Politica
Nido Estivo 2026: accolte a Massa tutte le domande presentate dalle famiglie
L'Amministrazione comunale ha deciso di garantire l'accoglimento di tutte le domande di iscrizione al Nido Estivo 2026.Alla scadenza del bando sono pervenute infatti 90…

Consiglio regionale toscano: la terza sezione del Tar ribalta il risultato elettorale, fuori Guidi entra Bulleri
Una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, pubblicata oggi 18 giugno e con effetto immediato, riscrive la composizione del consiglio regionale toscano all'interno di Fratelli…

Due auto parcheggiate male e Carrara va nel caos: traffico bloccato fino al viale, odissea per una donna malata di diabete che si recava a Monterosso per le cure
Una vera e propria odissea è quella vissuta, nella mattinata di giovedì 18 giugno, da una ex caposala del Monoblocco, diabetica, per raggiungere la diabetogia al…

"Palazzo Rosso sarà un motore della rinascita di Carrara": il sindaco Serena Arrighi replica alle critiche del consigliere Mirabella
«Palazzo Rosso sarà uno dei motori della rinascita del centro storico. Come abbiamo già avuto modo di spiegare in passato, palazzo Rosso non tornerà semplicemente a…

Aumento biglietto Tpl, Stella e Ferri (FI): "Convocazione d'urgenza Giani, assessore Boni e vertici AT in 2° e 4° Commissione"
Firenze, 18 giugno - "Chiediamo la convocazione d'urgenza del governatore Giani, dell'assessore regionale ai Trasporti, Boni e dei vertici di Autolinee Toscane nelle prossime sedute…

Ordinanze della Corte di Cassazione sulle rette RSA. CNA Pensionati Massa Carrara: “Una tutela importante per le famiglie dei malati di Alzheimer. Ora servono informazioni chiar
CNA Pensionati Massa Carrara richiama l’attenzione delle famiglie e delle istituzioni locali sulle recenti ordinanze della Corte di Cassazione in materia di rette RSA per pazienti affetti da Alzheimer…

AFAM: Conferenze nazionali chiedono il ritiro dello schema di revisione del DPR 132/2003
Le Conferenze Nazionali dei Direttori e dei Presidenti delle Accademie di Belle Arti, dei Conservatori di Musica, degli ISIA e la Conferenza Nazionale delle Consulte degli Studenti AFAM…

Tpl, Stella e Ferri: "Raccolta firme e gazebo Forza Italia contro aumento biglietti bus. Mozioni in tutti i Consigli comunali
"Forza Italia Toscana ha deciso di avviare gazebo in tutta la regione per raccogliere le firme dei cittadini contro l'aumento di biglietti e abbonamenti del…

Caso Palazzo Rosso: il valzer delle varianti e i dubbi sul rispetto delle procedure ministeriali: la critica del consigliere Mirabella
L'annuncio unilaterale del sindaco Arrighi su Palazzo Rosso appare difficilmente conciliabile con le procedure che regolano i finanziamenti pubblici ed evidenzia una preoccupante approssimazione amministrativa.

Avanti – Più Europa Carrara: "Su Villa Ceci serve aprire una discussione pubblica seria"
Carrara - Avanti - Più Europa interviene nel dibattito sulla destinazione dell'area di Villa Ceci, chiedendo un confronto approfondito, trasparente e partecipato che coinvolga tutte le forze…

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È partito ieri, presso la sede di Confartigianato Imprese Massa Carrara Lunigiana, il corso di aggiornamento quinquennale obbligatorio per estetiste, che vede la partecipazione di 21 operatrici provenienti da tutta la provincia. Un momento fondamentale di formazione e crescita professionale che, tuttavia, si inserisce in un contesto sempre più critico, segnato da un abusivismo diffuso che continua a mettere in difficoltà le imprese regolari. Secondo i dati richiamati da Confartigianato, nei servizi alla persona il tasso di abusivismo raggiunge il 27,6%: in pratica, quasi un operatore su tre lavora fuori dalle regole. “Siamo di fronte a una vera emergenza – dichiara Gabriele Mascardi, direttore di Confartigianato Imprese Massa Carrara Lunigiana – da una parte ci sono professioniste che investono in formazione, rispettano le norme, sostengono costi e garantiscono sicurezza e qualità; dall’altra proliferano attività abusive senza controlli e senza tutele per i clienti. Così si mettono fuori mercato le imprese oneste e si premia chi lavora nell’illegalità.” Confartigianato ricorda il proprio impegno sul tema, a partire dalla campagna “Nelle mani giuste”, promossa per sensibilizzare cittadini e istituzioni sui rischi dell’abusivismo nel settore del benessere, un’azione che continua ancora oggi attraverso attività di informazione e denuncia. “A livello centrale non si è fatto abbastanza – prosegue Mascardi – non si è intervenuti sulle cause strutturali, come l’eccessivo carico fiscale e burocratico, né si è rafforzata davvero l’attività di vigilanza. Chi deve controllare si trova spesso di fronte a limiti giuridici enormi: dall’impossibilità di accedere ad abitazioni private adibite a luogo di lavoro fino ai vincoli nell’acquisizione delle prove. In queste condizioni il contrasto diventa estremamente difficile.”. Dal corso arriva anche la voce diretta delle partecipanti. “Investiamo continuamente in formazione e lavoriamo nel rispetto delle regole – racconta una delle estetiste – ma poi ci troviamo a competere con chi opera da casa senza alcun vincolo e con prezzi impossibili per un’impresa regolare.” “Il cliente spesso guarda solo al prezzo – aggiunge un’altra corsista – senza rendersi conto dei rischi.”
Proprio sui rischi sanitari si è soffermato il dott. Vasco Merciadri, medico e docente del corso: “Dietro un’attività improvvisata possono nascondersi pericoli concreti per la salute: scarsa igiene, utilizzo di prodotti non sicuri e trattamenti eseguiti senza adeguata preparazione. L’assenza di formazione e il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie possono esporre i clienti a infezioni, reazioni allergiche anche importanti e complicanze gravi.”“Le 21 estetiste che hanno iniziato il percorso – conclude Mascardi- rappresentano, per Confartigianato, il volto sano del comparto: professioniste che scelgono qualità, legalità e competenza. Sono loro l’esempio giusto ma non possiamo lasciarle sole. La misura è colma: servono controlli veri, continui e mirati, serve alleggerire il peso su chi lavora onestamente e servono strumenti normativi efficaci per colpire chi opera abusivamente. La bellezza deve essere sinonimo di sicurezza e professionalità, non di improvvisazione e lavoro nero. Entro la fine del corso convocheremo un tavolo con gli enti di controllo, a partire dall’Ispettorato del Lavoro, per un confronto operativo e concreto contro l’abusivismo.”
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Il responso delle urne è arrivato chiaro. Il No al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura ha prevalso con circa il 54 per cento dei voti, su un'affluenza che ha superato il 58% degli aventi diritto. Una partecipazione significativa, che conferisce al risultato un peso politico difficile da ridimensionare. La riforma bocciata prevedeva tre interventi strutturali sull'ordinamento giudiziario: la separazione definitiva tra le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per i magistrati. Misure che il centrodestra sosteneva da anni come necessarie per garantire l'imparzialità del sistema giudiziario e che erano state inserite nel programma elettorale della coalizione oggi al governo.
Il voto, tuttavia, ha raccontato qualcosa di più complesso di una semplice dialettica destra-sinistra. Il No ha vinto in tredici regioni su venti, prevalendo anche in territori tradizionalmente non ostili al centrodestra. L'analisi del voto rivela che una quota significativa di elettori che normalmente non si recano alle urne ha scelto di farlo questa volta, orientandosi in prevalenza per il No. Un dato che suggerisce come il referendum abbia intercettato una sfiducia più diffusa, che va oltre il merito specifico della riforma.
Sul piano strettamente giuridico, il dibattito era tutt'altro che univoco. I sostenitori della riforma avevano argomenti solidi: la promiscuità tra le funzioni requirenti e giudicanti è una anomalia italiana rispetto alla maggior parte degli ordinamenti europei, e il rischio di un condizionamento — anche solo culturale — tra chi accusa e chi giudica è una questione che la dottrina giuridica discute da decenni. I contrari, invece, sostenevano che la riforma avrebbe indebolito l'indipendenza della magistratura nel suo complesso, favorendo un sistema in cui il pubblico ministero, separato dai giudici, sarebbe diventato più permeabile alle pressioni del potere esecutivo.
Entrambe le posizioni avevano una loro coerenza. Il voto ha scelto una direzione, ma non ha risolto il problema di fondo.
Il governo Meloni incassa la prima sconfitta in un referendum costituzionale dall'inizio della legislatura. Una sconfitta che ha un peso simbolico rilevante, anche se non determina conseguenze dirette sulla tenuta dell'esecutivo. Meloni ha commentato con sobrietà, riconoscendo il responso popolare e confermando la volontà di proseguire il mandato. L'opposizione, guidata da Schlein e Conte, ha esultato parlando di svolta e di nuova energia politica in vista delle elezioni del 2027.
Quel che resta, al netto delle celebrazioni e delle recriminazioni, è un sistema giudiziario italiano che continua ad avere nodi irrisolti: lentezza dei processi, disparità nell'applicazione delle garanzie, un rapporto ancora fragile tra cittadini e istituzioni giudiziarie. Il referendum ha chiuso una partita, ma non ha aperto soluzioni.
Chi ha vinto ha ora la responsabilità di dimostrare che il No non era solo un voto contro qualcosa, ma l'inizio di una proposta alternativa credibile. La democrazia referendaria funziona quando chi partecipa è consapevole non solo di ciò che rifiuta, ma anche di ciò che intende costruire.
Il Paese ha parlato. Ora tocca alla politica ascoltare — e rispondere.
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Si sono concluse attorno alle 16,20 di oggi, lunedì 23 marzo, le operazioni di prima accoglienza dei 116 migranti arrivati al porto di Marina di Carrara a bordo della nave Ocean Viking di Sos Mediterranée.L'imbarcazione è approdata alla banchina Fiorillo dello scalo apuano alle 7 di questa mattina e da lì tutti i 116 migranti una volta scesi a terra sono stati accompagnati al vicino complesso fieristico di Imm-CarraraFiere per le operazioni di prima accoglienza.Lo sbarco nel porto di Marina di Carrara si è concluso attorno alle 13. Dopo le visite mediche e il riconoscimento tutti i migranti hanno ricevuto un pasto e poi hanno cominciato a partire con pullman e pullmini verso i diversi centri di accoglienza individuati in varie parti del territorio nazionale dalla Prefettura di Massa-Carrara.«Come sempre il nostro ringraziamento va a tutte le donne e gli uomini che hanno fatto sì che anche questo sbarco si sia svolto nel migliore dei modi – dice il sindaco di Carrara Serena Arrighi -. Tutto ciò è stato possibile grazie a un grande lavoro di squadra che ha coinvolto la protezione civile, i servizi sociali, la polizia locale e tutto il Comune di Carrara senza poi dimenticare la questura, i carabinieri, la capitaneria di porto e tutte le forze dell'ordine e poi ancora l'Asl, l'Autorità di sistema portuale, Imm-CarraraFiere, le associazioni di protezione civile, i mediatori culturali e tante altre persone che si sono impegnate per preparare i pasti, allestire la fiera, prestare le prime cure e l'assistenza a chi è arrivato da noi in cerca di un futuro migliore. Con le 116 persone arrivate oggi sale a 2.385 il numero di coloro che in questi anni sono sbarcati nel nostro porto. Si tratta 2.385 tra bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini spesso con storie terribili alle proprie spalle che il governo ha deciso di sottoporre a sofferenze aggiuntive costringendoli a viaggiare fino alle nostre coste per poi farli ripartire via terra per destinazioni anche molto lontane».
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"Sembrava l’inizio di una nuova stagione per il decoro urbano, ma a un anno dal rifacimento dei marciapiedi lungo il Viale XX Settembre la situazione è degenerata in un caos che penalizza i più deboli" parte così la segnalazione di Lorenzo Lapucci ex consigliere comunale di Carrara che aggiunge: "Quello che doveva essere uno spazio rigenerato si è trasformato in un percorso a ostacoli insormontabile per passeggini e carrozzine. Il tratto in questione è quello compreso tra Via Stabbio e Via Piave, un totale di circa un chilometro e mezzo nel quale la sosta selvaggia delle auto sui marciapiedi ostacola il normale passeggio pedonale. Il problema principale nasce da una dimenticanza che sa di beffa: nonostante i lavori siano terminati da mesi, in gran parte del tratto manca ancora la segnaletica orizzontale. Senza le strisce degli stalli di sosta a delimitare il campo, regna la legge della giungla. Le auto vengono parcheggiate ovunque: in doppia fila, con le ruote sopra le aiuole e, immancabilmente, a cavallo dei passaggi pedonali. In una città che aspira all'adozione del PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche), bisogna capire che una macchina in sosta vietata non è solo un’infrazione, è una barriera fisica. La richiesta è chiara: ripristinare immediatamente la segnaletica per togliere alibi agli incivili e garantire controlli e sanzioni costanti. Perché senza legalità, anche il marciapiede più bello del mondo resta un’opera a metà".
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Partono i sopralluoghi di Anas per la Variante Aurelia ma non tutti i proprietari dei lotti che verranno espropriati sono stati avvisati: la segnalazione del Comitato per il No alla variante: "In questi giorni, i tecnici della ditta Politecnica Ingegneria ed Architettura Soc. Coop di Firenze per conto di ANAS, stanno svolgendo i sopralluoghi di verifica dello stato dei luoghi propedeutica alla stesura del progetto definitivo per la Variante Aurelia 1° Lotto e relativi espropri. L'azienda ha inviato ad ogni residente un avviso per appuntamento tramite raccomandata postale, ma in realtà la lettera è arrivato solo a poche persone. Le altre raccomandate sono tutte tornate al mittente con motivazione irreperibile/sconosciuto, rendendo di fatto impossibile ai proprietari assistere alle operazione e ai tecnici (in molti casi) di accedere nelle proprietà. Questo è lesivo dei diritti dei proprietari e comporta la non corretta valutazione dell'impatto dell'opera sulle proprietà: ad esempio sugli accessi, il conteggio degli olivi e piante, oppure sull'età degli alberi etc. Abbiamo segnalato la presenza di alcuni ulivi centenari, che risultano protetti dalla normativa vigente. Per questo è importante che il proprietario sia presente e controlli la stesura del verbale alla fine delle operazioni del sopralluogo. Riteniamo così utile avvisare tutti i proprietari che non hanno ricevuto la comunicazione di contattare Politecnica al numero 055-56401 e chiedere al responsabile geometra Croce un nuovo appuntamento anche telefonico.Cogliamo l'occasione per confermare i disagi per le piogge degli ultimi giorni: confrontandoci con il responsabile di Politecnica è emerso come il rischio idraulico della zona sia un argomento spinoso a causa della legge regionale: di fronte a tali presupposti è auspicabile l'intervento delle autorità competenti al fine di tutelare i cittadini residenti".
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"In questo periodo stanno aumentando in modo esponenziale le lamentele e anche i ricorsi rivolti al Giudice di Pace da parte di condomini che vengono vessati dall’Asmiu, costretti a pagare importi molto alti per il ritiro di rifiuti non differenziati, lasciati abbandonati dagli operatori ecologici all’interno o accanto ai condomini anche per più di un mese".La segnalazione è firmata da Stefano Benedetti presidente di Massa Città Nuova che ha rivolto un appello al sindaco di Massa Francesco Persiani e all'amministratore delegato di Asmiu Sabina Boghetti. Secondo Benedetti: "All’interno di un condominio c’è sempre qualche indisciplinato che non rispetta l’iter per la raccolta differenziata e abbandona nell’isola ecologica sacchetti misti, che al momento della raccolta vengono individuati e lasciati sul posto dagli operatori ecologici. La prima questione che balza agli occhi, è la scarsa condizione igienica sanitaria prodotta proprio dall’abbandono dei rifiuti e ciò sarebbe materia di ASL, in quanto si potrebbe profilare il rischio di malattie da contagio e in tal caso la responsabilità dovrebbe essere addebitata proprio all’ Azienda Pubblica , tenendo conto che si tratta di una azienda speciale e che il Sindaco di Massa, non è cosa di poco conto, è il primo responsabile della salute pubblica.Già questa è una anomalia che dovrebbe essere superata. Poi, aggiungo che se l’isola ecologica si trova sulla pubblica strada oppure su suolo privato ma all’esterno del palazzo,può essere utilizzata,purtroppo, abusivamente da tutti e proprio per questo motivo, in considerazione del fatto che le sanzioni amministrative dovrebbero essere notificate individualmente, non è accettabile che l’ Azienda faccia pagare il rifiuto non differenziato a tutti i condomini incolpevoli. Tra l’altro, è in questo modo è in atto una palese disparità di trattamento, perché lo stesso discorso non vale per le isole ecologiche presenti sul territorio, come quella che insiste sotto il palazzo del Comune di Massa,infatti giornalmente i rifiuti vengono abbandonati fuori dai contenitori e non differenziati, ma nessuno è chiamato a pagare, nonostante la presenza in zona di numerose videocamere. Ma non solo. Gli operatori Asmiu raccolgono il tutto all’interno dei cassoni dei mezzi e successivamente scaricano nel comparto Rur del Cermec che a sua volta trita i rifiuti senza differenziarli e li invia all’inceneritore con un conseguente sostanzioso aumento dei costi di smaltimento. Questa è la reale situazione che evidenzia un particolare accanimento nei conforti dei cittadini e soprattutto ci fa pensare come per l’ Asmiu i condomini della città siano diventati una fonte di reddito che, ovviamente, penalizza prima di tutto coloro che rispettano le regole e differenziano regolarmente i rifiuti,Per questo, invito il sindaco a intervenire per cambiare il metodo di lavoro e nel contempo gli amministratori dei condomini a installare videocamere, necessarie per individuare gli incivili che abbandonano i rifiuti non differenziati".
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Lunedì 23 marzo alle 7 attraccherà alla banchina Fiorillo del porto di Marina di Carrara la nave Ocean Viking. La nave della ong Sos Mediterranée sta facendo rotta in queste ore verso lo scalo apuano con a bordo 116 migranti soccorsi nelle acque del Mediterraneo Meridionale. Quello di lunedì 23 marzo sarà il primo sbarco del 2026 al porto di Marina di Carrara, complessivamente il conto degli attracchi di navi ong nello scalo apuano sale a 21 a partire dal 30 gennaio 2023. Da allora con quelli di giovedì saranno arrivati complessivamente a Marina di Carrara 2.385 migranti. Il picco di arrivi nel porto apuano si è registrato nel 2023 con 9 attracchi e 1.101 persone sbarcate, nel 2024 gli attracchi furono invece 5 con 708 migranti. Nel 2025 il numero di navi giunte fino a Marina di Carrara è cresciuto, sei, mentre è calato quello delle persone sbarcate, 460.
Per la Ocean Viking giovedì sarà la settima volta a Marina di Carrara. La nave di Sos Mediterranée era stata la prima in assoluto ad attraccare sotto le Apuane il 30 gennaio 2023 con 95 persone a bordo e poi aveva fatto ritorno nello scalo carrarese altre cinque volte, l'ultima il 16 giugno2025 con a bordo 70 migranti.Come già in passato, anche questo lunedì le operazioni di accoglienza seguiranno una routine ormai ben consolidata. Tutte le operazioni saranno coordinate dalla Prefettura di Massa-Carrara, i migranti una volta sbarcati saranno accompagnati al padiglione C di Imm-CarraraFiere per il primo soccorso e le operazioni di riconoscimento quindi partiranno per strutture di accoglienza in tutto il territorio nazionale.
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La situazione della popolazione iraniana, in particolare delle donne è tornata al centro del dibattito del consiglio comunale di Carrara nella seduta del 17 marzo. Nell’occasione sono state presentate ben tre mozioni al riguardo, due dalla maggioranza e una dall’opposizione. Un vivace scambio di vedute ha sollevato la presentazione della mozione della consigliera dell’opposizione Maria Mattei che da anni porta avanti una battaglia in favore delle donne iraniane che hanno fondato il movimento “Donna Vita Libertà” contro le feroci repressioni della repubblica islamica e a seguito dell’uccisione della giovane curdo-iraniana Masha Amini, massacrata dalla polizia morale del regime islamico perché non portava il velo nel modo corretto. Maria Mattei ha, infatti, ricordato che il consiglio comunale carrarese aveva già approvato all’unanimità la sua proposta di intitolare un parco a Masha Amini e al movimento ‘Donna Vita Libertà’ e che gli ostacoli burocratici di una vecchia legge che impone dieci anni di tempo dalla morte per effettuare un’intitolazione, hanno di fatto impedito la realizzazione del progetto. Mattei ha anche fatto il punto sulla situazione attuale dell’Iran ricordando che una recente risoluzione del Parlamento Europeo ha vietato l’accesso ai rappresentanti della repubblica islamica dell ‘Iran per la repressione attuata e la mancanza di libertà imposta al loro popolo e che i titolari di passaporto iraniano se identificati come agenti del regime possono vedersi rifiutare l’ingresso nei paesi dell’unione Europea. In aggiunta, Mattei ha ricordato che il Parlamento Europeo ha chiesto più volte di inserire i Guardiani della Rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche ed ha chiesto anche il ripristino dell’accesso a internet e il rispetto dei diritti civili, tracciando un quadro molto sconfortante di un paese sottoposto a un rigido controllo e a una durissima repressione protetta dalla estesa limitazione dei mezzi di comunicazione con l’estero. Le richieste avanzate dalla Mattei si sono fondate sia sulla gravità contingente della situazione del popolo iraniano, sia su un’effettiva accelerazione del percorso per l’intitolazione del parco. La consigliera ha chiesto che il consiglio si attivi per intensificare le pressioni sul governo italiano affinchè lavori attivamente al rilascio degli ostaggi, ricordando che tra essi vi è il premio Nobel Narges Mohammadi e per il ripristino della comunicazione digitale.
Contro le parole della consigliera Mattei si è levato Hicham Koudsi che ha voluto difendere quelli che lui considera i valori della sua fede: “La parola ‘islamica’ è molto strumentalizzata – ha detto Koudsi – La guerra che c’è ora in Iran è fatta dagli Stati uniti e Israele per interessi economici e per prendere il petrolio. Non è una cosa religiosa, né è per difendere le donne iraniane. Non strumentalizzate l’Islam perchè siamo in due miliardi di musulmani e siamo in crescita, perché la nostra religione ha principi giusti e ci fa vivere legati a Dio. Dio non ci ha creati per distruggere gli altri. Noi diamo valore alla vita umana”. Il consigliere ha ammesso che la ribellione del popolo iraniano contro il regime attualmente al potere è giusta ed ha voluto ribadire che “Non c’è costrizione nell’Islam”, ripetendo, in un secondo intervento, la solita dichiarazione di moltissimi musulmani: le donne dell’Islam sono libere e sono loro che scelgono di mettersi velo o burka per seguire i dettami della loro religione, nessuno le costringe. Ha anche lamentato il fatto che i fotografi cerchino apposta solo le donne coperte col burqa per fotografarle e far credere che siano tutte così. In realtà anche le donne che mettono il velo sono ugualmente ‘costrette’, quantomeno dalla loro religione, a dover costantemente mortificare la loro bellezza e la loro salute per riservare le loro grazie solo ed esclusivamente a un marito, il più delle volte scelto e imposto dai famigliari maschi e tutto questo ha, comunque, molto poco a che vedere con i concetti di libertà e di rispetto delle donne. Maria Mattei è quindi intervenuta in risposta alle dichiarazioni di Koudsi ed ha chiarito:“La religione deve restare un fatto personale e intimo. Se la religione diventa stato, la libertà è in pericolo. E questo è ciò che è successo in Iran. Le religioni devono restare fuori dal dibattito politico. Ho visto immagini di donne musulmane coperte interamente dal burka, stare sedute a terra ai margini di un banchetto di uomini che si proclamano islamici e ricevere da loro pezzi di pane lanciati come si fa con i cani e questo per me è ributtante”.
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"La narrazione ufficiale fatta di post sui social, con l'ingegnere del comune col caschetto giallo ad illustrare il cantiere e le rassicurazioni politiche non reggono più davanti alla realtà: sul cantiere della scuola Taliercio, finanziata dal PNRR, emerge un quadro allarmante" a parlare è il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: "Il sito, secondo segnalazioni di cittadini, appare privo di operai, mezzi e attrezzature, con il cancello spalancato e senza segni di lavoro in corso. La situazione lascerebbe presupporre che, di fatto, il cantiere sia fermo o con un’attività minima o nulla della ditta incaricata e questo non è un dettaglio da poco. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del sindaco Serena Arrighi e dell’assessore Moreno Lorenzini, appare chiaro che la situazione è preoccupante: il nuovo edificio è ancora incompleto, mentre il tempo del PNRR scorre inesorabile.
I dati ufficiali del bilancio comunale mostrano che l’intervento per la costruzione della nuova scuola secondaria “Taliercio” ha un valore complessivo di oltre 9,5 milioni di euro, interamente finanziati dal PNRR e già impegnati nelle opere progettuali. Tuttavia, al momento risultano impegnati e pagati solo poco più di 4,2 milioni di euro, con avanzamento dei lavori ben al di sotto delle previsioni. All'inizio dei lavori, per far fronte all’emergenza strutturale, il sindaco Arrighi aveva deciso di trasferire gli studenti nell’ex Campo dei Pini, installando moduli temporanei (container) a noleggio. Una operazione che ha già comportato un esborso di quasi due milioni di euro, a fronte dell’esclusione e mancata utilizzazione della ex scuola media “Da Vinci” di Avenza, disponibile da anni e mai sfruttata.
Secondo quanto emerge da documenti e comunicazioni interne, la scelta è stata guidata da indicazioni della ASL, che segnalava la necessità di mantenere disponibilità dell’immobile Da Vinci per l'apertura di un imminente cantiere finanziato con l'ex art 20 per realizzare la scuola infermieri. Quel finanziamento da 5,5 milioni di euro, però, non risulterebbe, allo stato degli atti pubblicamente disponibili, ancora formalmente disponibile o certificato. In questo contesto, non è dato sapere se siano stati effettuati ulteriori approfondimenti o verifiche preventive prima di procedere allo spostamento degli studenti e al ricorso ai moduli temporanei.
Ciò detto: dal primo aprile, cosa accadrà? Allo stato attuale dei lavori, è ragionevole ritenere che al 1° aprile 2026 la scuola Taliercio non risulti ancora completata, e i container non saranno smantellati e rimarranno in uso, con costi di noleggio e gestione che continueranno a gravare sulle casse comunali. E i cittadini rischiano di trovarsi a coprire i costi extra generati dai ritardi, e la spesa pubblica aggiuntiva sarà reale. Cosa prevede, infatti, il PNRR e la normativa europea? Le regole del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, così come quelle dell’Unione Europea sul Next Generation EU, sono molto chiare sui tempi di realizzazione delle opere. Se un progetto non viene completato entro le scadenze prefissate, il rischio è concreto: revoca totale o parziale dei fondi europei destinati all’opera; restituzione di somme già erogate; obbligo per l’ente locale di coprire con risorse proprie eventuali porzioni di progetto non finanziabili più dal PNRR. In sostanza, se entro il 31 marzo una parte significativa dell’opera non sarà ultimata, l’Italia rischia di dover restituire a Bruxelles parte dei fondi già stanziati, facendo così gravare il conto sui bilanci comunali e quindi sui cittadini.
In presenza di ritardi significativi o di criticità nella gestione delle risorse, potrebbero intervenire anche organi di controllo come la Corte dei Conti, che ha già richiamato l’attenzione, in casi analoghi, sugli effetti che i ritardi nei progetti PNRR possono avere sui bilanci degli enti locali. In tali circostanze, potrebbero essere avviate verifiche per accertare eventuali responsabilità amministrative, qualora emergessero irregolarità o inefficienze nella gestione degli interventi. I fatti non lascerebbero dubbi: improbabile che la scuola Taliercio sia pronta entro il 31 marzo scadenza PNRR; i costi per moduli temporanei cresceranno ancora; la mancata verifica su finanziamenti prospettati ha prodotto costi rilevanti che meritano chiarimenti; il comune potrebbe dover integrare con risorse proprie somme importanti se i fondi PNRR venissero revocati o ridotti, oppure chiedere un finanziamento statale (come per la scuola Buonarroti, ma per il quale, da dicembre, data della richiesta, non si è visto pubblicato il decreto del governo) infine la Corte dei Conti potrebbe avviare verifiche per eventuale danno erariale.
I cittadini hanno il diritto di sapere cosa accadrà a partire dal 1° aprile 2026 e quali saranno le conseguenze finanziarie per l’amministrazione e per le famiglie. È urgente avere trasparenza, responsabilità e chiarezza sulle reali scadenze e sui costi definitivi. La politica della Arrighi e della sua maggioranza non può più nascondersi dietro annunci ottimistici e rassicurazioni: le dichiarazioni rese finora appaiono in contrasto con la situazione attuale. È arrivato il momento di prendere responsabilità concrete per una gestione che evidenzia limiti evidenti di programmazione e controllo, e di agire subito per rimediare, prima che tutti i progetti diventino “cattedrali nel deserto”, costi enormi e ingenti risorse pubbliche impegnate senza risultati concreti ad oggi riscontrabili. Il tempo delle promesse è finito: serve trasparenza, controllo rigoroso e interventi immediati perché i cittadini sappiano come sono impiegati i loro soldi e possano finalmente vedere opere completate, non cantieri abbandonati".
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