti nel blocco ferroviario di Massa è una scelta politica grave e profondamente inopportuna. Lo avevo già denunciato lo scorso 24 gennaio, sottolineando l’incoerenza di chi a Carrara invoca sicurezza e legalità e poi scende in piazza a sostegno di persone indagate per aver violato quelle stesse regole.Arrighi sembra dimenticare che un sindaco non rappresenta soltanto il proprio partito, ma un’intera comunità e che la responsabilità istituzionale non viene meno quando si toglie la fascia tricolore per indossare una sciarpa rossa.
Nessuno ha mai negato il diritto costituzionale di manifestare. Ma protestare non significa poter fare ciò che si vuole. Occupare i binari e bloccare la circolazione ferroviaria sono condotte che possono configurare reati, indipendentemente dalle motivazioni politiche. Sarà la magistratura ad accertare le responsabilità individuali, ma nessuna causa, per quanto ritenuta giusta, può giustificare comportamenti illeciti.Trovo sconcertante che chi dovrebbe rappresentare tutti i cittadini scelga di schierarsi senza chiarire il confine tra solidarietà politica e condanna di eventuali comportamenti illeciti.
La legalità non è un principio a geometria variabile e la fascia tricolore non può essere messa da parte insieme alle responsabilità che comporta. Arrighi chiarisca se condanna senza ambiguità il blocco dei binari. Perché governare una città significa difendere le regole sempre, non soltanto quando conviene politicamente». Lo dichiara Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia eletta in Toscana.
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La Massese è un patrimonio sportivo e identitario della nostra città. Comprendiamo la preoccupazione dei tifosi e di tutti coloro che hanno a cuore i colori bianconeri e la condividiamo. Vogliamo che la squadra ritrovi stabilità, serenità e prospettive concrete. Ma occorre distinguere con chiarezza le responsabilità di una società sportiva privata da quelle di una pubblica amministrazione.In questi mesi non siamo rimasti a guardare. Abbiamo mantenuto il confronto con i rappresentanti della società, affrontato le questioni amministrative relative all'utilizzo dello stadio e portato avanti gli interventi necessari per migliorare le infrastrutture sportive.Continueremo a farlo nell'interesse della città, della squadra e dei suoi tifosi.Resta però una questione che l’Amministrazione comunale non può risolvere al posto della società: serve un interlocutore certo, formalmente legittimato e capace di assumersi precise responsabilità.Anche nell'ultimo incontro abbiamo chiesto di completare rapidamente gli adempimenti relativi agli assetti societari e di regolarizzare i rapporti amministrativi per l'utilizzo dello stadio. Su questo punto non faremo sconti a nessuno.L’Amministrazione comunale non può sostituirsi alla proprietà né intervenire nelle vicende interne di una società privata. Deve però garantire il rispetto delle regole, tutelare il patrimonio pubblico e verificare che gli impegni assunti nei confronti dell'Ente siano rispettati.Ai tifosi, che rappresentano la storia e la passione della Massese e che abbiamo ascoltato nell’ultimo Consiglio Comunale vogliamo dire che comprendiamo la loro amarezza e la richiesta di risposte. È legittimo pretendere chiarezza sul futuro di una squadra che appartiene alla storia della nostra città. La stessa chiarezza la chiediamo anche noi alla società.L’amministrazione comunale continuerà a fare la propria parte, nel rispetto delle competenze e delle regole dell'azione amministrativa. Ma la solidità e il futuro della Massese devono essere garantiti innanzitutto da chi ne detiene la proprietà e ne assume la gestione.La Massese merita un futuro all'altezza della sua storia. Quel futuro non può poggiare sull'incertezza: servono serietà, responsabilità e impegni verificabili.
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Ogni cosa ha un limite e a RetiAmbiente Carrara riteniamo che i confini della correttezza e del rispetto siano stati ampiamente superati. Si tratta di una deriva gestionale che abbiamo più volte denunciato ai vertici aziendali, ma che purtroppo non ha ancora trovato un freno. L’ultimo gravissimo episodio è emerso proprio ieri: diversi dipendenti hanno ricevuto un richiamo scritto in totale violazione dell'Articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970). L'azienda ha di fatto negato il diritto costituzionale alla difesa, irrogando una sanzione diretta senza la preventiva contestazione d'addebito e senza concedere i 5 giorni previsti per presentare le dovute giustificazioni. Un fatto inaccettabile, che calpesta le regole basilari del diritto del lavoro.A rendere la situazione ancora più paradossale è la firma sui provvedimenti. Le lettere, redatte su carta intestata, non recano la firma dell'Amministratore Unico Fabrizio Volpi, bensì quella di un dipendente inquadrato al 6° livello. Parliamo di una figura priva di qualsiasi potere legale di rappresentanza o formale delega disciplinare. Sostituendosi arbitrariamente alle funzioni dell'Amministratore, questo dipendente ha dimostrato non solo una totale ignoranza delle procedure di legge ma ha messo in atto, a nostro avviso, un vero e proprio metodo intimidatorio, volto a imporre un clima di pressione psicologica e sottomissione tra il personale. Alla luce di una progressione di carriera così rapida, che ha condotto il firmatario al 6° livello in tempi eccezionalmente brevi, sorge spontaneo domandarsi se tale avanzamento rispecchi l'effettivo possesso delle competenze e delle capacità tecniche necessarie per ricoprire tale ruolo.Ma il caos organizzativo di RetiAmbiente Carrara non si ferma qui. Le anomalie colpiscono anche il cuore operativo dell'azienda. La pianificazione del servizio giornaliero - un ruolo delicatissimo che richiede anni di esperienza sul campo e profonda conoscenza del personale - è stata affidata nei fatti a una persona con contratto di lavoro interinale. Una scelta scellerata che non solo svaluta le professionalità interne, ma affida la stabilità dei servizi a figure precarie, prive del background necessario.Il risultato di questa gestione approssimativa è sotto gli occhi di tutti: mezzi obsoleti e inadeguati per il territorio, carichi di lavoro distribuiti in modo iniquo e un elenco infinito di criticità legate alla sicurezza, che stanno costringendo il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) a un impegno fuori dal comune. A tutto ciò si aggiunge un clima interno ormai insostenibile: durante le assemblee sindacali, i lavoratori ci segnalano continuamente intollerabili comportamenti da "sceriffo" da parte di chi dovrebbe invece gestire il personale con estrema saggezza ed equilibrio.La misura è colma. Non tollereremo ulteriori atteggiamenti autoritari o scorciatoie illegittime sulla pelle dei lavoratori. Esigiamo l'immediato annullamento in autotutela dei richiami disciplinari nulli, formali scuse scritte ai lavoratori interessati e l'apertura di un tavolo di confronto urgente.
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La confusione tra il valore del ruolo di sindaco di un'intera città e quello di candidata sostenuta dal partito è, senza dubbio, il leit motiv dell'amministrazione di Serena Arrighi, ormai avviata nella campagna elettorale per continuare ad occupare la poltrona del primo cittadino per altri cinque anni e quindi, forse, proprio per questo, con ancor meno interesse a provare a ricordare di essere il sindaco di tutti i carrarini e non solo di quelli che l'hanno votata. In occasione della manifestazione indetta dalla Cgil per rivendicare il diritto di manifestare - che fa già ridere così, perchè, se davvero ci fossero limiti o censure al diritto di manifestare, non si potrebbero organizzare manifestazioni, mentre il centro sinistra, con il segretario della Cgil Maurizio Landini in testa, da quando c'è il governo Meloni ne ha organizzate migliaia, quasi al ritmo di una a settimana - il sindaco di Carrara si è presentato in prima fila, con la sciarpa rossa d'ordinanza, affiancata dal vicesindaco Roberta Crudeli, per ribadire l'ovvio e cioè che protestare non è un reato, riferendo la protesta contro...nessuno, dal momento che nessuno ha mai detto il contrario, ma, soprattutto, in difesa e a sostegno dei 36 propal che un anno fa a Massa, hanno invaso i binari della stazione e fermato i treni, violando l'articolo 340 del Codice Penale che esiste dall'identico Regio Decreto del 1930, passato poi nel corpo delle leggi della Repubblica Italiana. La presenza del sindaco di Carrara a sfilare accanto a organizzatori e manifestanti, per quanto non avesse la fascia tricolore e quindi - si spera- non fosse lì in maniera ufficiale, non può non suggerire che il sindaco di Carrara (anche senza fascia, il ruolo è quello) concordi sul concetto che il diritto di protestare includa anche il benestare a commettere reati. Scendere sui binari è vietato a chiunque, da sempre: ci sono cartelli in ogni stazione italiana. Fermare la circolazione dei treni, anche per pochi minuti, e anche senza gravi conseguenze ai fini degli eventuali ritardi e disservizi, è reato di interruzione di pubblico servizio e come tale è sempre perseguibile e punibile. Ma secondo la Cgil, il Pd, Avs, Rifondazione Comunista, Legambiente e le tremila associazioni di sinistra di Massa Carrara che sono accorse con il loro striscione a rivendicare il diritto che stavano esercitando, e, appunto Serena Arrighi, in fila tra i manifestanti, violare l'articolo 340, se si sta facendo una manifestazione di protesta, deve essere consentito. Per sillogismo, quindi, se ne deve dedurre che anche spaccare auto in sosta, incendiare cassonetti di proprietà dei comuni, spaccare le vetrine dei negozi, bloccare il traffico, prendere a sassate e a bombe carta le forze dell'ordine durante una manifestazione di protesta non debbano essere considerati reati. Al netto dell'ennesimo schieramento di parte, che risponderà alle personali convinzioni del sindaco di Carrara, ma non all'equidistanza che un sindaco dovrebbe tenere nei confronti di tutti i suoi concittadini, molti dei quali in completo disaccordo con gli obiettivi della manifestazione, il sostegno di una figura istituzionale dello stato a qualcuno che ha commesso reati, può avere derive anche pericolose. Potrebbe, per esempio, far credere di essere nel giusto alle infinite teste calde che non aspettano altro che manifestazioni per 'chisenefregacosa' per sfogare la violenza sempre meno repressa che li caratterizza; potrebbe far credere che l'odio verso una parte politica, sempre la stessa, quella contro cui fioccano le manifestazioni (perchè non c'è il diritto di protestare in Italia!), non solo sia il cemento con cui saldare i pezzi sghimbesci di ideologie contrastanti, ma che conferisca anche la patente di intoccabilità e la licenza a commettere tutti i reati possibili, perchè quelli che, con infinita e infondata arroganza, continuano ad auto definirsi 'dalla parte giusta della storia', non condanneranno chi li commeterà, anzi li applaudiranno come eroi di una resistenza senza oppressori e organizzeranno manifestazioni per loro, a cui anche i sindaci, cioè i rappresentanti dell'autorità dello Stato, del valore della Costituzione e delle leggi italiane parteciperanno.
Potrebbe anche, e, speriamo, finalmente, far cadere la maschera rappezzata e consunta di chi sostiene di essere democratico e in nome di un concetto di cui, evidentemente ha smarrito il significato, pretende di difendere chi compie reati, facendo pagare sempre e comunque il prezzo ai cittadini che si sforzano di rispettare le leggi, che cercano di continuare il loro lavoro onestamente e che credono che un sindaco, anche se è di un partito diverso da quello che hanno votato, si sforzi di tenere conto di tutti i suoi concittadini.
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La Segreteria di Forza Italia di Carrara lancia un forte atto d’accusa nei confronti dell’amministrazione del sindaco Serena Arrighi, per quella che considera una gestione inadeguata delle politiche di accoglienza, della sicurezza urbana e del degrado su tutto il territorio comunale. Ormai è palese una situazione che non può più essere liquidata come una semplice percezione di disagio: chiusura degli esercizi commerciali, immobili abbandonati, spazi pubblici trascurati, accumulo di rifiuti e fenomeni di microcriminalità alimentano un progressivo logorio della qualità della vita, soprattutto nel centro storico di Carrara e nella parte vecchia di Avenza. Particolare preoccupazione destano le aree degli ex mercati coperti, per le quali facciamo nostre le richieste dei concittadini per avviare interventi urgenti di recupero, controllo e restituzione alla collettività. Riteniamo che questa amministrazione non possa più ignorare il suo fallimento e debba assumersi precise responsabilità politiche. Negli ultimi anni è mancata una strategia concreta e lungimirante, mentre il tema dell’immigrazione è stato affrontato prevalentemente attraverso dichiarazioni di principio e un’impostazione assistenziale, senza un’adeguata valutazione delle effettive capacità di accoglienza e conseguenze sociali sul territorio. Forza Italia chiede al sindaco e alla giunta di abbandonare le logiche degli annunci e di passare finalmente ai fatti con maggiore presidio delle aree critiche, contrasto deciso all’illegalità, manutenzione degli spazi pubblici, recupero degli immobili dismessi e controlli sull’efficacia dei percorsi di accoglienza e integrazione. I cittadini hanno diritto ad avere quartieri sicuri, decorosi e vivibili, e l’amministrazione ha il dovere di garantirli, rendendo conto dei risultati ottenuti, delle risorse impiegate e delle misure concretamente adottate fino ad oggi.Inoltre ribadiamo che l’integrazione richiede impegno sia da parte delle istituzioni, capaci di garantire formazione, opportunità lavorative regolari e condizioni abitative dignitose; che dai cittadini stranieri disposti a conoscere la lingua italiana, rispettare le leggi, condividere i principi fondamentali della società italiana e contribuire alla comunitàaPer Forza Italia, la solidarietà non può diventare un alibi per l’assenza di regole, così come l’accoglienza non può prevalere su legalità e sicurezza. Carrara ha bisogno di un’amministrazione che affronti i problemi senza minimizzarli, che ascolti i residenti e che agisca con determinazione. Su questi temi non bastano più giustificazioni: servono scelte, tempi certi e risultati misurabili.
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- Rifondazione Comunista e Legambiente Carrara aderiscono allo sciopero indetto dalla Cgil il 14 ottobre


