Politica
Trasporto blocchi di marmo: serve certezza per chi muove la filiera
Barabotti (Lega): «Costi del gasolio e incertezza contrattuale frenano il rinnovo dei mezzi. A rischio la sicurezza e l'intera filiera lapidea. L'allarme lanciato da CNA Fita…

Caos Rette Nidi a Carrara, Lapucci lancia l'offensiva: «Bandi illegittimi e uffici allo sbaraglio. Il Regolamento comunale demolisce il "muro" dell'Amministrazione su ISEE e rimborsi arretrati»
CARRARA – "Si aggrava la posizione del Comune di Carrara nella gestione delle tariffe dei nidi d’infanzia" Lo dice l'ex consigliere comunale del comune di Carrara…

Il verde pubblico è un bene comune. Avs chiede trasparenza e che si applichi il regolamento adottato
Nei giorni scorsi ci sono arrivate diverse segnalazioni per il taglio di altri otto pini sulla salita S. Ceccardo e di un albero maestoso nel parco…

Massimiliano Bernardi: "Campo scuola verso la chiusura, ma lo sport diventa "a numero chiuso": le contraddizioni della Giunta Arrighi"
"Una decisione annunciata in Commissione Presidente Silvia Barghini del PD che lascia sul campo più perplessità che certezze. Nel corso del recente dibattito, l'Assessore allo Sport…

Carrara, sicurezza, Barabotti (Lega): "Arrighi chiede più Stato, poi la sua maggioranza boccia "Strade Sicure". Ai cittadini gli appelli non bastano"
"La sindaca Arrighi chiede più presenza dello Stato, ma quando in Consiglio comunale arriva una proposta concreta per richiedere i militari di "Strade Sicure",…

Futuro Nazionale Massa-Carrara: “Immigrazione, il centrodestra predica serietà ed efficienza, ma i fatti raccontano un’altra realtà”
Futuro Nazionale Massa-Carrara esce col seguente comunicato nel quale il movimento presenta la sua posizione sulla gestione dell’immigrazione, sugli sbarchi nel porto di Marina di Carrara e sul…

Carrara, il Centrodestra fa squadra e guarda al futuro: “Pronti a scrivere una nuova pagina per la città”
"Grande partecipazione al gazebo unitario del Centrodestra in Piazza 2 Giugno a Carrara, un’importante occasione di incontro e confronto con i cittadini, che hanno voluto fermarsi…

Oscuramento dei profili social e responsabilità dei genitori: le proposte di Cantalamessa
Quando la criminalità conquista i social, anche la risposta legislativa deve guardare lì. Nell'intervista a Format Lab Academy, il senatore leghista Gianluca Cantalamessa, componente della Commissione…

Fratelli d’Italia Massa-Carrara: proposta per l’istituzione del garante provinciale dei diritti delle persone con disabilità
Fratelli d’Italia scende in campo a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie, presentando…

Comunicato stampa. Trasporto dei blocchi di marmo, CNA Massa Carrara: «Un'eccellenza del territorio a rischio. Serve una prospettiva per il futuro»
Il trasporto di marmo in blocchi è un settore di nicchia, altamente specializzato, che rappresenta un'eccellenza del territorio apuano e un servizio essenziale per il funzionamento…

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Giuseppe Valditara è tornato a parlare del ruolo della scuola nella prevenzione della violenza di genere. Alla domanda se il governo stia facendo abbastanza per contrastare il fenomeno, il ministro ha risposto che il problema va affrontato in modo ampio, partendo dal ruolo e dalla valorizzazione della donna nella società, senza però ridurre la questione a un approccio ideologico.Valditara rivendica di guidare il primo governo ad aver introdotto come obbligatoria l'educazione al rispetto, alle relazioni corrette e all'empatia. Le nuove linee guida sull'educazione civica prevedono il contrasto a ogni forma di violenza di genere, un principio ribadito nei nuovi programmi scolastici sia del primo che del secondo ciclo, dalla materna alle superiori. Il ministro respinge le critiche dell'opposizione, secondo cui mancherebbe una vera educazione al rispetto: sostiene che le prove del contrario siano facilmente verificabili, dato che quasi tutti gli istituti, da Nord a Sud, hanno già inserito questi percorsi fin dal primo anno di applicazione.Interpellato sulla scarsità di ore curriculari dedicate al tema nelle scuole secondarie, il ministro ha parlato di un problema di comunicazione, precisando che non si tratta solo di 36 ore di educazione civica: i temi verranno affrontati in modo interdisciplinare, in tutte le materie. Ha inoltre chiarito che il consenso informato richiesto alle famiglie riguarda solo alcuni contenuti specifici dei nuovi programmi (educazione sessuale in senso biologico, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili), mentre l'educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere viene insegnata fin dalla materna senza necessità di tale consenso.
Tra le novità annunciate, Valditara ha citato l'incarico affidato per la prima volta all'istituto Indire — che comprende psicologi e pedagogisti — per formare i docenti sull'educazione al rispetto, alle relazioni corrette, all'empatia e al contrasto della violenza di genere. Si tratta di un progetto finanziato con 3,1 milioni di euro che ha già coinvolto 4.800 scuole. Il ministro ha inoltre ricordato un investimento complessivo di 18 milioni di euro sul tema, superiore a quello di altri paesi europei, ritenendo che non serva pensare a nuovi progetti ma sviluppare al meglio quanto già previsto.Sul piano culturale, il ministro ha detto di preferire il termine "maschilismo" a "patriarcato", definendo quest'ultimo un'espressione storica del predominio maschile ormai superata giuridicamente (abolito nel 1975 dall'ordinamento italiano), pur ammettendo che sul piano sociale e culturale l'idea di possesso legata al patriarcato persiste ancora ed è alla base delle violenze e dei femminicidi attuali. Ha definito "una sciocchezza" l'espressione "patriarcato mediterraneo" usata dal generale Vannacci, considerandola un'iniziativa politica della Lega priva di fondamento, sollevata solo ora per ragioni di polemica.
Infine, riguardo ai casi recenti in cui le vittime avevano già denunciato i propri compagni, il ministro ha invocato maggiore tempestività e rigore da parte delle istituzioni: secondo lui c'è spesso una sottovalutazione dei comportamenti pericolosi da parte degli organi preposti, e quando arriva una denuncia per stalking o violenza l'intervento dovrebbe essere rapido e drastico, applicando la legge con severità.
Fonte: La Stampa, intervista di Eleonora Camilli
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Massa Carrara, 21 agosto 2026 - "Questa mattina ho effettuato un sopralluogo al cantiere dell'Oratorio di Santa Croce a Pariana di Massa, dove procedono gli interventi di restauro e di miglioramento strutturale. Insieme alla soprintendente all'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Lucca e Massa Carrara Angela Acordon, al parroco don Primiero Scortini, al consigliere comunale di Massa di Fratelli d'Italia Marco Guidi e ad alcuni residenti, abbiamo osservato da vicino lo stato dei lavori. L'Oratorio, che risale al 1669 e che da tempo necessitava di un risanamento urgente interno ed esterno, ha ricevuto, in seguito a varie interlocuzioni che ho avuto con il Ministero della Cultura, un investimento di 715 mila euro. L'ingente stanziamento, presente nel PNRR, era previsto in un decreto del Mic specificatamente dedicato alla realizzazione di interventi di adeguamento sismico dei luoghi di culto, di torri e di campanili di chiese, pievi e oratori. Senza queste importanti risorse, L'Oratorio di Pariana, luogo simbolo delle nostre radici, della nostra identità e meta di pellegrinaggi secolari nel nostro territorio, sarebbe andato perduto. Questi interventi ne permetteranno infatti non solo un'ulteriore valorizzazione, ma soprattutto lo renderanno più sicuro ed accessibile alla comunità e ai fedeli. Un segnale di attenzione concreto da parte dell'esecutivo Meloni verso un bene all'alto valore artistico e spirituale, per troppo tempo dimenticato". Lo scrive, in una nota, il deputato apuano e capogruppo della commissione Cultura di Fratelli d'Italia Alessandro Amorese.
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MASSA – «Dopo oltre otto anni di amministrazione Persiani e dopo le continue richieste di chiarimento che abbiamo avanzato sulla gestione di EVAM, è arrivato il momento di avere risposte definitive». È quanto chiedono Partito Democratico, Gruppo Misto di Minoranza e Massa è un'Altra Cosa con una nuova interpellanza rivolta al sindaco sulla situazione economica e gestionale della partecipata comunale.Le opposizioni ripercorrono gli ultimi anni dell'azienda, evidenziando il progressivo peggioramento dei risultati economici, le difficoltà finanziarie, la necessità di nuovi investimenti e i rilievi degli organi di controllo, fino alla ricapitalizzazione da 750mila euro decisa nel 2025.Tra i passaggi sui quali viene chiesta particolare chiarezza c'è anche quella che le minoranze definiscono la vicenda della "finanza allegra" legata alle circa 550mila bottiglie, con la relativa operazione riguardante il gestore del magazzino. Sul punto viene chiesto di chiarire anche se EVAM disponesse allora, o disponga oggi, di una copertura assicurativa contro il rischio di furto.Nell'interpellanza viene inoltre richiamata la richiesta scritta del Cda di rettifica della relazione dei revisori, un elemento che, secondo le opposizioni, rende ancora più necessario ricostruire con precisione quanto accaduto. Il documento depositato chiede espressamente chiarimenti sulla transazione relativa alle bottiglie del 2022.Numerose le domande rivolte all'amministrazione. Le minoranze chiedono se EVAM sia ancora considerata un'azienda strategica per il Comune, se siano state regolarmente fornite nel corso degli anni le situazioni intermedie sull'andamento della società e quanto siano costate, dal 2019 al 2025, le iniziative pubblicitarie, le forniture d'acqua a fini promozionali e le trasferte degli esponenti del Cda.Si chiedono inoltre i dati sul fatturato realizzato da Fonteviva sui mercati esteri negli ultimi cinque anni, il costo annuo dell'attuale presidente e amministratore e chiarimenti sui suoi eventuali ulteriori rapporti professionali e commerciali.
Altro punto centrale riguarda l'aumento di capitale approvato lo scorso dicembre. I consiglieri chiedono a che punto sia il piano degli investimenti e, soprattutto, un quadro dettagliato di come EVAM abbia utilizzato le somme ricevute.
Le opposizioni chiedono infine perché, alla luce delle criticità evidenziate in occasione dell'approvazione del bilancio 2025, sindaco e assessore alle Finanze abbiano confermato l'attuale Cda e sollecitano una verifica sull'attività di controllo esercitata dal Comune sulla partecipata.
«Anche quanto emerso nel corso della Commissione Bilancio non ha consentito, a nostro avviso, di chiarire fino in fondo i numerosi dubbi che restano aperti sulla gestione della società. Sono interrogativi che non appartengono soltanto alle forze di opposizione, ma che riguardano direttamente la cittadinanza, considerato che parliamo di una società partecipata e di risorse pubbliche. Per questo riteniamo necessario ottenere risposte puntuali, documentate e verificabili».
«Non è la prima volta che chiediamo chiarezza su EVAM. Dopo oltre otto anni e continue nostre richieste, non sono più sufficienti rassicurazioni generiche: servono dati, atti e risposte precise.
Crediamo sia necessario ricostruire puntualmente quanto accaduto in questi anni, verificando le scelte e gli atti dei diversi Cda che si sono succeduti, per comprendere quando e dove siano nate le criticità, chi abbia realmente contribuito a crearle e chi, invece, abbia cercato di affrontarle, accertando le relative responsabilità politiche e amministrative.
EVAM è un patrimonio della città e i cittadini hanno il diritto di conoscere come sono state utilizzate le risorse pubbliche e, soprattutto, quale futuro si intenda dare alla società.
Auspichiamo inoltre che gli organi preposti, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, possano contribuire a fare piena chiarezza su quanto avvenuto, verificando gli atti e gli eventuali profili di responsabilità. Su una società partecipata pubblica è fondamentale che ogni aspetto venga ricostruito con trasparenza, nell'interesse dell'azienda, del Comune e soprattutto dei cittadini».
L'interpellanza porta le firme dei consiglieri Enzo Romolo Ricci, Daniele Tarantino, Giovanna Santi, Stefano Alberti, Gabriele Carioli, Dina Dell'Ertole e Ivo Zaccagna.
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«Esprimo il mio apprezzamento per l’iniziativa promossa dalla Questura di Massa Carrara che, anche durante l’estate, ha incontrato centinaia di bambini nei campus del territorio per avvicinarli ai valori della legalità e della sicurezza”. Lo dichiara Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia eletta in Toscana.«Attraverso dimostrazioni, laboratori e momenti di confronto - prosegue - la Polizia di Stato ha saputo parlare ai più piccoli con un linguaggio semplice e diretto, spiegando l’importanza delle regole, il funzionamento dei numeri di emergenza e il ruolo delle forze dell’ordine. È un esempio concreto di polizia di prossimità e un investimento nella formazione di cittadini consapevoli. Un plauso particolare va al questore di Massa Carrara, dottoressa Bianca Venezia, per l’attenzione dedicata a queste iniziative e, attraverso di lei, alle donne e agli uomini della Polizia di Stato impegnati negli incontri da Massa alla Lunigiana. Creare fin dall’infanzia un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni significa contribuire a costruire comunità più sicure e coese. Accolgo infine con favore - conclude Campione - la volontà della Questura di proseguire nei prossimi mesi questo percorso nelle scuole e nei centri di aggregazione. La cultura della legalità si costruisce prima di tutto attraverso l’educazione e la presenza dello Stato sul territorio».
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Dopo settimane segnate da nuovi casi di cronaca legati alla violenza sulle donne, arriva una proposta concreta dal mondo politico: il Dipartimento Nazionale Pari Opportunità della Lega, guidato dall'On. Souad Sbai, ha presentato l'iniziativa denominata "Ponte Sicuro 72 ore", pensata per intervenire nella fase più critica per la sicurezza di una vittima: quella immediatamente successiva alla denuncia.
𝐂𝐨𝐬'è "𝐏𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 𝟕𝟐 𝐨𝐫𝐞"
Si tratta di una misura di protezione immediata, attivata entro un massimo di 72 ore dalla denuncia, dalla segnalazione o dall'accesso al Pronto Soccorso per un episodio di violenza. L'obiettivo dichiarato dal Dipartimento è mettere fine agli slogan e offrire alle donne una rete che intervenga subito, nel momento più a rischio per la loro vita e la loro sicurezza.
Un chiarimento essenziale riguarda il significato del termine "72 ore": non indica la durata della permanenza in una struttura di accoglienza, ma il tempo massimo entro cui l'intero percorso di protezione deve essere attivato. È dunque un vincolo sui tempi di attivazione dell'intero sistema di tutela, dalla segnalazione alla presa in carico, e non sulla durata dell'assistenza fornita alla vittima.
𝐋𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢
Un elemento centrale della proposta, che va sottolineato con chiarezza, è che la protezione non riguarda solo la donna che denuncia, ma si estende esplicitamente anche ai minori coinvolti. Nelle ore immediatamente successive a una denuncia, infatti, il pericolo non minaccia soltanto la vittima adulta: quando in famiglia sono presenti figli minorenni, anch'essi risultano esposti al rischio di ritorsioni o di ulteriore violenza da parte dell'aggressore. La rete di intervento prevista da "Ponte Sicuro 72 ore" è quindi pensata per scattare a tutela della sicurezza sia della donna sia dei minori, ampliando la portata della misura da una protezione individuale a una protezione dell'intero nucleo familiare esposto al rischio.
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚
La misura è stata elaborata in seno al Dipartimento con la collaborazione di un comitato scientifico ad hoc, formato da professionisti del settore, incaricato di definirne gli aspetti tecnici e operativi. Il Dipartimento sottolinea come l'obiettivo sia quello di offrire uno strumento concreto, capace di intervenire proprio nel momento in cui il rischio per l'incolumità della donna e dei minori è statisticamente più elevato: le ore e i giorni immediatamente successivi alla denuncia.
𝐋𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐨𝐮𝐚𝐝 𝐒𝐛𝐚𝐢
A definire lo spirito dell'iniziativa è la stessa On. Souad Sbai, che descrive "Ponte Sicuro 72 ore" come un modello operativo, replicabile, con tempi definiti, responsabilità chiare e un percorso tracciabile passo dopo passo, che il Dipartimento intende portare avanti con l'obiettivo di mettere al centro la persona e non la burocrazia. Sbai rivendica inoltre il valore del sistema italiano nel suo complesso, definendolo un modello ormai preso a riferimento anche fuori dai confini nazionali, e ribadisce l'impegno del Dipartimento a proseguire su questa linea con strumenti sempre più operativi e risposte immediate per chi chiede aiuto.
𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞
La presentazione della proposta si inserisce in un clima di forte attenzione pubblica sul tema della violenza di genere, alimentato dai recenti episodi di femminicidio che hanno riacceso il dibattito politico sull'efficacia degli strumenti di prevenzione oggi disponibili. In queste settimane diverse forze politiche si confrontano sulla necessità di rafforzare le misure esistenti o di introdurne di nuove, e "Ponte Sicuro 72 ore" si colloca proprio all'interno di questo dibattito.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞𝐫à 𝐨𝐫𝐚
Ad oggi si tratta di un annuncio politico del Dipartimento Nazionale Pari Opportunità della Lega, non ancora di un provvedimento formalmente depositato in Parlamento. Restano da definire gli aspetti attuativi: quali soggetti istituzionali saranno coinvolti, quali risorse verranno stanziate, e come si coordineranno forze dell'ordine, strutture sanitarie e servizi sociali nell'attuazione pratica della misura. Nei prossimi mesi si capirà se e in che forma la proposta troverà spazio nell'agenda parlamentare.
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Veronica Sansuini è pedagogista familiare in formazione e da anni si occupa di diritti dei minori e tutela della famiglia. È membro del Gruppo scientifico Nazionale Pari Opportunità della Lega ed è stata Commissaria Pari Opportunità della Regione Marche. Ha un percorso di formazione in diritto minorile e di famiglia, è intervenuta come relatrice in convegni sui diritti umani a Montecitorio e a Milano, ed è presidente dell'associazione "Scarpette Bianche", impegnata contro gli affidi illeciti. Collabora da tempo con avvocati e associazioni in tutta Italia per la tutela dei minori e della famiglia.
È proprio da questo impegno quotidiano accanto ai minori più fragili che nasce la riflessione che segue, a partire da una vicenda che l'ha profondamente colpita: quella di una sposa bambina che ha appena partorito. Una bambina dovrebbe essere a scuola. Dovrebbe giocare, studiare, crescere. Non dovrebbe affrontare una gravidanza e un parto che mettono a rischio la sua stessa vita.
Il matrimonio infantile è la negazione di questo diritto. È una violenza che priva le bambine dell'infanzia, della salute e del futuro. Per troppo tempo abbiamo pensato che fosse un problema che riguardasse solo altri Paesi, lontani da noi. Oggi sappiamo che non è così: dobbiamo vigilare anche in Italia.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲
Nel nostro ordinamento sposarsi prima della maggiore età è vietato: può derogare solo il Tribunale dei Minorenni, e solo in presenza di gravi motivi. Il Codice Penale, con l'articolo dedicato alla costrizione o induzione al matrimonio, prevede pene più severe quando la vittima è minorenne, e ancora più severe quando è molto giovane. A questo si affiancano gli impegni internazionali assunti dall'Italia con la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e con la Convenzione di Istanbul, che chiedono allo Stato di prevenire e punire questi fenomeni, non solo di condannarli a parole.
𝗜 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗻𝗼
I dati Istat raccontano un'Italia in cui l'età media al primo matrimonio si è alzata sensibilmente, eppure ogni anno si registrano ancora casi di spose minorenni, quasi sempre autorizzati con deroga per motivi legati alla gravidanza. Parallelamente, la dispersione scolastica resta un campanello d'allarme, e colpisce in modo particolare le ragazze straniere di seconda generazione: la scuola è spesso il primo luogo in cui un segnale di disagio o di rischio può essere intercettato, prima che sia troppo tardi. Il Ministero dell'Interno segnala inoltre l'arrivo continuo di minori straniere non accompagnate, per le quali l'integrazione e la protezione passano proprio dai servizi sociali e dalla scuola.
Il vero rischio, va detto con chiarezza, non è il matrimonio celebrato in un Comune italiano, che è vietato e sanzionato. Il rischio è ciò che sfugge ai controlli: unioni contratte all'estero e poi presentate in anagrafe, fidanzamenti ufficiali precoci, ragazze che spariscono progressivamente dai banchi di scuola senza che nessuno se ne accorga in tempo.
𝗟𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲
Non serve demonizzare nessuno. Serve far rispettare la legge e rafforzare la prevenzione. Consolati e anagrafi devono verificare con rigore le unioni di minori contratte all'estero, evitando ogni riconoscimento automatico. La scuola va rafforzata come presidio di tutela, intensificando i controlli sull'obbligo scolastico e sulla dispersione, perché una bambina a scuola è una bambina protetta e osservata. Chi lavora ogni giorno con i minori — medici, insegnanti, assistenti sociali — deve avere protocolli chiari di segnalazione, secondo la prassi di riferimento più aggiornata sulla prevenzione della violenza di genere. E quando una ragazza trova il coraggio di denunciare violenze o pressioni familiari, lo Stato deve essere pronto a proteggerla subito, senza lasciarla sola.
La tutela delle bambine non è negoziabile. Una bambina deve avere un banco, non una fede. Deve avere un futuro, non un marito.
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Marina di Pietrasanta, 20 agosto 2026 — A un mese esatto dal raduno di Pontida, il palco del Caffè della Versiliana è diventato la sede di un nuovo affondo interno alla Lega. Protagonisti dell'incontro "Dalla Lombardia all'Italia: idee per il buon governo", andato in scena giovedì sera nell'ambito del 47° Festival La Versiliana, sono stati Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e segretario del Carroccio lombardo, e Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. L'appuntamento era nato anche come anteprima del nuovo libro di Romeo, ma si è trasformato nell'ennesimo capitolo dello scontro sottotraccia con la segreteria nazionale guidata da Matteo Salvini.
𝗟'𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗶𝗻𝗶
Arrivando sul palco, Romeo non ha usato mezzi termini: la fotografia scattata da lui e da Fontana sullo stato di salute del partito sarebbe già stata "presa atto" dallo stesso Salvini, e prima di Pontida, ha detto, serve "l'occasione per trovare una soluzione insieme". Su questo primo, essenziale passaggio tutti i resoconti della giornata convergono senza sbavature: è la dichiarazione che ha fatto da apertura e da titolo alla cronaca dell'incontro, il punto fermo attorno a cui ruota l'intera vicenda.
È nel racconto più disteso della serata, quello arrivato in tarda serata con l'aggiornamento più ricco di dettagli, che il quadro si allarga. Fontana avrebbe collegato il malessere della base a dati concreti: sondaggi definiti "impietosi" e crescenti difficoltà nel fare nuove tessere. Romeo avrebbe poi usato un'immagine efficace per spiegare l'iniziativa dei governatori "ribelli": quella di un amico che sta per sbattere la testa contro un muro, a cui è doveroso dirlo prima che accada. Alla domanda su cosa succederebbe se il partito continuasse comunque su quella strada, sarebbe stato lo stesso Fontana a rispondere con una battuta amara: almeno la coscienza resterebbe pulita. Romeo avrebbe spinto lo sguardo fino alle urne, indicando le prossime elezioni come banco di prova del malcontento: un responso troppo severo degli elettori rischierebbe di far scomparire la Lega non per le divisioni interne, ma per la semplice erosione dei consensi.
𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮: 𝘂𝗻𝗮 𝗟𝗲𝗴𝗮 𝗮 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮, 𝗮𝗻𝘇𝗶 𝗳𝗲𝗱𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲
Un secondo filone, presente fin dai titoli più stringati della giornata, riguarda il merito della proposta politica di Romeo: valorizzare "la squadra" nella guida del movimento, invece di puntare tutto su un solo leader. Il ragionamento di fondo sarebbe che, nel confronto diretto tra leader del centrodestra, la Lega rischi di uscirne perdente — con la sola eccezione di Roberto Vannacci, capace secondo Romeo di intercettare consensi anche fuori dal proprio bacino.
Il racconto più ampio della serata aggiunge la parte più concreta di questa proposta: coinvolgere Luca Zaia e i governatori più popolari tra gli elettori, dentro un disegno che prevederebbe una trasformazione strutturale del partito. Romeo avrebbe infatti prospettato una vera e propria confederazione interna, articolata in una Lega Nord, una Lega Centro e una Lega Sud, con i territori come protagonisti — coerentemente con l'idea di portare il federalismo prima di tutto dentro il proprio partito. Una proposta rivolta direttamente a Salvini, con l'invito a rifletterci durante le vacanze e a dare una risposta.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼
Un dettaglio che compare solo nella cronaca più estesa della giornata, e che manca del tutto nei lanci più brevi, riguarda la tensione vissuta dal vivo durante l'incontro: tre militanti leghisti seduti tra il pubblico avrebbero fischiato i due "ribelli" ed esibito cartelli "pro Salvini", intonando il coro "C'è solo un capitano". Romeo avrebbe replicato a stretto giro, ribaltando l'accusa di voler dividere il partito e sostenendo che, semmai, negli ultimi due anni lui e gli altri governatori avrebbero lavorato per spegnere i "focolai" di tensione già esistenti — nel timore non tanto di una scissione formale, quanto di un progressivo abbandono da parte dei militanti.
Questo episodio è probabilmente il punto di maggior scarto tra le fonti disponibili: le cronache più stringate, concentrate sulla dichiarazione ad effetto rilasciata all'arrivo, si fermano prima che la tensione in sala prendesse forma, oppure scelgono semplicemente di non raccontarla. Solo il resoconto più ampio della giornata restituisce la scena nella sua interezza, comprese le battute finali di Romeo in risposta ai contestatori.
𝗨𝗻 𝗮𝗻𝘁𝗲𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗮𝘀𝘂𝗮𝗹𝗲
L'incontro alla Versiliana non nasce dal nulla. Pochi giorni prima, Romeo aveva già acceso i riflettori su di sé con l'uscita del suo nuovo libro, presentato come un'agenda di rinnovamento fondata su libertà, autonomia, federalismo, comunità e buona amministrazione. In quell'occasione erano filtrati anche passaggi più duri, con un richiamo esplicito al vecchio "celodurismo" di matrice bossiana e la denuncia di una Lega che si sarebbe progressivamente "imborghesita". La presentazione alla Versiliana era stata annunciata proprio come un'anteprima di quel libro, prima di un tour più ampio: un dettaglio che spiega perché il palco toscano sia diventato la sede naturale per formalizzare, davanti a un pubblico ampio, un pressing che covava da tempo.
𝗨𝗻 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲, 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗮 𝗽𝗶ù 𝘃𝗲𝗹𝗼𝗰𝗶𝘁à
Mettendo a confronto le diverse cronache della giornata, la sostanza dei fatti risulta condivisa e mai in contraddizione: Romeo e Fontana hanno usato il palco della Versiliana per rilanciare la richiesta di rinnovamento della Lega, mettendo pressione su Salvini a un mese da Pontida. Le differenze stanno soprattutto nel livello di dettaglio e nella scelta di cosa mettere in primo piano. I resoconti più rapidi, pubblicati in tempo quasi reale, si concentrano sulla dichiarazione più diretta e "notiziabile" — l'avvertimento sulla necessità di una soluzione prima di Pontida — restituendo l'essenziale della cronaca dell'arrivo dei due leghisti all'evento, senza scendere troppo nei dettagli di scena. Il racconto pubblicato più tardi in serata, invece, offre una ricostruzione decisamente più ampia e articolata: include la scena della contestazione in sala, le metafore usate da Romeo e Fontana e i dettagli della proposta di riorganizzazione federale della Lega, componendo un quadro più completo dello scontro interno al partito. Un terzo racconto, più sintetico ma comunque autonomo, conferma dal titolo lo stesso filo conduttore — la proposta della "squadra" come alternativa alla leadership solitaria — confermando che nessuna fonte si discosta dalla linea di fondo, ma che la profondità del racconto varia sensibilmente a seconda dei tempi di pubblicazione.
Resta ora da vedere come reagirà Salvini, atteso a una risposta prima del raduno di Pontida, in programma tra circa un mese.
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Ronchi, ramo abbandonato da una settimana sulla strada: «Questa non è sicurezza» dice Balloni di FdI
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MASSA – A segnalare la situazione è Ilaria Balloni, responsabile dello Sportello del Cittadino, dopo aver raccolto la segnalazione di alcuni residenti di Ronchi, preoccupati per la presenza, ormai da circa una settimana, di un grosso ramo sulla carreggiata all'incrocio tra via Ronchi e via dei Mignani.Si tratta di un punto viario già delicato e la presenza del ramo rappresenta, secondo i residenti, un ulteriore elemento di pericolo per chi percorre la strada.Nel frattempo qualcuno è intervenuto delimitando la zona con del nastro rosso e bianco. Un intervento che, però, appare più come una soluzione provvisoria che come una vera messa in sicurezza: il ramo è ancora lì e non è stato rimosso.«Capisco che nell'immediato sia necessario segnalare un ostacolo e mettere in sicurezza l'area – sottolinea Ilaria Balloni – ma dopo una settimana non è più sufficiente lasciare il ramo sulla strada e circondarlo con del nastro. La situazione va risolta».La domanda posta dai residenti è molto semplice: quanto bisognerà ancora aspettare per la rimozione?Se il terreno o la vegetazione fossero di proprietà privata, il Comune dovrebbe verificare la situazione e attivarsi affinché il proprietario provveda quanto prima alla messa in sicurezza e alla rimozione del ramo. Qualora invece la competenza fosse comunale, ci si aspetta un intervento diretto dell'amministrazione.«Non stiamo chiedendo nulla di straordinario – prosegue Balloni – ma semplicemente che venga eliminata una situazione che può creare pericolo. Se il problema riguarda un privato, il Comune lo individui e gli chieda di intervenire; se invece è di competenza comunale, intervenga direttamente. Non possiamo aspettare che accada qualcosa di serio prima di rimuovere un ostacolo che è lì da giorni».Lo Sportello del Cittadino continuerà a seguire la segnalazione e a sollecitare una risposta da parte dell'amministrazione.
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Con la ripartenza del campionato di Serie B della Carrarese torna anche il tema della gestione della viabilità e della sosta nella zona dello stadio di via Piave, dove risiedono numerose famiglie e sono presenti diverse attività commerciali e lavorative.In occasione della partita Carrarese-Mantova, in programma sabato, è previsto il divieto di sosta con rimozione forzata già dalle 10 del mattino, ben nove ore prima dell’inizio della partita.«Comprendiamo la necessità di garantire sicurezza e ordine pubblico – dichiara Massimiliano Manuel, consigliere comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia – ma credo sia necessario trovare un punto di equilibrio e soprattutto evitare di creare disagi ai residenti e alle attività della zona con un anticipo che appare francamente eccessivo».«Non mettiamo in discussione le esigenze di sicurezza – prosegue Manuel – ma ci chiediamo se sia davvero necessario imporre il divieto di sosta nove ore prima dell’inizio della partita. È difficile immaginare che i tifosi ospiti arrivino nei pressi dello stadio con un anticipo di nove ore».Manuel sottolinea inoltre un aspetto particolare: molti dei residenti e degli esercenti che subiscono questi disagi sono a loro volta tifosi della Carrarese.«È un paradosso – aggiunge Manuel – che molti cittadini che vivono o lavorano nella zona dello stadio, e che sono loro stessi tifosi della Carrarese, debbano subire il disagio proprio nel giorno della partita che vorrebbero vivere da protagonisti. In pratica lo subiscono due volte: come residenti o lavoratori e come tifosi. Non mi sembra un modo corretto di coinvolgere chi vive quotidianamente quella parte della città».Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, è necessario aprire un confronto per individuare soluzioni più equilibrate.«Fratelli d’Italia si fa portavoce delle esigenze di residenti ed esercenti e chiede all’Amministrazione comunale di valutare una diversa articolazione degli orari dei divieti, limitandoli al periodo realmente necessario. Se alcune attività dovessero essere obbligate a tenere chiuso per ragioni di sicurezza, sarebbe inoltre opportuno valutare una forma di compensazione».«Con la ripartenza della Serie B – conclude Manuel – questo tema non può più essere rimandato. Sicurezza sì, ma senza dimenticare chi vive e lavora nella zona dello stadio. Nove ore prima della partita sono troppe: serve più buon senso e una soluzione che permetta di conciliare le esigenze della sicurezza con quelle dei residenti, delle attività economiche e degli stessi tifosi della Carrarese».
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Il dibattito sulla sicurezza in Europa si arricchisce di un nuovo tassello grazie all'analisi dell'onorevole Souad Sbai, giornalista, ex parlamentare ed esperta di islamismo politico, in un intervento pubblicato su Il Tempo e ripreso da Dire News Oggi.
𝐔𝐧 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐞
Secondo Sbai, gli studi più autorevoli sull'islamismo politico — da Bassam Tibi a Gilles Kepel, passando per Olivier Roy, Lorenzo Vidino, Fernando Reinares e Ahmad Mansour — convergono su un punto: la minaccia jihadista non si combatte più soltanto sul piano militare o dell'intelligence, ma richiede di affrontare l'intero sistema politico, sociale e digitale che la alimenta. La domanda che pone l'onorevole è diretta: l'Europa è davvero attrezzata per questa sfida allargata?
𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐭𝐚
Uno dei punti centrali dell'analisi riguarda l'errore strategico di aver trattato per anni immigrazione, sicurezza e radicalizzazione come questioni separate. Richiamando le tesi di Ahmad Mansour, Sbai osserva che ridurre l'integrazione a una somma di lavoro, lingua e accesso ai servizi, senza includere il senso di appartenenza civica e l'adesione ai valori democratici, produce un vuoto che può essere colmato da identità alternative e non di rado ostili al sistema democratico stesso.
Per l'onorevole, una democrazia non va intesa come semplice confine geografico, ma come un patto di regole — libertà individuale, uguaglianza davanti alla legge, pluralismo, libertà religiosa, rifiuto della violenza politica — che "non ammettono negoziati". Quando questi principi vengono messi in discussione in nome dell'appartenenza comunitaria, avverte, l'integrazione rischia di trasformarsi in separazione.
𝐃𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐠𝐮𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞
Sbai insiste su un punto delicato ma centrale: analizzare con chiarezza le differenze tra Islam, islamismo politico dei Fratelli Musulmani e jihadismo non significa colpire una fede religiosa, bensì fare luce sulle reti transnazionali di finanziamento, organizzazione e propaganda che sostengono queste ideologie. È un distinguo che, secondo l'onorevole, l'Europa ha spesso evitato per timore di alimentare accuse di discriminazione, finendo però per indebolire la propria capacità di lettura del fenomeno.
𝐔𝐧𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞
Perso il controllo diretto di un territorio, l'estremismo islamico — sostiene Sbai — continua a esercitare influenza attraverso l'attivismo online, le reti transnazionali e la pressione esercitata su specifiche comunità, promuovendo modelli identitari alternativi a quelli delle società occidentali. Paesi come Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito rappresenterebbero, secondo questa lettura, varianti dello stesso problema: società formalmente multiculturali ma segnate da fratture identitarie e dalla difficoltà di costruire un'idea condivisa di cittadinanza.
𝐈𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚
La conclusione dell'onorevole Sbai è netta: la sfida non si misura contando i terroristi individuati dalle forze dell'ordine, ma valutando la capacità di uno Stato di costruire appartenenza, far rispettare le proprie regole e difendere senza cedimenti il proprio ordine democratico. La radicalizzazione, scrive, è quasi sempre "l'ultimo anello di una catena": la partita decisiva si gioca molto prima, nella scuola, nelle periferie, nelle carceri e negli ambienti digitali.
Trattare il fenomeno come una semplice emergenza di ordine pubblico, secondo Sbai, significa condannarsi a rincorrere il problema anziché prevenirlo — intervenendo solo quando la radicalizzazione è già avvenuta e risulta molto più difficile da arginare.
Fonte: Souad Sbai, "L'Europa e la capacità di affrontare la minaccia jihadista", Il Tempo, ripreso da Dire News Oggi.
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